zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

Mese: febbraio, 2012

Medicina “etica” e dissolvimento dell’Occidente

Sebbene io sia una persona digiuna di Filosofia Morale  e a maggior ragione di Medicina “Etica” sono costretto a segnalarvi una notizia occultata dai media mainstream.  Sul prestigioso giornale “Journal of Medical Ethics” due ricercatori italiani, Alberto Giubilini e Francesca Minerva,  hanno pubblicato un articolo dal titolo ““After-birth abortion: why should the baby live?” traducibile in questo modo: “Aborto dopo la nascita: perchè il bambino dovrebbe vivere?” dove si teorizza un aborto post nascita giustificato da drammatiche condizioni di salute ma anche da costi di natura sociale, economica e familiare.

Cito testualmente i due ricercatori: “Se i criteri come i costi (sociali, psicologici, economici) per i potenziali genitori sono buone ragioni per avere un aborto anche quando il feto è sano, se lo status morale del neonato è la stessa di quella del bambino e se non ha alcun valore morale il fatto di essere una persona potenziale, le stesse ragioni che giustificano l’aborto  dovrebbero anche giustificare l’uccisione della persona potenziale quando  è allo stadio di neonato“.

Mi trattengo dal dare giudizi non avendo competenze scientifiche per controbattere a questa teorizzazione dell’infanticidio degna del Dottor Mengele e lascio la parola al neurologo Gian Luigi Gigli che risponde dalle colonne del quotidiano cattolico l’Avvenire:Sembra il trailer di un film dell’orrore. Invece si tratta del riassunto fedele di un articolo apparso on line pochi giorni fa sul Journal of Medical Ethics, la prestigiosa rivista della stessa editrice del British Medical Journal. Si va ben al di la’ dello stesso ignominioso Protocollo di Groningen, in base al quale dal 2002 in Olanda e’ permesso porre fine attivamente alla vita dei neonati con prognosi infausta“, e ancora: “Forse è il caso che qualcuno, anche tra chi non crede in Dio, incominci a dire basta alle invasioni barbariche, per non trovarci tutti a vivere nel crepuscolo disumano della civiltà occidentale“.

Con la mente non posso ritornare che all’immagine degli Ambasciatori di Hans Holbein di cui vi ho parlato e chiudo citando il poeta tedesco Friedrich Hölderlin: “l’uomo da servo dell’Essere è divenuto padrone dell’ente, da angelo si è fatto mercante..è giunta mezzanotte, l’ora dell’ombra più lunga, l’ora in cui l’uomo obliatosi oblia l’oblio”.

Che Dio ci salvi.

Sulla futilità dell’indipendentismo sardo

Antonio Gramsci spiegava che dobbiamo immaginare: ” (…) la Sardegna come un campo fertile e ubertoso la cui fertilità è alimentata da una vena d’acqua sotterranea che parte da un monte lontano. Improvvisamente voi vedete che la fertilità del campo è scomparsa. Là dove erano messi ubertose vi è soltanto più erba bruciata dal sole. Voi cercate la causa di questa sciagura, ma non la troverete mai se non uscite dall’ambito del vostro campicello, se non spingete la vostra ricerca fino al monte da cui l’acqua veniva, se non arrivate a capire che lontano parecchi
chilometri un malvagio o un egoista ha tagliato la vena d’acqua che alimentava la fertilità ubertosa del vostro campo.

Io credo che la suggestione di molti sardi verso l’idea di indipendenza derivi proprio dalla ricerca, nel luogo sbagliato, delle cause della perenne depressione economica dell’Isola. Ma il monte da cui non arriva l’acqua, per dirla con il grande pensatore sardo, è lontano. Dunque, inutile cercare esclusivamente nell’isola stessa i mali e le relative soluzioni ai nostri problemi.

