zeroconsensus

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Buona Pasqua!

rinascita

 

Morire quanto necessario, senza eccedere.

Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.

Wislawa Szymrska (*)

(*) Tratto da “Autotomia”, in “Ogni caso”, Scheiwiller 2003, traduzione di Pietro Marchesani

 

Ucraina: la lotta per la supremazia dell’Occidente

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di Samir Amin

1. L’attuale scenario globale è dominato dal tentativo dei centri storici dell’imperialismo (Usa, Europa centrale e occidentale, Giappone: successivamente definiti “la Triade”) di mantenere un loro controllo esclusivo sul pianeta attraverso una combinazione di:

- le cosiddette politiche economiche neoliberali di globalizzazione, che permettono al capitale finanziario transnazionale della Triade di decidere autonomamente su ogni questione, nel suo esclusivo interesse;

- il controllo militare del pianeta da parte degli Usa e dei loro alleati subordinati (Nato e Giappone), in modo da annichilire ogni tentativo, di qualsiasi Paese non appartenente alla Triade, di muoversi fuori del suo giogo.

 

In questo senso, tutti gli Stati del mondo che non sono della Triade sono nemici o potenziali nemici, eccetto quelli che accettano una completa sottomissione alla strategia politica ed economica della Triade, come le due nuove “repubbliche democratiche” di Arabia saudita e Qatar! La cosiddetta “comunità internazionale”, a cui i media occidentali si riferiscono in continuazione, è quindi ridotta al G7 più Arabia saudita e Qatar. Qualsiasi altro Paese, anche nel caso il suo governo sia attualmente allineato con la Triade, è un potenziale nemico fintanto che il suo popolo è nelle condizioni di rifiutare la sottomissione.

2. In questo contesto, la Russia è un “nemico”. Qualunque possa essere la nostra valutazione di cosa è stata l’Unione sovietica (“socialista” o qualcos’altro), essa  venne combattuta dalla Triade semplicemente perché rappresentava un tentativo di sviluppo indipendente dal capitalismo/imperialismo dominante. Dopo la caduta del sistema sovietico, alcune persone (in Russia in particolare) pensarono che “l’Occidente” non avrebbe combattuto una “Russia capitalista”, così come la Germania e il Giappone “persero la guerra ma vinsero la pace”. Dimenticavano che le potenze occidentali avevano supportato la ricostruzione di Paesi ex-fascisti appunto per fronteggiare la sfida posta dalle politiche indipendenti dell’Unione sovietica. Adesso che questa sfida è scomparsa, l’obiettivo della Triade è la completa sottomissione, è distruggere la capacità di resistenza della Russia.

3. Gli attuali sviluppi della tragedia dell’Ucraina illustrano la realtà degli obiettivi strategici della Triade. La Triade ha organizzato a Kiev quello che dovrebbe essere chiamato un ” putsch euro/nazista”. Per raggiungere il loro obiettivo (la separazione delle due nazioni storicamente gemelle, Russia e Ucraina), hanno avuto bisogno del supporto dei nazisti locali. La retorica dei media occidentali, che afferma che le politiche della Triade mirano alla promozione della democrazia, è semplicemente una menzogna. La Triade non ha promosso in alcun luogo la democrazia. Al contrario, queste politiche hanno sistematicamente supportato le più antidemocratiche tra le forze locali. Quasi-fasciste nell’ex Jugoslavia – in Croazia e Kosovo – come negli Stati baltici e in Europa orientale, in Ungheria per esempio. L’Europa orientale è stata “integrata” nell’Unione europea non come partner di pari livello, ma come “semi-colonia” delle maggiori potenze capitaliste/imperialiste dell’Europa occidentale e centrale. La relazione tra Ovest ed Est nel sistema Europeo è in qualche modo simile a quella che governava i rapporti tra Stati uniti e America latina! Nei Paesi del Sud, la Triade ha sostenuto forze estremiste anti-democratiche come, ad esempio, l’Islam politico ultra-reazionario e, con la loro complicità, ha distrutto intere società. I casi di Iraq, Siria, Egitto, Libia illustrano bene questi obiettivi del progetto imperialista della Triade.

