zeroconsensus

Just another WordPress.com site

Di voce in voce nel Mare di Mezzo

 

David Cameron, l’arcifilisteo

cameron

In un celebre passo de Il Capitale, Karl Marx così giudicava Jeremy Bentham: “(…) l’arcifilisteo, Jeremy Bentham, questo oracolo del senso comune borghese del XIX secolo, arido, pedante e chiacchierone banale. Bentham è tra i filosofi quello che Martin Tupper è tra i poeti: l’uno e l’altro solo l’Inghilterra poteva fabbricarli.“.

Secondo zeroconsensus il fulminante giudizio espresso da Marx ben si attagliarebbe anche al Primo Ministro inglese Devid Cameron. Basta seguire il dibattito sul referendum che potrebbe sancire l’indipendenza della Scozia. Infatti Cameron ad ogni pie’ sospinto non fa altro che dichiarare che in caso di indipendenza “Scots wouldn’t share currency with U.K“. Gli scozzesi non condividerebbero la moneta con il Regno Unito.

A pensarci bene, questa frase è una vera bestialità politica e anche un vero e proprio nonsense dal punto di vista logico.

Un nonsense per il semplice fatto che venendo a cessare l’unione tra Scozia e Inghilterra verrebbe a cessare anche il Regno Unito, quindi nessuno potrebbe avere la sua moneta che andrebbe a sparire. Certo l’Inghilterra emetterebbe una moneta del tutto uguale nella forma rispetto alla Sterlina del Regno Unito. Ma questa sarebbe in realtà la moneta di una nazione con un PIL del 10% inferiore a quella della vecchia U.K e soprattutto sarebbe ben diversa la bilancia commerciale che non potrebbe più contare su buona parte delle esportazioni del greggio e del gas del Mare del Nord (che passerebbero alla Scozia secondo i commentatori).  Di fatto dunque, anche l’Inghilterra emetterebbe una moneta diversa da quella del Regno Unito anche se sarebbe perfettamente identica ed emessa dalla medesima banca centrale. Varierebbero nel caso – e non di poco – i fondamentali economici che la moneta rappresenterebbe.

Per puro paradosso l’unico modo per far sopravvivere la Sterlina dell’UK, in caso di indipendenza della Scozia, sarebbe quello di concedere l’uso della stessa anche all’eventuale stato scozzese.

Altrettanto evidente è la bestialità politica detta da Cameron. Proprio il mantenimento dell’Unione Monetaria tra Inghilterra e Scozia, in caso di secessione, garantirebbe all’Inghilterra la possibilità di mantenere l’egemonia su tutta la vecchia Gran Bretagna. Questa non sopravviverebbe politicamente, ma sopravviverebbe comunque come Unione Monetaria. Se poi a Londra non sanno come si fa a prendere l’egemonia con l’unione monetaria ma senza unione politica possono sempre telefonare a Berlino. Magari i tedeschi potrebbero dare lezioni in materia.

Al di là dell’aspetto contingente (che è anche un po’ buffo) , verrebbe da fare una piccola riflessione sulle modalità di selezione delle classi dirigenti nell’epoca del feudal capitalismo finanziarizzato.  Zeroconsensus preferisce tacere essendo l’argomento ben al di sopra delle sue capacità. Però non senza ricordare che forse se in Italia abbiamo un premier bamboccione con il gelato in mano (così dice l’autorevole stampa britannica) in Inghilterra hanno un premier che sembra un adolescente impegnato a giocare con i soldatini di piombo di un impero che ormai esiste solo nella sua fantasia.

John von Neumann dialettico

 

von Neumann

John von Neumann è, a buona ragione, considerato come una delle massime personalità scientifiche del XX secolo. Questo matematico ungherese – rifugiatosi in USA a causa delle persecuzioni naziste – si caratterizza, tra l’altro, per l’infinita curiosità. Infatti i suoi studi hanno influenzato potentemente diverse scienze: matematica, informatica, fluidodinamica, fisica quantistica ed anche economia.

In ambito economico il suo contributo teorico più importante è forse quello legato alla teoria della crescita grazie al suo modello  che è considerato “magistrale”.

Zeroconsensus crede però sia lecito domandarsi se il modello di crescita di von Neumann sia stato correttamente interpretato. In altre parole se questo modello sia solo apprezzato per le soluzioni formali di tipo matematico – che per la sua epoca furono rivoluzionarie – o anche per la profondità dei messaggi (non importa se si giudicano corretti o sbagliati) che il matematico voleva mandare. E’ lecito domandarsi dunque se è stata data una interpretazione “scolastica” e dunque piatta del modello o  se ne è stata data anche una  “dialettica” e dunque profonda.