Il male innanzitutto sta in un modello economico, il capitalismo, feroce, votato all’arricchimento spropositato dei pochi a danno dei molti non importa dove situati: si può essere poveri e in balia dei potenti ad Ivrea come a Cardito come a Sedilo. Un sistema votato al profitto ad ogni costo non può che essere fondato sull’ingiustizia e sulla prevaricazione dei pochi a danno delle moltitudini spesso ignare.  Che senso ha dunque chiedere l’indipendenza e non dire una parola sulla necessità di cambiare il modello economico? L’unica differenza reale sarebbe il cambiamento delle classi dominanti: gli attuali Vicere di Cagliari e di Sassari sarebbero i nuovi sovrani. Non cambierebbe la condizione di subalternità e dipendenza del Popolo Sardo.

Altro paradosso della vacua idea indipendentista è questo: che senso ha rendersi formalmente indipendenti in un epoca storica caratterizzata dal “libero scambio” tra nazioni e dal dissolvimento degli stati nazionali a vantaggio di entità sovranazionali dalla dubbia legittimità democratica?

Si vuole forse togliere alla Banca Centrale Europea il diritto di battere moneta a nostro nome e per nostro conto? Si vuole forse togliere alla Commissione Europea la potestà di controllo del bilancio dell’ipotetico Stato Sardo? Si vuole forse togliere alla Nato il diritto di dichiarare guerra a nostro nome come accade attualmente nell’ambito dello Stato Italiano? Si vogliono forse rompere i trattati del World Trade Organization che rendono possibile l’importazione anche delle patate francesi a discapito delle patate di Gavoi o di Sorso?

E qualora a queste domande, la risposta degli indipendentisti fosse positiva, chiedo anche se si rendono conto che una simile scelta porterebbe la Sardegna, essendo priva o quasi di materie prime e di produzioni ad alto valore aggiunto, a precipitare in una condizione da paese del Terzo Mondo vista la necessità di acquistare (con valuta pregiata a sua volta da reperire con le esportazioni del nostro debolissimo sistema produttivo) commodities e beni ad alto valore aggiunto (i medicinali per esempio).

Domando inoltre se, l’auspicabilissima in senso etico, fuoriscita unilaterale dell’ipotetico Stato Sardo dalla Nato non comporterebbe l’immediata iscrizione della Sardegna nella lista delle Nazioni da strangolare economicamente ed eventualmente da sottoporre a bombardamento umanitario e democratico.

E’ evidente, almeno secondo me, che simili enormi problemi creati da queste entità potentissime possano essere superati solo democraticamente,  con la unità dei popoli e con la consapevolezza delle classi subalterne, non di certo con delle scorciatoie avventuristiche dal sapore campanilista.

Dunque, per tornare a Gramsci, credo che l’indipendentismo sardo sia simile a quel contadino che scava sotto i suoi piedi per trovare i motivi per i quali la vena d’acqua si è inaridita, senza sapere che quella vena è stata bloccata a Francoforte, a Londra a Bruxelles e a New York.

Si può, anzi si deve, come Gramsci, essere sardi fino all’ultima goccia del proprio sangue senza però perdere di vista le vere ragioni della sofferenza della propria terra.

La statura di Saviano

Il sito iraniano “Iran Italian Radio” ci fa conoscere oggi l’uomo più piccolo del mondo: Chandra Bahadur Dangi, 72 anni, residente a Kathmandu ed e’ alto 54,6 centimetri.

Per un grottesco gioco della sorte, sempre oggi, la Repubblica ci ha fatto conoscere l’uomo dalla minor statura intellettuale in Italia. Ci riferiamo a Roberto “copia e incolla” Saviano che ci propina un pezzo ferocemente anticomunista ed arriva addirittura ad additare Antonio Gramsci come una specie di professionista dell’odio della sua epoca. Manco Silvio Berlusconi ha avuto mai la spudoratezza infame di infangare la più limpida figura intellettuale italiana degli ultimi cento anni almeno.

Non vale neanche la pena ribattere nel merito al cumulo di letame sparato addosso al lettore da questo signore. Mi limito a ricordare che è grazie a figure come quella di Antonio Gramsci ed a milioni di comunisti morti nella seconda guerra mondiale per liberare Auschwitz e per snidare uno ad uno i nazisti fino a Berlino, che ad uomini come Saviano la sorte ha concesso di pontificare (e spesso ragliare) dalle pagine di proprietà dei capitalisti.