4. Pertanto la politica della Russia (così come è sviluppata dall’amministrazione di Putin) di resistenza al progetto di colonizzazione dell’Ucraina (e degli altri paesi dell’ex Unione sovietica, in Transcaucasia e Asia centrale) deve essere supportata. L’esperienza degli Stati baltici non deve ripetersi. L’obiettivo della costruzione di una comunità “Eurasiatica”, indipendente dalla Triade e dai suoi alleati europei subordinati, è anch’esso da appoggiare. Ma questa “politica internazionale” positiva della Russia è destinata a fallire se non è sostenuta dal popolo russo. E questo sostegno non può essere ottenuto sulla base esclusiva del “nazionalismo”, anche di un tipo positivo e progressista – non sciovinista – di “nazionalismo”, a maggior ragione non da una retorica russa “sciovinista”. Il fascismo in Ucraina non può essere fronteggiato dal fascismo Russo. Il sostegno può essere ottenuto soltanto se l’economia interna e le politiche sociali perseguite promuovono gli interessi della maggioranza dei lavoratori. Cosa intendo con politiche “orientate verso il popolo” che favoriscano le classi lavoratrici? Intendo “socialismo”, o una nostalgia del sistema sovietico? Non è questo il luogo in cui riesaminare l’esperienza sovietica, in poche righe! Riassumerò solamente il mio punto di vista in poche frasi. L’autentica rivoluzione socialista russa produsse un socialismo di stato che fu l’unico primo passo possibile verso il socialismo; dopo Stalin questo socialismo di stato si mosse verso un nascente capitalismo di stato (spiegare la differenza tra i due concetti è importante ma non è oggetto di questo breve articolo). A partire dal 1991, il capitalismo di stato è stato smantellato e rimpiazzato con un “normale” capitalismo basato sulla proprietà privata, la quale, come in tutti i Paesi del capitalismo contemporaneo, è fondamentalmente la proprietà dei monopoli finanziari, posseduta dagli oligarchi (simili e non diversi dagli oligarchi operanti nella Triade), molti fuoriusciti dall’ex nomenklatura, e qualche nuovo arrivato. L’esplosione di pratiche creative e autenticamente democratiche avviata dalla Rivoluzione d’Ottobre fu successivamente domata e sostituita da un modello di gestione autocratico della società, pur garantendo i diritti sociali alle classi lavoratrici. Questo sistema portò ad una massiccia de-politicizzazione e non fu protetto da deviazioni dispotiche e persino criminali. Il nuovo modello di capitalismo selvaggio è fondato sulla continuazione della de-politicizzazione e sul non rispetto dei diritti democratici. Un sistema del genere regge non solo la Russia, ma tutte le altre repubbliche ex sovietiche. Le differenze si riferiscono alla pratica della cosiddetta democrazia elettorale “occidentale”, più in Ucraina, ad esempio, che in Russia. Nondimeno questo modello di ordinamento non è “democrazia” ma una farsa in rapporto alla democrazia borghese così come funzionava nei precedenti passaggi dello sviluppo capitalistico, anche nelle “democrazie tradizionali” dell’Occidente, poiché il vero potere è ora limitato al dominio dei monopoli ed opera a loro esclusivo beneficio. Una politica orientata al popolo implica quindi un allontanamento, il più possibile, dalla ricetta “liberale” e dalla maschera elettorale ad essa associata, che pretende di dare legittimità a politiche sociali regressive. Vorrei suggerire la creazione al suo posto di un nuovo tipo di capitalismo di stato, con una dimensione sociale (intendo sociale, non socialista). Questo sistema aprirebbe la strada ad eventuali avanzate verso una socializzazione della gestione dell’economia, quindi a nuovi autentici avanzamenti verso l’invenzione di una democrazia rispondente alle sfide di un’economia moderna. Solo se la Russia si muove lungo queste linee, il conflitto in corso tra la politica internazionale indipendente di Mosca, da un lato, e dall’altro lato il perseguimento di una politica sociale interna reazionaria, può arrivare ad un risultato positivo. Tale mossa è necessaria e possibile: settori della classe politica dirigente potrebbero allinearsi su questo programma se la mobilitazione e l’azione popolare lo promuovono. Nella misura in cui simili politiche fossero portate avanti in Ucraina, Transcaucasia, e Asia centrale, un’autentica comunità di nazioni eurasiatiche può essere instaurata diventando un potente attore nella ricostruzione del sistema mondiale.