La prima cosa che salta all’occhio nel modello è che von Neumann non considera per niente il progresso tecnico. L’altro aspetto fondamentale è che tutti i profitti vengono reinvestiti nel sistema. Dunque secondo l’interpretazione “scolastica” del modello si viene a creare un sistema dove – poste le premesse elencate – la crescita si perpetua autonomamente in maniera uniforme e costante e dove nulla di nuovo può essere inventato e infine l’unica ragione “sociale” sia quella dell’accumulo per l’accumulo stesso.  Dal punto di vista del lavoro e dei lavoratori abbiamo invece un sistema dove i lavoratori sono disponibili a prestare lavoro in quantità illimitata per il salario di sussistenza. Infine dal punto di vista delle risorse naturali, queste sono disponibili in quantità illimitata senza alcun vincolo.  Il risultato finale di queste ipotesi e di questa “visione sociale” sarà il “miracolo” di una crescita costante dovuta alla “magia” di un sistema dei prezzi che assicura il massimo tasso di profitto che a sua volta è in eguaglianza al saggio di crescita. Questa è l’interpretazione formale o scolastica.

Se andiamo però in profondità e proviamo ad immaginare un mondo come quello descritto da von Neumann non possiamo che immaginare un “inferno dei viventi” dove si raggiungerà la crescita costante ed eterna al prezzo di una società dove i lavoratori sono masse sterminate pronte a tendere la mano per un tozzo di pane senza alcun diritto. Non solo, anche i proprietari dei capitali (i percettori del profitto) dovendo reinvestire tutto il guadagno nel sistema e dunque anche essi vivranno una vita da asceti dove l’unico fine sarà quello dell’accumulo per l’accumulo e dove tutto è sacrificato al valore supremo della crescita costante e infinita.  Una vero e propria visione distopica: un vero universo orwelliano ante litteram visto che il modello di von Neumann è del 1945 mentre il romanzo di Orwell è del 1948.

Altro aspetto veramente curioso è che il grande matematico ungherese ha ipotizzato un mondo dove tutto ciò che può essere scoperto è già stato scoperto, un mondo dove si vive la fine della scienza. Anche questo è un altro elemento distopico degno di un universo orwelliano. Ma perché lo ha fatto? E’ plausibile che John von Neumann abbia scelto di creare un modello di crescita dove il progresso tecnico sia inesistente per una mera scelta di “comodità”? In tutta onestà pare quantomeno azzardato ipotizzare una cosa del genere quando si parla di un genio della matematica di così elevata statura. Se proviamo invece a leggere questa scelta in combinato con l’altra scelta – apparentemente bizzarra – di considerare le risorse naturali prive di vincoli possiamo azzardare che egli ipotizzi un sistema dove l’uomo volontariamente rinunzia al progresso tecnico e che contemporaneamente ci sia un equilibrio tra il tasso di depauperamento delle risorse naturali e il loro tasso di riproduzione. E dunque la rinuncia al progresso tecnico sarebbe giustificata dalla volontà di non perturbare l’equilibrio raggiunto tra uomo e natura.

Dunque in definitiva, von Neumann potrebbe averci voluto dire che la crescita costante ed infinita è raggiungibile solo in una società distopica dove i capitalisti vivono come asceti e i lavoratori vivono come bestie da soma. Non solo: al fine di preservare l’equilibrio uomo-natura deve essere bandita la ricerca scientifica.

Va’ da sé che in controluce, il genio ungherese, sembra averci voluto dire che se l’Umanità farà qualunque altra scelta differente da quelle da lui ipotizzate dovrà essere pronta ad accettare un sistema economico soggetto a fluttuazioni anche molto violente e dove dunque sarà costretto ad accettare l’asprezza della vita.  Come in un eterno ritorno della maledizione di Yahweh. Come in un eterno ritorno della cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva.

adamo

 

 

 

 

Innovazione tecnologica, lavoro e capitale.

Riccardo Bellofiore insegna economia all’Università di Bergamo.