Non ci fossero stati i Gramsci e i comunisti, i Saviano non sarebbero manco venuti al mondo.

Marchi, extraprofitto e scuola

La riconoscibilità e individuabilità del marchio dei prodotti è probabilmente il sistema più originale utilizzato da big business per liberarsi dalla schiavitù del cosiddetto libero mercato (dove non vi è oligopolio e monopolio, naturalmente).

Caricando il marchio, grazie alla pubblicità palese e occulta, di significati che non gli sono propri si vuole indurre così il consumatore (in)consapevole a pagare un prezzo più alto di quello dovuto, secondo le regole del mercato. In buona sostanza, con questa tecnica il capitalista tenta di ottenere un extraprofitto.

Personalmente anche io utilizzo i marchi nei miei rapporti con le persone: più il mio interlocutore indossa abiti con su appiccicati simboli più o meno colorati, più ho la certezza che la sua mente sia confusa. Quindi tendo a considerare la persona insicura e con una bassa cultura alla quale, noto, spesso corrisponde un alto grado di istruzione (o distruzione della personalità?).

Sulla stretta correlazione, per me esistente, tra bassa cultura, bassa autostima e alto grado di istruzione ci sarebbe molto da dire. Mi limito qui a porre una semplice domanda: qual’è il ruolo della scuola nella società del capitalismo decadente, creare cittadini consapevoli o consumatori indottrinati?

Il vestito nuovo di Zeroconsensus

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Cento trombe a Belgrado

Sempre a proposito di integrazione, quella vera fatta di comprensione e rispetto tra culture diverse e non di ottusi parametri economici (tra l’altro pure sbagliati), vi propongo questo pezzo, scovato su youtube, dove l’orchestra “cigana tebja ljubjat” declina in maniera un pò inconsueta una Kaljinka. Geniale.

Berlusconi Comunista (non è uno scherzo)

Avreste mai immaginato di vedere Berlusconi che applaude fino a spellarsi le mani un fiume di bandiere rosse? Certamente no, suppongo. Eppure è vero. E rincaro anche la dose: le bandiere rosse sono quelle staliniste dell’Armata Rossa che annientarono le orde nazifasciste che invasero l’Unione Sovietica.

Se non mi credete vi invito a guardare il filmato sopra, relativo alla Parata della Vittoria del 9 Maggio 2005 che si svolge nella Piazza Rossa di Mosca. I fotogrammi “incriminati” si trovano dal 6 minuto e 21 secondi in poi. Naturalmente vi invito calorosamente a guardare tutto il filmato, a mio modesto avviso, bello e commovente.

Naturalmente questo filmato, scoperto casualmente (e credo anche per la prima volta trasmesso in Italia, ma degli scoop non ci frega nulla) può servire a comprendere il carattere opportunistico, da arcitaliano, del “Compagno B“: neoconservatore nella tenuta texana della famiglia Bush e addirittura simpatizzante comunista con Putin sulla Piazza Rossa, ma sempre berlusconiano di ferro in Italia.

Però, credo sia lecito farsi venire un dubbio. Forse Berlusconi, lo spregiudicato capitalista, è uno dei pochi in Italia, almeno nella classe politica parlamentare, ad aver capito che ci stiamo avviando verso un mondo multipolare e che se l’Italia vuol restare a galla deve necessariamente imbastire rapporti diplomatici, commerciali e culturali anche con i paesi BRICS di cui la Russia fa parte e non restare, dunque, ancorata ad una politica monolitica filoatlantica e filoamericana?

Non abbiamo gli strumenti ne le informazioni per avventurarci in una analisi così complessa. Agli storici toccherà darci una risposta esaustiva.

