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Autunno Caldo #Edizione45

autunno

 

di Roberto Ciccarelli

Autunno caldo, anno 45: calcolandolo dal 1969 quando fu lanciato in prima serata. La serie andrà in onda nei tg serali e nei tagli medio-alti dei quotidiani tra circa 3 settimane. Dal lancio stampa dell’edizione 2014: “La novità dell’edizione 45 sarà lo sciopero alla rovescia”, dedicato a precari, disoccupati e neet: “oltre alla passeggiata di rito si prevedono lavori socialmente utili per tutti”: “chiameremo a fare opere socialmente utili tutti quelli che sono interessati al lavoro: disoccupati, cassaintegrati, ragazzi senza una prospettiva” (Landini)

 

 

 

 

Altre disquisizioni su Padroni e Formiche

mulas

 

di Giovanna Mulas

Diciamo che non c’e’ niente di meglio, per il padrone, di una generazione incolta e individualista; dara’ vita ad intere generazioni di incolti individualisti. 
Ingrassera’ con una patata anche se gli spetta, di diritto, il pranzo completo. Migliaia di formiche in ordinata fila tra un formicaio non scelto da loro e montagne di vomito emesso da terzi, storicamente: colorati insetti gonfi di briciole vomitate da televisione e giornali del sistema con le quali si esprimono, avvalorano pseudo concetti dal vuoto a perdere. Quando e se le formiche escono dalla fila vengono violentate, schiacciate: eppure viene fatto, si dice, per il bene loro e delle altre formiche. Non c’e’ niente di meglio, per il padrone, di un popolo borioso, plagiato, formattato inconsapevole: persuaso di sapere sputera’ su i germogli delle nuove idee, accettera’ di buon grado il controllo di ogni sua azione. Vorra’ vegetare e morire nello stesso luogo in cui e’ nato; non gl’importera’ di conoscere il mare, mai lo sfiorera’ la supposizione di poterlo attraversare, anche se vive in un’isola. Si accontentera’ di spezzare la schiena per una moneta, e di crepare sui campi aridi: servira’ e ringraziera’ quel padrone che lo abbonisce presente (soffiandosi il naso) al suo funerale da mulo da soma. Si commuovera’, il popolo, per la preghiera di quel prete che, col padrone, siede a pranzo e a cena. In effetti, il nostro buon prete interpreta letteralmente il vento descritto da Cristo: “Soffia ove gli pare e nessuno puo’ dire da dove venga e dove vada” (Giovanni 3,8). Nulla e’ meglio, per il padrone, di un popolo ignorante: chi si rendera’ conto della profonda ignoranza del padrone? Fantoccio mosso da alti padroni. Concordo con Shakespeare: siamo fatti di sogno, immaginazione: occhi e orecchi sono canali di trasmissione, adeguati oppure no, delle impressioni sensoriali. Solo nel cervello il mare e’ blu, l’arancia profuma. E’ la qualita’ dell’immaginazione che puo’ rendere la merda centro dei sogni piu’ romantici. Forse il dolore nella sua sottigliezza, in quella sua lama che squarcia e divide, e’ l’unica verita’; epifania in grado di strappare il velo dagli occhi dell’uomo. Il resto e’ vanita’, inganni dell’occhio, della mente. Per il popolo ignorante e’ vitale l’apparenza: la lavanda che nasconde il marcio e le pulci, il brillio, la superficialita’, la preghiera dimostrata: il manifestare di avere, il resto non conta. 
Continuino a glorificare, certi fantocci, l’ignoranza del popolo.

Fonte: giovannamulasufficiale.blogspot.it

Giovanna Mulas è una scrittrice sarda. Ha pubblicato oltre una ventina di opere tra le quali le sillogi poetiche “Come le foglie”, “Canticum Praesagum” e “Dei Versi”, il romanzo “La stanza degli specchi” e la raccolta di racconti “Il rumore degli alberi”. La sua attività letteraria ha un forte consenso da parte della critica che si è sostanziato anche in numerosi riconoscimenti di livello internazionale. Ha avuto due “nomination” per il Nobel per la Letteratura. Giovanna è una donna schiva e non pare minimamente interessata al circo mediatico e al suo frastuono che tutto fagocita e tutto appiattisce. E’ nata a Nuoro e vive in Ogliastra. Questa è la sua storia.