Le etnie si creano?

etnia

 

di Joseph Halevi

Ho letto i due libri di Shlomo Sand, il primo sull’invenzione del concetto di popolo ebraico, il secondo sull’invenzione del concetto di Israele. Ho trovato il secondo più interessante del primo. Il secondo affronta veramente il modo come è stata costruita l’idea di terra di Israele sia nel cristianesimo che dalle potenze coloniali ottocentesche in maniera del tutto seprata dall‘ebraismo. e mostra bene come il sionismo si sia agganciato a quoi concetti, il romanticismo e nazionalismo tedesco figurano come un elemento determinante nella concezione europea della Terra di Israele e nella concezione assunta dal sionismo. Ottimo lavoro. Il primo è più problematico non perchè sia sbagliato, anzi è validssimo anche se scritto un po’ a valanga. Fu un odiatissimo best seller in Israele. Solo che non è valido solo per il concetto di popolo ebraico, vale anche riguardo i palestinesi, gli italiani, i francesi. ecc. Infatti Shlomo Sand vuole applicare la moderna etno antropo storiografia alla storia di Israele e del concetto di popolo ebraico. Egli inizia proprio mostrando che non esiste una realtà atavica di Italiani (discendenti dei latini, balle dice Sand), dei francesi (nos ancetres les Gaulois, balle plurime scrive Sand). La sua tesi è che i popoli non si formano naturalmente; naturalmente le varie componenti umane che finiscono per definire un popolo non sanno per niente a chi appartengono. La formazione di un popolo è un “construct” , una creazione determinata da processi politico-ideologici ecc. Prende in giro i greci moderni che credono di discendere dall’antichità. Si applica pienamente anche ai palestinesi. Prima della WW1 i palestinesi non sapevano di essere tali, le èites di Giaffa e Haifa pensavano solo limitatamente come palestinesi bensì si riferivano alla Siria. Non c’era divisone tra Siria/Libano/Palestina. Quindi anche il popolo palestinese è un’invenzione, un construct.

Tratto dalla pagina Facebook del Professor Halevi

Austerità espansiva. What is it?

austerità

 

Sovente si sente parlare di austerità espansiva. Proviamo a comprendere cosa significa questa locuzione alquanto paradossale che ricorda le famose “convergenze parallele” di cui tanto si parlava nella prima repubblica.

Credo di poter dire che la casistica delle manovre di finanza pubblica si riduca a tre possibili situazioni:

  1. Se eventuali tagli alla spesa pubblica vanno a ridurre il deficit pubblico e dunque il debito complessivo possiamo parlare di semplice manovra di austerità per sua natura recessiva.
  2. Se eventuali tagli della spesa pubblica vanno a finanziare riduzione delle imposte (o altri benefici) al settore privato siamo di fronte ad una situazione di “austerità espansiva” qualora la variazione negativa del Prodotto Interno Lordo dovuta al taglio della spesa pubblica sarà compensata e sopravanzata dalla variazione positiva del Prodotto Interno Lordo dovuta alla concessione dei benefici fiscali (di pari ammontare ai tagli alla spesa pubblica) al settore privato.
  3. Se eventuali tagli alla spesa pubblica che vanno a finanziare una riduzione delle imposte (o altri benefici) al settore privato generano una riduzione del Prodotto Interno Lordo maggiore dell’aumento del Prodotto Interno Lordo dovuto alla concessione dei benefici al settore privato siamo di fronte, invece, ad una situazione di “austerità comunque recessiva”.

Mi pare di poter dire, vista anche la composizione della spesa pubblica, che la ricerca dell’Araba Fenice chiamata “Austerità Espansiva”  oltre che molto complessa possa portare a gravi delusioni: si potrebbe scoprire che stiamo parlando di cifre veramente irrisorie, soprattutto se rapportare al Prodotto o al Debito Pubblico italiano.

I lettori più attenti avranno certamente notato che non ho considerato l’eventuale risparmio dovuto al calo dei tassi di interesse sul debito pubblico dovuto ad eventuali tagli alla spesa pubblica. Non si tratta di una dimenticanza. Zeroconsensus è abbastanza certo che i tassi di interesse siano ormai marginalmente legati ad eventuali decisioni di politica economica da parte dei governi  ma che siano direttamente correlati alle decisioni di politica monetaria delle banche centrali. Per avere la controprova (se mai ce ne fosse bisogno) basta attendere. Per nostra sfortuna.