5. Il potere statale russo che rimane dentro i rigorosi limiti della ricetta neoliberista annienta le possibilità di successo di una politica estera indipendente e le probabilità che la Russia diventi un Paese davvero emergente, agendo come un importante attore internazionale. Il neoliberismo può produrre per la Russia solo una drammatica regressione economica e sociale, un modello di “lumpen sviluppo” e un crescente stato di subordinazione nell’ordine imperialista globale. La Russia fornirebbe alla Triade petrolio, gas e altre risorse naturali; le sue industrie verrebbero ridotte allo stato di sub-appaltatrici a vantaggio dei monopoli finanziari occidentali. In tale posizione, che non è molto lontana da quella della Russia di oggi nel sistema globale, i tentativi di agire indipendentemente nell’area internazionale rimarranno estremamente fragili, minacciati da “sanzioni” che rafforzeranno l’allineamento disastroso dell’oligarchia economica prevalente alle richieste dei monopoli dominanti della Triade. L’attuale deflusso di “capitale russo” associato alla crisi in Ucraina illustra il pericolo. Ristabilire il controllo statale sui movimenti di capitali è l’unica risposta efficace a tale pericolo.

Fonte: sinistrainrete.info

Samir Amin è nato al Cairo nel 1931. Dirige il Forum du Tiers Monde a Dakar ed è presidente del Forum Mondiale delle Alternative. Ha insegnato in varie università ed è stato consigliere economico di alcuni paesi africani. 

Foucault il marxista?

Propongo un dibattito tra Noam Chomsky e Michel Foucault sul ruolo delle istituzioni, sulla gestione del potere, sul come costruire una società più giusta e una società libera. Da notare che il filosofo francese introduce nella sua analisi l’elemento dell’analisi di classe dove individua nelle varie istituzioni, anche quelle apparentemente neutre come l’Università, degli strumenti con i quali la classe dominante esercita il proprio dominio con la finalità di perpetuarlo nel tempo a svantaggio delle classi dominate.

Sarebbe stato veramente interessante conoscere il pensiero di Foucault sulla società odierna – in particolare quella delle “democrazie occidentali” – dove istituzioni quali i mercati finanziari, le agenzie di rating, e addirittura “ombre cinesi” quali lo “spread” tolgono diritti e risorse economiche ad una classe a tutto vantaggio di un’altra. E per dirla tutta un epoca dove anche i governi democraticamente eletti vengono sostituiti, a colpi di aumenti dei tassi di rendimento dei titoli di debito pubblico, da altri pronti a soddisfare i desiderata di quella che è la massima istituzione “neutra” del nostro tempo: il mercato finanziario.

Zeroconsensus ritiene che in contro luce Michel Foucault dia risposte valide anche per il nostro tempo.

Un ultima cosa, la leggenda narra che Karl Marx prima di morire abbia detto che nella vita era certo di una sola cosa: di non essere marxista. A zeroconsensus, forse a torto forse a ragione, piace pensare che se avesse conosciuto Foucault questa cosa non l’avrebbe mai detta.

Buona visione.