Gli USA e il whabbismo islamico.

sauditi

di Joseph Halevi

 Spesso certe scelte creano della concatenazioni impreviste, ciò che in inglese si chiama unintended consequences. Un buon esempio è Hamas a Gaza. Israele appoggiò fortemente il radicamento di Hamas a Gaza perchè la politica israeliana era tutta diretta a combattere i terroristi, così li chiamavano, dell’OLP – Organizzazione per la Liberazione della Palestina, diretta da Arafat. Senza assolutamente pretendere di dare una risposta esaustiva, credo che, nel caso degli USA, si possano elencare una serie di scelte politiche che hanno portato Washington a coltivare volente o nolente forze islamiste anti laiche. A mio avviso il fatto più importante – e forse anche il primo sul piano cronologico è – è l’incontro tra il Presidente Roosevelt ed il Re Saudita Ibn Saud a Port Said mentre Roosevelt rientrava negli USA dopo la conferenza di Yalta (con Stalin e Churchill) nel 1945, poco prima che Il Presidente morisse. L’incontro con Saud non comportò alcun documento scritto, alcun trattato, esistono solo delle note a mo’ di verbali, Tuttavia l’incontro Roosevelt Ibn Saud viene considerato tanto importante quanto un trattato di alleanza. Nell’incontro venne stipulato che gli USA avrebbero appoggiato la monarchia saudita senza condizioni, a oltranza, in cambio delllo sfruttamento dei giacimenti di petrolio esclusivamente da parte di società petrolifere USA. Questo patto implicò (a) l’espulsione della Gran Bretagna dall’Arabia Saudita (notare che la monarchia saudita era una creazione inglese in quanto il regno fu formato da Londra nel 1932), (b) la concessione dello sfruttamento dei giacimenti solo e soltanto a società USA – a tal proposito fu formata la società petrolifera ARAMCO (Arab American Company) che fino alle naziionalizzazioni del 1974-5 possedeva l’economia del Regno Saudita – comportò il passaggio delle finanze saudite dalla sterlina al dollaro via i petrodollari appunto. Il patto Roosevelt-Ibn Saud implicò immediatemente che (c) il governo USA si incaricava di proteggere al massimo il patto interno su cui si reggeva e si regge la monarchia saudita e della famiglia di Ibn Saud in particolare. Il patto interno che ha permesso il varo nel 1932 da parte degli inglesi dell’ Arabia Saudita è la promozione del wahabbismo come regime politico religiso e culturale del paese. Le basi ideologiche e religiose di Al Qaeda (che significa non a caso elenco/banca dati, perché?) e del “califfato” sono di matrice wahabbita. Così anche le procedure punitive. Infatti amputazioni di mani, lapidazioni e decapitazioni avvengono in Arabia Saudita regolarmente, per via “giudiziaria” . Nessun governo euro-occidentale e tanto meno quello USA ne parla a meno che non siano coinvolte persone occidentali (donne occidentali e/domestiche di diplomatici occidentali). La monarchia saudita si è anche incaricata di sostenere l’espansione del whabbismo e suoi derivati sia nella penisola arabica che contro gli sciiti iracheni e dell’Iran per non parlare dei curdi. L’Arabia Saudita fu dietro Il FIS (Front Islamique du Salut) in Algeria ed anche dietro i movimenti islamisti nel Daghestan nel Caucaso russo, sempre appoggiati, anche, inizialmente, nel caso del FIS, da Washington. Uniformemente agli interessi di Washington Israele si è fatto protettore del regime saudita, in realtà anche prima di entrare in una relazione strategica con gli USA ma attraverso la collisione tra Ben Gurion ed il monarca hasheminta della Giordania Abdullah.

Il pezzo è tratto dalla pagina Facebook del Professor Halevi

Di voce in voce nel Mare di Mezzo

 

David Cameron, l’arcifilisteo

cameron

In un celebre passo de Il Capitale, Karl Marx così giudicava Jeremy Bentham: “(…) l’arcifilisteo, Jeremy Bentham, questo oracolo del senso comune borghese del XIX secolo, arido, pedante e chiacchierone banale. Bentham è tra i filosofi quello che Martin Tupper è tra i poeti: l’uno e l’altro solo l’Inghilterra poteva fabbricarli.“.

Secondo zeroconsensus il fulminante giudizio espresso da Marx ben si attagliarebbe anche al Primo Ministro inglese Devid Cameron. Basta seguire il dibattito sul referendum che potrebbe sancire l’indipendenza della Scozia. Infatti Cameron ad ogni pie’ sospinto non fa altro che dichiarare che in caso di indipendenza “Scots wouldn’t share currency with U.K“. Gli scozzesi non condividerebbero la moneta con il Regno Unito.