Ti presento i mostri

 

Tanto tempo fa, in Italia, c’era un partito che si definiva comunista, dunque diverso, fuori dalla gabbia d’acciaio del capitalismo dove l’Italia era stata collocata dai grandi ad Yalta.

Con la fine dell’esperimento socialista nei paesi dell’Est, buona parte della classe dirigente di questo partito ha abiurato le proprie idee. Non è stato un cammino facile sicuramente, basti pensare che al partito è stato cambiato innumerevoli volte il nome e il simbolo (PDS, DS, PD), fino ad arrivare alla fase attuale dove è scomparso anche il generico richiamo all’appartenenza politica cosiddetta di “sinistra”.

Ora l’apoteosi: finalmente l’appoggio al governo dei loro sogni, fatto di professori bocconiani ultraliberisti, generali e prefetti. Tutto questo con l’alleanza, di fatto, con i berlusconiani e i casiniani. Senza contare poi i vari scandali: Bassolino, Penati e Lusi per fare qualche esempio. Proprio un partito come gli altri.

Il fatto è che la storia, con buona pace di Fukuijama, si è rimessa in marcia: se venti anni fa è crollato il comunismo ora sta crollando il capitalismo.

Insomma, tanta fatica rischia di esser stata vana: a cosa è servito diventare ultraliberisti e poi vedere il tempio capitalista crollare miseramente?

A pensarci bene i nostri eroi sembrano un tantinello sfortunati, sempre che non si voglia usare un aggettivo tanto amato dai nostri Martoni al governo: sfigati.

E se si vuol essere cattivelli verrebbe da pensare che, anzi, siano proprio loro a portar sfiga: in qualunque paradiso vogliano arrivare, dopo opportuna traversata nel deserto, all’arrivo se lo vedono trasformato in inferno!

Non ci resta che aspettare la prossima trasformazione in cattolici democratici, e anche la pratica dell'”Oppio dei Popoli” di marxiana memoria sarà sbrigata.

A proposito Bersani, se vuoi fare qualcosa di buono per l’Italia, potresti affiliare qualche corrente del partito alle varie organizzazioni criminali presenti in Italia. Vuoi vedere che siete gli unici capaci di distruggere la Mafia? Dall’interno.

Commerzbank intanto resuscita Torquemada

 

Sempre a proposito di resurrezioni, interessante la definizione di volontarietà, data sempre oggi sul Wall Street Journal, dal CEO di Commerzbank: “The participation in the haircut is as voluntary as a confession during the Spanish Inquisition“.

Traduzione: “La partecipazione volontaria al taglio [del valore facciale e dei rendimenti dei titoli di Stato greci] è come una confessione all’epoca dell’Inquisizione Spagnola“.

Dunque visto il paragone si può parlare di partecipazione estorta contro la volontà dei creditori.

Se è ipotizzabile che questa estorsione sia frutto di pressioni fortissime da parte della Unione Europea, degli stati nazionali e della Banca Centrale Europea (forse il mitico LTRO all’1% è la contropartita a questo sacrificio fatto dalle banche?) è altrettanto ipotizzabile che entità finanziarie sostanzialmente autonome da questi Enti potrebbero non aderire all’haircut presunto “volontario”.

Mi riferisco ovviamente a Hedge Found e a Vultures Found che, dunque, potrebbero non accettare tagli e vanificare il già molto discutibile piano di savataggio greco.

Per il Popolo greco c’è ancora speranza.

Mario Draghi resuscita Dornbusch e sotterra lo Stato Sociale.

La frase saliente, a mio avviso, dell’intervista concessa oggi da Mario Draghi al Wall Street Journal è la seguente: “You know there was a time when [economist] Rudi Dornbusch used to say that the Europeans are so rich they can afford to pay everybody for not working. That’s gone”.

Tradotto: “Sapete, tempo fa [l’economista] Rudi Dornbusch diceva che gli europei sono talmente ricchi che possono permettersi di pagare tutti per non lavorare. Questa epoca è finita“.

Fatta la dovuta segnalazione avviso che ritornerò sull’intrigante argomento nel fine settimana.