 

 

Renzeide ovvero dell’inesistenza della politica

 

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25 febbraio 2014: “La Cassa Depositi e Prestiti (…) in 15 giorni permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della P.A” (Matteo Renzi a Ballarò) ;

12 marzo 2014: Sblocco «immediato e totale dei debiti della P.A. che pagheremo entro luglio” (Matteo Renzi, conferenza stampa sul programma di governo);

Renzi sposta per la terza volta da luglio al 21 settembre lo sblocco dei debiti della P.A. (ieri a Porta a Porta)

Il fantasma del Lebensraum tedesco

 

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Data la mancanza di spina dorsale e l’ossequienza al secessionismo della “sinistra” in Europa, chi resiste all’espansionismo tedesco in Europa orientale, nei Balcani e, forse, in Russia, in Ucraina e sul Mar Nero non può razionalmente nutrire alcuna speranza nella socialdemocrazia europea, che ad ogni modo, dopo il disastro delle elezioni francesi del marzo 1993 e la farsa italiana partiti-parlamento, è in uno stato di crisi quasi terminale. Quando parliamo del “sogno tedesc…o” non pensiamo, naturalmente, a cose moralmente buone o neutre, tipo i sogni individuali del singolo tedesco per se stesso, la propria famiglia, i vicini e gli amici. Pensiamo alla direzione verso cui l’economia politica della Germania sta trascinando la gran maggioranza dei cittadini tedeschi di tutte le classi. Niente di quanto è accaduto dopo la fine della Seconda guerra mondiale ha portato la Germania fuori dall’”ecosistema” capitalista-colonialista. È logico che il “sogno tedesco” sia un’Europa guidata dalla Germania che europeizzi una volta ancora la Russia. È un nuovo sogno del vecchio Drang nach Osten.

Hosea Jaffe – “La Germania. Verso un nuovo disordine mondiale?”, Jaca Book, 1994

L’Ucraina secondo Brzezinski

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«L’Ucraina, nuovo e importante spazio nello scacchiere eurasiatico, è un pilastro geopolitico perché la sua stessa esistenza come paese indipendente consente di trasformare la Russia. Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. La Russia senza l’Ucraina può ancora battersi per la sua situazione imperiale, ma diverrà un impero sostanzialmente asiatico, probabilmente trascinato in conflitti usuranti con le nazioni dell’Asia centrale, che sarebbero sostenute dagli stati islamici loro amici nel sud [...] Ma se Mosca riconquista il controllo dell’Ucraina, coi suoi 52 milioni di abitanti e grandi risorse naturali, oltreché l’accesso al Mar Nero, la Russia automaticamente riconquisterà le condizioni che ne fanno un potente stato imperiale esteso fra Asia ed Europa.»

 

Zbigniew Brzezinski, La grande scacchiera. Il mondo e la politica nell’era della supremazia americana, 1997

I comunisti sopravviveranno alle elezioni sarde?

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E dunque la coalizione di centro-sinistra guidata dal professor Pigliaru ha vinto le elezioni regionali sarde. Senza dubbio un buon risultato considerato che non era per nulla scontato. La coalizione ha avuto due grandi avversari: se stessa e la crisi economica.

Se stessa perché la candidatura del Professor Pigliaru non è emersa dal naturale dibattito interno ai partiti ma da un drammatico scontro, tutto interno al Partito Democratico, che ha visto soccombente la parlamentare europea Barracciu vincitrice delle primarie per la candidatura alla Presidenza. L’altro grande avversario è stata la crisi economica che poteva spingere verso l’astensionismo parte dell’elettorato tendenzialmente di centro-sinistra.

Nonostante questi problemi è andata bene. Il centro-sinistra ha vinto e Cappellacci è stato mandato a casa. Questo è ciò che appare a prima vista, ma a voler andare un po’ più in profondità i motivi di preoccupazione non mancano.

