Sociologia del lusso

di Giuseppe Masala

Il lusso è l’inveramento democratico della diseguaglianza quando diventa consumo mediatico. Una società nichilista è la sua sostanza, il vuoto simbolico – nel senso di assenza dell’attribuzione di significato all’essere – è il suo ordito profondo. Mentre vivono, i protagonisti del lusso recitano e ridono e piangono e concedono interviste o lounch letterali a seconda dell’immagine di sé che vien loro consigliato di far prevalere. La volgarità non ha limiti e nel suo presentarsi con tanta ostentazione diviene normalità, e la gioventù, al posto delle civiche virtù, imita tale volgarità e la declassa e la fa divenire senso comune. E’ un lusso quieto, legittimato, accettato, che si sovrappone ai genocidi, alla denutrizione, alla barbarie di ogni forma e di ogni colore: essa appare due minuti dopo il lusso con i suoi luccichii, sulle plasmatiche vetrine televisive, nelle scenografie dei siti delle cantanti in voga, financo dietro le cattedre dei diffusori del nulla in moltissime – ormai – cattedre universitarie che son divenute cabine digitali cinematografiche del film dell’ignoranza assoluta. Non abbiamo più bisogno di leggi suntuarie così come di rivoluzioni frugali e terribili.Le tasse non fanno più paura. Non si pagano ed è un vero lusso.

(Dalla prefazione dell’economista Giulio Sapelli a “Lusso e Potere – I segni dell’ineguaglianza e dell’eccesso” di Alessandro Casiccia)

Annunci