A pensarci bene, questa frase è una vera bestialità politica e anche un vero e proprio nonsense dal punto di vista logico.

Un nonsense per il semplice fatto che venendo a cessare l’unione tra Scozia e Inghilterra verrebbe a cessare anche il Regno Unito, quindi nessuno potrebbe avere la sua moneta che andrebbe a sparire. Certo l’Inghilterra emetterebbe una moneta del tutto uguale nella forma rispetto alla Sterlina del Regno Unito. Ma questa sarebbe in realtà la moneta di una nazione con un PIL del 10% inferiore a quella della vecchia U.K e soprattutto sarebbe ben diversa la bilancia commerciale che non potrebbe più contare su buona parte delle esportazioni del greggio e del gas del Mare del Nord (che passerebbero alla Scozia secondo i commentatori).  Di fatto dunque, anche l’Inghilterra emetterebbe una moneta diversa da quella del Regno Unito anche se sarebbe perfettamente identica ed emessa dalla medesima banca centrale. Varierebbero nel caso – e non di poco – i fondamentali economici che la moneta rappresenterebbe.

Per puro paradosso l’unico modo per far sopravvivere la Sterlina dell’UK, in caso di indipendenza della Scozia, sarebbe quello di concedere l’uso della stessa anche all’eventuale stato scozzese.

Altrettanto evidente è la bestialità politica detta da Cameron. Proprio il mantenimento dell’Unione Monetaria tra Inghilterra e Scozia, in caso di secessione, garantirebbe all’Inghilterra la possibilità di mantenere l’egemonia su tutta la vecchia Gran Bretagna. Questa non sopravviverebbe politicamente, ma sopravviverebbe comunque come Unione Monetaria. Se poi a Londra non sanno come si fa a prendere l’egemonia con l’unione monetaria ma senza unione politica possono sempre telefonare a Berlino. Magari i tedeschi potrebbero dare lezioni in materia.

Al di là dell’aspetto contingente (che è anche un po’ buffo) , verrebbe da fare una piccola riflessione sulle modalità di selezione delle classi dirigenti nell’epoca del feudal capitalismo finanziarizzato.  Zeroconsensus preferisce tacere essendo l’argomento ben al di sopra delle sue capacità. Però non senza ricordare che forse se in Italia abbiamo un premier bamboccione con il gelato in mano (così dice l’autorevole stampa britannica) in Inghilterra hanno un premier che sembra un adolescente impegnato a giocare con i soldatini di piombo di un impero che ormai esiste solo nella sua fantasia.

John von Neumann dialettico

 

von Neumann

John von Neumann è, a buona ragione, considerato come una delle massime personalità scientifiche del XX secolo. Questo matematico ungherese – rifugiatosi in USA a causa delle persecuzioni naziste – si caratterizza, tra l’altro, per l’infinita curiosità. Infatti i suoi studi hanno influenzato potentemente diverse scienze: matematica, informatica, fluidodinamica, fisica quantistica ed anche economia.

In ambito economico il suo contributo teorico più importante è forse quello legato alla teoria della crescita grazie al suo modello  che è considerato “magistrale”.

Zeroconsensus crede però sia lecito domandarsi se il modello di crescita di von Neumann sia stato correttamente interpretato. In altre parole se questo modello sia solo apprezzato per le soluzioni formali di tipo matematico – che per la sua epoca furono rivoluzionarie – o anche per la profondità dei messaggi (non importa se si giudicano corretti o sbagliati) che il matematico voleva mandare. E’ lecito domandarsi dunque se è stata data una interpretazione “scolastica” e dunque piatta del modello o  se ne è stata data anche una  “dialettica” e dunque profonda.

La prima cosa che salta all’occhio nel modello è che von Neumann non considera per niente il progresso tecnico. L’altro aspetto fondamentale è che tutti i profitti vengono reinvestiti nel sistema. Dunque secondo l’interpretazione “scolastica” del modello si viene a creare un sistema dove – poste le premesse elencate – la crescita si perpetua autonomamente in maniera uniforme e costante e dove nulla di nuovo può essere inventato e infine l’unica ragione “sociale” sia quella dell’accumulo per l’accumulo stesso.  Dal punto di vista del lavoro e dei lavoratori abbiamo invece un sistema dove i lavoratori sono disponibili a prestare lavoro in quantità illimitata per il salario di sussistenza. Infine dal punto di vista delle risorse naturali, queste sono disponibili in quantità illimitata senza alcun vincolo.  Il risultato finale di queste ipotesi e di questa “visione sociale” sarà il “miracolo” di una crescita costante dovuta alla “magia” di un sistema dei prezzi che assicura il massimo tasso di profitto che a sua volta è in eguaglianza al saggio di crescita. Questa è l’interpretazione formale o scolastica.