Innanzitutto si è votato con una legge elettorale scellerata che io non esito a definire “orbacellum” (l’orbace è la tipica stoffa usata dei pastori sardi, ma ahimè anche la stoffa delle divise usate dalle “camice nere” fasciste). Come potrebbe altrimenti essere definita una legge, che da un lato non da manco il diritto di tribuna ad una coalizione (quella di Michela Murgia) che ha ottenuto circa il 10% dei consensi a causa di una soglia di sbarramento che non ha eguali al mondo e pari al 10%? Dall’altro lato siamo di fronte ad una legge elettorale che ripartisce i seggi - dal punto di vista territoriale – in maniera scellerata ledendo in maniera pesantissima il principio di eguaglianza del voto: ci vuole poco a capire che il voto nella circoscrizione di Sassari “pesava” almeno il doppio rispetto al voto nella circoscrizione Olbia-Tempio. Una vera follia, e non ci vuole chissà quale grande giurista per capire che sia in merito alla soglia di sbarramento al 10% e sia sulla ripartizione circoscrizionale dei seggi grandineranno ricorsi al TAR di Cagliari. Ricorsi che – almeno il buon senso così lascia intendere – hanno buone probabilità di essere accolti (magari attraverso l’interpello di quello Corte Costituzionale che ha arrostito il “porcellum” elettorale romano).

Dall’altro lato non si può non tener conto del fenomeno veramente allarmante dell’astensionismo. Sostanzialmente il 50% dell’elettorato era talmente disilluso e scoraggiato da aver disertato le urne. E’ facile intuire che questo fenomeno è ascrivibile come forma infantile di protesta. Ma sempre di protesta si tratta, sebbene infantile. E come tale va tenuta in considerazione.

Quello che si può dire è che se si fa il combinato disposto di questi motivi di preoccupazione (legge elettorale e forte astensionismo) ciò che ne viene fuori è che la classe dirigente uscita vincitrice delle elezioni sia percepita – non senza ragione – come classe dominante. Così diceva Antonio Gramsci: la classe dirigente priva di consenso è classe dominante. E senza l’ombra del minimo dubbio – se consideriamo l’astensione al 50% e la quota di sbarramento al 10% che ha ghigliottinato la coalizione di Michela Murgia e quella di Pili che ha preso anche essa un ragguardevole 5% dei suffragi – siamo di fronte ad una classe dirigente vincitrice della tornata elettorale che può essere definita come una “minoranza organizzata” e anche numericamente non troppo significativa.  Vista poi dal punto di vista di cittadino gallurese si potrebbe addirittura dire che le elezioni hanno rappresentato la presa del potere dei palazzi cagliaritani da parte del centro-sinistra sassarese!

In questa situazione piuttosto ingarbugliata una parola in più merita la lista unitaria comunista (zeroconsensus per rispetto ai suoi pochi lettori non ha mai nascosto dove batteva il suo cuore). Apparentemente le cose sembrerebbe che siano andate molto bene visto che sono stati eletti ben due consiglieri regionali. Ma un marxista nella sua analisi deve confrontarsi con la dura realtà dei numeri. E dunque le cose cambiano. Alle precedenti elezioni del 2009 il solo PdCI prese il 2,02% dei suffragi (13.299 voti), Rifondazione Comunista prese il 3,13% (20.638 voti). In questa tornata la lista unitaria ha raccolto il 2,03% dei consensi (13.892 voti). E’ evidente come dal punto di vista del consenso reale si sia di fronte ad una vera débâcle in parte – certo – causata dall’astensionismo ma in parte causata, non vi è dubbio, dallo spostamento di voti verso altri soggetti/coalizioni.  Non pare azzardato dire – tra l’altro – che a coalizione perdente o con una legge elettorale un poco più democratica probabilmente non sarebbe stato eletto neanche un comunista.