Una lettera inaspettata

vela

Dear Mr Giuseppe Masala,
Just be pure accident I came across your elegant translation of the Obituary I wrote, for The Independent, now close to two decades ago, of my teacher, mentor, friend and sometimes colleague, Richard Goodwin.
Thank you very much for this selfless, noble, task you undertook.
I shall, from now on, try to keep myself informed of your entries in this particular website, although I must confess I am not much of an enthusiast of all these modern technological development! In fact I think I would consider myself a convinced follower of the Luddites!!
Just in case you feel like sending me your mailing address, or e-mail coordinates, I’ll send you my more lenghty version of the Obituary, which was published in the EJ (and received the ANBAR award for ‘elegance in writing’!!).
With renewed and grateful thanks – and kindest wishes,

Vela Velupillai

Dear professor Vela Velupillai,
thank you for the kind words that you wanted to spend on my little blog ..
I have great admiration for Richard Goodwin who I believe, to paraphrase Majakovskij (*), is the economist of the economists.
I should be very grateful if you would send me the lenghty version of the Obituary. Will be my care – within the limits of my ability – to translate for my readers.

My e-mail address is giuseppe.masala@email.it

My heartiest greetings and referents,

Giuseppe Masala

(*) Vladimir Majakovskij, when Khlebnikov died, said: “He was the poet of the poets”.

Conflitti e commercio internazionale

Germania-Usa

 

Già in passato zeroconsensus ha espresso l’opinione che la strategia per uscire dalla crisi che i decisori politici occidentali hanno intrapreso sia una strategia solo nel breve termine legata a politiche monetarie. Vi è infatti, a nostro avviso, un piano di soluzione diverso, di lungo periodo, che è incentrato sulla crescita delle politiche tese a favorire i commerci internazionali e la libera circolazione dei capitali tra diverse aree valutarie. In particolare gli Stati Uniti d’America hanno puntato su due grandi trattati che dovrebbero favorire gli scambi con l’Europa da un lato e con l’estremo oriente (Giappone, Filippine, Indocina ecc.) dall’altro. Questo con la speranza che le teorie sul commercio che vanno da Ricardo (vantaggi comparati) fino a von Haberler (costo-opportunità) si dimostrino veritiere e che dunque nuova spinta, e in definitiva nuova “profittabilità”, venga data agli esangui sistemi economici colpiti dalla devastante crisi che imperversa dal 2007.

E’ evidente come questa strategia sia complessa e irta di difficoltà: a seconda di come i trattati vengono congegnati una delle due parti contraenti rischia non solo di non avere vantaggi ma di veder subire un colpo mortale alla propria economia. In questo contesto è da registrare la notizia diffusa oggi dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung, e ripresa da altri media, secondo la quale la Germania non firmerebbe il trattato di libero commercio con il Canada. Va sottolineato che secondo tutti gli osservatori questo trattato è da considerare come “pilota” del ben più consistente trattato con gli Stati Uniti d’America e che un fallimento di questo provocherebbe un fallimento dell’altro.  Secondo queste indiscrezioni di stampa il diniego tedesco sarebbe da imputare ai poteri troppo alti che il trattato prevede in materia di arbitrato tra stati e investitori privati, questo a danno dell’indipendenza delle magistrature statali.

Secondo zeroconsensus una mancata soluzione della materia del contendere farebbe crollare tutta l’impalcatura progettata dagli americani per la soluzione della crisi. Questo anche in relazione al fatto che la strategia monetaria di breve periodo, tesa a “tamponare” la situazione, ben difficilmente può essere implementata per molto tempo ancora. Infatti basta vedere che gradualmente la FED sta tagliando l’acquisto di titoli di stato USA e di titoli legati al mercato immobiliare americano dalle banche private (tapering). A tale proposito è significativo come prestigiose riviste economiche e importanti economisti prevedano un graduale rialzo dei tassi con le conseguenze facilmente prevedibili sui mercati finanziari.

tassi

E’ evidente che in questo scenario, la firma di trattati di “libero investimento e commercio” consentirebbe ai capitali una maggior facilità di trovare un allocazione profittevole evitando il possibile “giorno del giudizio” della distruzione/svalutazione dei capitali  finanziari non profittevoli e dunque in eccesso.

In questo contesto, c’è da domandarsi quale sia la possibile exit strategy dei tedeschi (e degli europei in generale) che non sarebbero certamente risparmiati dal “giorno del giudizio” della distruzione del capitale. Forse la signora Merkel pensa ad un aggancio dell’area dell’Euro (o di una parte di essa) alla nascente economia Euroasiatica (Cina, Russia e India)? E quale sarebbe la reazione americana?