Se andiamo però in profondità e proviamo ad immaginare un mondo come quello descritto da von Neumann non possiamo che immaginare un “inferno dei viventi” dove si raggiungerà la crescita costante ed eterna al prezzo di una società dove i lavoratori sono masse sterminate pronte a tendere la mano per un tozzo di pane senza alcun diritto. Non solo, anche i proprietari dei capitali (i percettori del profitto) dovendo reinvestire tutto il guadagno nel sistema e dunque anche essi vivranno una vita da asceti dove l’unico fine sarà quello dell’accumulo per l’accumulo e dove tutto è sacrificato al valore supremo della crescita costante e infinita.  Una vero e propria visione distopica: un vero universo orwelliano ante litteram visto che il modello di von Neumann è del 1945 mentre il romanzo di Orwell è del 1948.

Altro aspetto veramente curioso è che il grande matematico ungherese ha ipotizzato un mondo dove tutto ciò che può essere scoperto è già stato scoperto, un mondo dove si vive la fine della scienza. Anche questo è un altro elemento distopico degno di un universo orwelliano. Ma perché lo ha fatto? E’ plausibile che John von Neumann abbia scelto di creare un modello di crescita dove il progresso tecnico sia inesistente per una mera scelta di “comodità”? In tutta onestà pare quantomeno azzardato ipotizzare una cosa del genere quando si parla di un genio della matematica di così elevata statura. Se proviamo invece a leggere questa scelta in combinato con l’altra scelta – apparentemente bizzarra – di considerare le risorse naturali prive di vincoli possiamo azzardare che egli ipotizzi un sistema dove l’uomo volontariamente rinunzia al progresso tecnico e che contemporaneamente ci sia un equilibrio tra il tasso di depauperamento delle risorse naturali e il loro tasso di riproduzione. E dunque la rinuncia al progresso tecnico sarebbe giustificata dalla volontà di non perturbare l’equilibrio raggiunto tra uomo e natura.

Dunque in definitiva, von Neumann potrebbe averci voluto dire che la crescita costante ed infinita è raggiungibile solo in una società distopica dove i capitalisti vivono come asceti e i lavoratori vivono come bestie da soma. Non solo: al fine di preservare l’equilibrio uomo-natura deve essere bandita la ricerca scientifica.

Va’ da sé che in controluce, il genio ungherese, sembra averci voluto dire che se l’Umanità farà qualunque altra scelta differente da quelle da lui ipotizzate dovrà essere pronta ad accettare un sistema economico soggetto a fluttuazioni anche molto violente e dove dunque sarà costretto ad accettare l’asprezza della vita.  Come in un eterno ritorno della maledizione di Yahweh. Come in un eterno ritorno della cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva.

adamo

 

 

 

 

Innovazione tecnologica, lavoro e capitale.

Riccardo Bellofiore insegna economia all’Università di Bergamo.

Le etnie si creano?

etnia

 

di Joseph Halevi

Ho letto i due libri di Shlomo Sand, il primo sull’invenzione del concetto di popolo ebraico, il secondo sull’invenzione del concetto di Israele. Ho trovato il secondo più interessante del primo. Il secondo affronta veramente il modo come è stata costruita l’idea di terra di Israele sia nel cristianesimo che dalle potenze coloniali ottocentesche in maniera del tutto seprata dall‘ebraismo. e mostra bene come il sionismo si sia agganciato a quoi concetti, il romanticismo e nazionalismo tedesco figurano come un elemento determinante nella concezione europea della Terra di Israele e nella concezione assunta dal sionismo. Ottimo lavoro. Il primo è più problematico non perchè sia sbagliato, anzi è validssimo anche se scritto un po’ a valanga. Fu un odiatissimo best seller in Israele. Solo che non è valido solo per il concetto di popolo ebraico, vale anche riguardo i palestinesi, gli italiani, i francesi. ecc. Infatti Shlomo Sand vuole applicare la moderna etno antropo storiografia alla storia di Israele e del concetto di popolo ebraico. Egli inizia proprio mostrando che non esiste una realtà atavica di Italiani (discendenti dei latini, balle dice Sand), dei francesi (nos ancetres les Gaulois, balle plurime scrive Sand). La sua tesi è che i popoli non si formano naturalmente; naturalmente le varie componenti umane che finiscono per definire un popolo non sanno per niente a chi appartengono. La formazione di un popolo è un “construct” , una creazione determinata da processi politico-ideologici ecc. Prende in giro i greci moderni che credono di discendere dall’antichità. Si applica pienamente anche ai palestinesi. Prima della WW1 i palestinesi non sapevano di essere tali, le èites di Giaffa e Haifa pensavano solo limitatamente come palestinesi bensì si riferivano alla Siria. Non c’era divisone tra Siria/Libano/Palestina. Quindi anche il popolo palestinese è un’invenzione, un construct.