Come si può uscire da questa crisi di rappresentanza nella Sardegna reale (solo mascherata dalla iper rappresentatività dovuta ad una legge ingiusta)? A mio umile parere l’unico modo per uscire vincenti da questa sfida è quella di dare voce a chi la voce è stata tolta. Dunque dare voce da un lato a quei territori scippati della rappresentanza e dall’altro lato dando voce a chi a causa di uno sbarramento ignobile è stata tolta la voce. Ovviamente non mi riferisco alla coalizione di Mauro Pili con la quale abbiamo poco e nulla con cui spartire, ma molto con cui spartire abbiamo con la coalizione “Sardegna Possibile” di Michela Murgia. Penso alla comunanza di vedute sui beni comuni e sull’acqua pubblica, ma anche alla comune sensibilità sui temi relativi ai beni culturali e alla tutela del paesaggio. Mi viene da pensare – per esempio – ad una possibile battaglia comune di bandiera, altamente simbolica, sul folle “spacchettamento” dei Giganti di Monti Prama decisa dalla Giunta Cappellacci. Una decisone folle, giusto per rendere l’idea è come se in Calabria avessero deciso di dividere i Bronzi di Riace (immaginatevi di vederli uno a Reggio Calabria e uno a Cosenza!).

Solo una azione politica incentrata sulla difesa dei valori e degli ideali (certo, con la responsabilità discendente dal fatto di essere forza di maggioranza) può risolvere la crisi di rappresentanza dei comunisti (rappresentanza nella Sardegna reale!). Al contrario penso che i comunisti saranno spazzati via alla prima occasione se la loro azione politica sarà incentrata sulle pratiche partitocratiche legate alla spartizione di poltrone negli assessorati e nelle pletora di enti regionali di sottogoverno. In questo caso quello che si prospetta ce lo saremmo meritati.

Il Mercato secondo Eduardo Galeano

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Ma il vero autore del panico planetario si chiama Mercato. Questo signore non ha nulla a che vedere con l’indimenticabile luogo del quartiere dove si va in cerca di frutta e verdura. E’ un onnipotente terrorista senza volto, che sta in ogni… luogo, come Dio, e crede di essere, come Dio, eterno. I suoi numerosi interpreti annunciano: “Il Mercato è nervoso”, e avvertono: “Non bisogna irritarlo”. Il suo frondoso manuale criminale lo rende temibile. Ha trascorso la vita rubando il cibo, assassinando lavori, sequestrando paesi e fabbricando guerre. Per vendere le sue guerre, il Mercato semina paura. E la paura crea il clima. La televisione si occupa del fatto che le torri di New York tornino a crollare ogni giorno. Cos’è rimasto del panico all’antrace? Non solo un’indagine ufficiale, che poco o nulla ha accertato su quelle lettere mortali: è rimasto anche uno spettacolare aumento del bilancio militare degli Stati uniti. E i milioni che quel paese destina all’industria della morte non sono una caruncola di tacchino. Appena un mese e mezzo di queste spese basterebbe a cancellare la miseria dal mondo, se non mentono le cifrette delle Nazioni unite. Ogni volta che il Mercato invia un ordine, la luce rossa dell’allarme lampeggia nel “pericolosometro”, la macchina che converte tutti i sospetti in evidenza. Le guerre preventive uccidono in base ai dubbi, non alle prove.

Eduardo Galeano, Manicomio (tratto dal settimanale uruguayano Brecha di Eduardo Galeano da carta 14 dicembre 2002)

Stalingrado: la chiave del secolo

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Propongo in ricorrenza della conclusione della battaglia di Stalingrado (2 Febbraio 1943) un bellissimo articolo di Luigi Pintor pubblicato su Il Manifesto del 10 Dicembre 1999.

di Luigi Pintor

Ho visto recentemente in televisione un documentario sull’invasione tedesca dell’Unione Sovietica e sulla tragedia del corpo di spedizione italiano sul Don. Belle testimonianze di sopravvissuti, immagine epiche e dolorose. Penso che bisognerebbe raccogliere e proiettare tutto il materiale relativo alla guerra sul fronte orientale, compresi i film di propaganda: lì è andato in scena il più grande spettacolo del mondo e lì sta la chiave della storia del nostro secolo.