L’individuo innanzi tutto. Una Grande Allusione

simpson

 

di Lelio Demichelis

L’individuo, la sua idealizzazione quale soggetto sovrano titolare di diritti è il sogno e il segno della modernità, dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese. Individuo; ma capace anche, perché individuo e cittadino, di essere in-comune con gli altri.

Ma se l’Illuminismo sognava la liberazione dell’uomo dalle oppressioni del passato in nome del kantiano sapere aude!, il capitalismo moderno e industriale – pure basato sugli interessi individuali e sulla loro libera o magica composizione – ne è la drammatica negazione e il laissez-faire e le retoriche individualiste nascondono un dover fare e una pesantissima mano, cioè produrre, consumare e soprattutto integrarsi nell’organizzazione di mercato, diventando tutti capitalisti (il sogno, oggi realizzato del neoliberismo; l’incubo, per gli altri).

Il «soggetto di diritti» dell’Illuminismo è morto soffocato nella culla perché sopraffatto dal «soggetto economico», a sua volta presto declassato a «oggetto economico» (lavoratore, merce, imprenditore, nodo della rete). Sempre negando a ciascuno di poter essere soggetto in sé e per sé, ma imponendogli di essere oggetto utile e funzionale al sistema.

Mentre il sovrano assoluto abbattuto dalla Rivoluzione rinasceva sotto forma di mercato, ridefinendosi però abilmente come «legge naturale» e quindi immodificabile, cioè come verità da non contraddire. E dalla fabbrica di spilli di Adam Smith alla rete di oggi sempre si replica, nella modernità un doppio movimento: individualizzazione da un lato; e poi (come scriveva Foucault) totalizzazione, cioè ricomposizione delle parti, prima separate, nel tutto dell’apparato.

Un sistema tecnico ed economico insieme che per il proprio migliore funzionamento individualizza, isola, separa, rinchiude; de-struttura la società (e la democrazia); liquefa le vecchie classi antagoniste e ora pure il «suo» ceto medio; porta a niente valori e socialità esaltando un individuo e una individualità che sono pure finzioni, utili però a far agire al meglio la totalizzazione del mercato.

Tutto si de-struttura, ma non il sistema, che anzi (proprio perché sistema artificiale, quindi non naturale) struttura, integra, lega insieme, concatena e oggi mette in rete tutti e ciascuno. Grazie a una infinità di poteri e saperi di integrazione e di connessione. Nessun: conosci te stesso. Ma sii imprenditore di te stesso. E allora: questo individuo, questo mito della modernità è in realtà una grande illusione o meglio una Grande Allusione: un’allusione retorica (ideologica) alla libertà individuale, alla soggettività, all’autonomia di ciascuno, prodotta dal capitalismo per mascherare la sua negazione di fatto.

Fino alla rete, al dover essere singolarmente connessi, e alla stessa retorica della rete, che in sé sarebbe non solo democratica ma soprattutto libera. E la pubblicità e il marketing: forme di propaganda del mercato (come diceva Anders) ma che agiscono singolarmente su ciascun individuo, tanto che ormai mettiamo in vetrina anche noi stessi come oggetti economici in competizione con altri individui-merce, perché il nostro capitale umano aumenta se sappiamo esporci per venderci (individualmente) nel modo migliore.

E mentre consumiamo individualmente prodotti tutti uguali credendo che siano fatti solo per noi, in realtà entriamo sempre più (ancora il doppio movimento) in una brand-community, e il marketing si fa sempre più emozionale e relazionale per far crescere la nostra identificazione con il sistema e divenire meglio funzionali alla sua riproducibilità. Con il sistema che offre pure una compensazione emotiva (la community, il social) all’isolamento che esso stesso produce. E i mass-media. Di massa, ma sempre più individualizzati. Una vecchia storia, perché dalla radio alla tv lo spettatore è sempre isolato e chiuso in casa – e il mondo vi entra solo riprodotto e rappresentato – invece di essere lui il soggetto che esce a conoscere il mondo (e se stesso). Meccanismo che oggi si replica appunto in rete, dove la casa è il personal computer o lo smartphone individuale. Mentre anche i blog sono solo la somma di molte individualità ma isolate.

Se l’Illuminismo sognava un individuo capace di uscire dal girello per bambini in cui il potere lo teneva stretto impedendogli di camminare sulle proprie gambe, oggi in realtà c’è qualcosa (la rete, un social network, i mercati, la pubblicità personalizzata) che pensa per noi e si erge a nostro nuovo tutore. Ma individualmente, per noi. La Grande Allusione continua.