Tratto dalla pagina Facebook del Professor Halevi

Austerità espansiva. What is it?

austerità

 

Sovente si sente parlare di austerità espansiva. Proviamo a comprendere cosa significa questa locuzione alquanto paradossale che ricorda le famose “convergenze parallele” di cui tanto si parlava nella prima repubblica.

Credo di poter dire che la casistica delle manovre di finanza pubblica si riduca a tre possibili situazioni:

  1. Se eventuali tagli alla spesa pubblica vanno a ridurre il deficit pubblico e dunque il debito complessivo possiamo parlare di semplice manovra di austerità per sua natura recessiva.
  2. Se eventuali tagli della spesa pubblica vanno a finanziare riduzione delle imposte (o altri benefici) al settore privato siamo di fronte ad una situazione di “austerità espansiva” qualora la variazione negativa del Prodotto Interno Lordo dovuta al taglio della spesa pubblica sarà compensata e sopravanzata dalla variazione positiva del Prodotto Interno Lordo dovuta alla concessione dei benefici fiscali (di pari ammontare ai tagli alla spesa pubblica) al settore privato.
  3. Se eventuali tagli alla spesa pubblica che vanno a finanziare una riduzione delle imposte (o altri benefici) al settore privato generano una riduzione del Prodotto Interno Lordo maggiore dell’aumento del Prodotto Interno Lordo dovuto alla concessione dei benefici al settore privato siamo di fronte, invece, ad una situazione di “austerità comunque recessiva”.

Mi pare di poter dire, vista anche la composizione della spesa pubblica, che la ricerca dell’Araba Fenice chiamata “Austerità Espansiva”  oltre che molto complessa possa portare a gravi delusioni: si potrebbe scoprire che stiamo parlando di cifre veramente irrisorie, soprattutto se rapportare al Prodotto o al Debito Pubblico italiano.

I lettori più attenti avranno certamente notato che non ho considerato l’eventuale risparmio dovuto al calo dei tassi di interesse sul debito pubblico dovuto ad eventuali tagli alla spesa pubblica. Non si tratta di una dimenticanza. Zeroconsensus è abbastanza certo che i tassi di interesse siano ormai marginalmente legati ad eventuali decisioni di politica economica da parte dei governi  ma che siano direttamente correlati alle decisioni di politica monetaria delle banche centrali. Per avere la controprova (se mai ce ne fosse bisogno) basta attendere. Per nostra sfortuna.

Una lettera inaspettata

vela

Dear Mr Giuseppe Masala,
Just be pure accident I came across your elegant translation of the Obituary I wrote, for The Independent, now close to two decades ago, of my teacher, mentor, friend and sometimes colleague, Richard Goodwin.
Thank you very much for this selfless, noble, task you undertook.
I shall, from now on, try to keep myself informed of your entries in this particular website, although I must confess I am not much of an enthusiast of all these modern technological development! In fact I think I would consider myself a convinced follower of the Luddites!!
Just in case you feel like sending me your mailing address, or e-mail coordinates, I’ll send you my more lenghty version of the Obituary, which was published in the EJ (and received the ANBAR award for ‘elegance in writing’!!).
With renewed and grateful thanks – and kindest wishes,

Vela Velupillai

Dear professor Vela Velupillai,
thank you for the kind words that you wanted to spend on my little blog ..
I have great admiration for Richard Goodwin who I believe, to paraphrase Majakovskij (*), is the economist of the economists.
I should be very grateful if you would send me the lenghty version of the Obituary. Will be my care – within the limits of my ability – to translate for my readers.

My e-mail address is giuseppe.masala@email.it

My heartiest greetings and referents,

Giuseppe Masala

(*) Vladimir Majakovskij, when Khlebnikov died, said: “He was the poet of the poets”.

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