Ho pensato, guardando le immagini sconnesse di quel documentario e ascoltando il commento parlato, che soltanto chi ha più di settant’anni conserva una memoria diretta di quel tempo. E’ un’avventura ma un grande privilegio. Tutto quello che io so, per poco che sia, l’ho imparato in quei due o tre anni. E la menzogna in cui oggi siamo immersi e in cui vivono le giovani generazioni suona alle mie orecchie come un insulto a cui è vano opporre la memoria individuale.

Tutto era perduto in quei giorni ed anni, le democrazie europee erano crollate sul campo come carta pesta, le armate corazzate del terzo Reich e le croci uncinate dilagavano sul continente e oltre senza colpo ferire, il fascismo e il terrore non conoscevano più ostacoli.

Meno uno, il solo al di qua dell’Atlantico e dei mari del nord e del sud: uno strano paese che aveva fatto una sua rivoluzione solitaria, che oggi è piombato nella corruzione e nella decadenza ed è in guerra con se stesso, ma allora si alzò in piedi come un gigante che spezza ogni catena. Dirà qualche anno più tardi nell’aula del parlamento italiano un esponente del governo di allora: di certo Stalin è stato un uomo su cui Dio ha impresso la sua impronta.

Metafisica a parte, come saranno usciti dalle acciaierie oltre gli Urali quei cannoni e quei carri pesanti capaci di respingere e di frantumare la macchina da guerra tedesca? Come avranno fatto quei contadini ucraini, quegli operai leningradesi, quegli uomini di marmo di ogni provincia, quei giovani tartari, uzbeki, mongoli, ceceni, a formare un solo grande esercito per salvare la propria terra e la nostra? Come ha potuto quella guerra patriottica, senza i Kutuzov e i Tuchacevsky, saldarsi con l’antifascismo mondiale e l’ideale di libertà di ogni popolo? Come fu possibile trarre questa forza da molte privazioni e sofferenze sotto un regime rozzo e sprezzato dai posteri?

C’era qualcuno, forse, che aveva visto più lontano degli altri. Il comunismo ci ha rimesso ma noi no e forse dovremmo ringraziare. Prima ringraziare e poi revisionare e anche ribaltare la storia: tanto è lontana mille anni e nessuno può eccepire. Vicino a Mosca commemorano ogni tanto una battaglia dell’età napoleonica mimandola sul terreno, e c’è anche un museo scenografico che la fa rivivere agli spettatori come ne fossero i protagonisti. Ma sulle sponde del placido Don non c’è, che io sappia, nessuna Disneyland che onori la più grande vittoria militare del ventesimo secolo.

La Banca d’Italia e il triste caso MPS

MPS

Senza dubbio la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia detenute per la maggior parte da istituti di credito è da considerare come un regalo per questi ultimi. Un regalo, senza dubbio criticabile sia dal punto di vista politico che dal punto di vista etico. Vi è però un caso particolare: il disastrato Monte dei Paschi di Siena. Senza dubbio i vertici di questa banca non hanno brindato all’importante successo lobbistico dei banchieri ottenuto in Parlamento. Infatti nel bilancio 2011 le quote di pertinenza sono state valutate 794.969.000 euro, nel bilancio del 2012 invece 432.048.000 euro. Sfortunatamente con il provvedimento parlamentare la valutazione corrisponde alla cifra di 187.500.000. In definitiva, nel prossimo bilancio dovranno procedere non ad una rivalutazione delle proprie quote ma ad una svalutazione. La minusvalenza per banca MPS sarà pari a 244.548.000 euro. Non esattamente bruscolini.

Su questo triste risvolto le domande da porsi sarebbero almeno due. Sinteticamente:

1) Come è possibile che gli organi preposti alla vigilanza abbiano permesso al MPS di iscrivere a bilancio con una valutazione nel 2011 quasi quattro volte (doppia nel 2012, all’incirca) a quella derivata dal generoso provvedimento approvato in Parlamento?

2) Quali sono le reali condizioni patrimoniali della Banca, considerato che anche un regalo porta all’iscrizione di minusvalenze a bilancio?

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