Fonte: Sbilanciamoci.it

Dall’LTRO al TLTRO: una vittoria della Germania?

ansa - restelli - SPREAD, MERKEL E DRAGHI

 

Estremamente interessante l’assemblea odierna dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) di oggi. Lascando perdere i momenti di ilarità che ha voluto regalare il Presidente della medesima quando ha dichiarato che le banche “sono la parte sana del paese”. Una battuta da teatro dell’assurdo.

Comunque a leggere i rendiconti della stampa questa assemblea ha offerto almeno due notizie di primaria importanza. Una di facile comprensione e una che apre scenari (da verificare) di assoluta importanza.

Partiamo dalla prima: secondo il presidente Patuelli i crediti deteriorati (da intendersi immagino come la somma tra sofferenze e incagli)  detenuti nel portafoglio delle aziende bancarie ammonterebbero a ben  290 miliardi di euro. Una cifra esorbitante che testimonia la gravità della crisi che non è solo bancaria ma anche del tessuto produttivo  nazionale.  Credo che questa cifra da sola esprima in maniera eloquente la gravità e profondità del cataclisma che sta interessando il sistema paese senza necessità di ulteriori spiegazioni.

La seconda notizia è più che altro una deduzione ma della massima importanza qualora venisse confermata, nei prossimi mesi, dai fatti.  L’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Viola ha dichiarato che in merito alla misura TLTRO che verrà implementata nei prossimi mesi dalla BCE la sua banca potrà “chiedere fino a 6 miliardi di euro”. Per comprendere l’importanza di questa notizia bisogna fare un passo indietro.

Come sappiamo la BCE nel 2011, quando la crisi del sistema bancario europeo era al suo apogeo, varò due programmi di prestiti alle banche commerciali per l’ammontare complessivo di 1000 miliardi di euro al tasso dell’1% e con scadenza a tre anni. Dunque questi prestiti LTRO andranno a scadenza ormai entro pochi mesi. Per la precisione entro il Febbraio del 2015.

Circa una decina di giorni fa, il Presidente Draghi ha dichiarato che verrà implementato un programma denominato TLTRO per la cifra sempre di 1000 miliardi di euro. Contemporaneamente non si ha notizia, neanche come indiscrezione della stampa, neanche come ipotesi del tutto teorica, di “novazione” del vecchio programma LTRO.  E’ dunque abbastanza plausibile che questo programma TLTRO sia un programma che in qualche modo vada a sostituire il precedente LTRO. La differenza dovrebbe stare che il secondo sarà vincolato alla concessione di prestiti all’economia reale, mentre ricordiamo come quello precedente è servito alle banche per fare incetta di titoli di stato (almeno in Italia le cose così sono andate).

Un altro aspetto fondamentale in questa sostituzione del vecchio programma LTRO con il nuovo TLTRO è se le risorse avranno la medesima ripartizione – tra sistemi bancari dei singoli stati dell’area euro – che hanno avuto con il vecchio programma. Ed è qui che quanto dichiarato dall’amministratore di MPS fa presagire che la ripartizione sarà ben diversa. Infatti se, secondo Viola, MPS avrà con TLTRO al massimo 6 miliardi di euro non possiamo fare a meno di notare che ancora a maggio di quest’anno la sua banca aveva prestiti verso il programma LTRO per ben 22 miliardi di euro. Nella sostituzione tra i due programmi di pari ammontare dunque questa banca avrebbe un ammontare di risorse enormemente inferiore. Se così fossero le proporzioni per tutto il sistema bancario italiano ci sarebbe una riduzione delle risorse messe a disposizione della Banca Centrale Europee veramente colossale, a vantaggio evidentemente di qualche altro sistema bancario. Anche la logica e la teoria economica lascerebbero pensare che questa sia l’ipotesi corretta. Infatti è evidente che i sistemi produttivi che hanno maggior bisogno di prestiti (il TLTRO sarà vincolato proprio a questo) sono quelli forti, quelli dei paesi dove la domanda aggregata è robusta. Questo non è esattamente l’identikit del sistema economico italiano. Al contrario sembrerebbe l’identikit dei sistemi economici dell’area “core” dell’Unione Monetaria.

Se così stessero le cose, facile comprendere che se al nuovo programma non verrà affiancato anche un ulteriore sostegno per i paesi in maggior difficoltà molto probabilmente altre tempeste si profileranno all’orizzonte soprattutto a livello di finanza pubblica.

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.381 follower