Sardegna e servitù militari

di Giuseppe Masala

Ricevo dal lettore Ennerre e volentieri pubblico.

La Sardegna, un’isola sulla quale calpestare i diritti costituzionali

L’Articolo 32 della Costituzione recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività
Chiunque frequenti le coste soleggiate della Sardegna ,allontanandosi dalle grosse strutture turistiche, viene colpito dal suo aspetto selvaggio e incontaminato, dalla natura padrona e dal quel silenzio che tanto allieta i nostri sensi.
Non è consigliabile spingersi troppo oltre e questo i sardi lo sanno bene, infatti la terra sarda oltre ad essere bagnata da un mare limpido e cristallino è bersagliata da missili e armamenti di ogni genere che sconvolgono il quieto vivere di uomini e animali.
Giusto per rendere chiare le dimensione del problema su una superficie totale di 2.400.000 ettari ben 36.000 sono occupati dai poligoni di tiro e dalle basi militari che hanno reso inservibile, a causa del provocato inquinamento, un’area ben superiore di quella occupata dai poligoni stessi.
Oggi il problema balza agli occhi a causa di un’inchiesta che tenta di dare spiegazione alle misteriose morti nella zona della valle di Quirra dove sarebbero state rilevate tracce di radioattività molto superiori alla norma che avrebbero causato malattie alla popolazione, soprattutto allevatori, e la nascita di animali deformi.
In realtà il problema è estremamente più esteso, poiché oltre al salto di Quirra ( dove venivano fatti brillare 800 Kg di esplosivo al giorno più testate al Torio e altri componenti tossici ) esistono altri poligoni che vengono affittati all’esercito di turno affinché testi i propri armamenti. Tra i vari utilizzatori dei poligoni è presente anche lo stato di Israele che evidentemente ha bisogno di altri bersagli oltre i contadini e civili palestinesi che ogni giorno inquadra nei mirini dei propri caccia-bombardieri.
Il comitato sardo “gettiamo le basi”, cosciente del fatto che lo stato italiano nulla può contro gli interessi delle lobby militari ha fatto alcune richieste direttamente all’ Unione Europea, chiedendo ,tra le tante cose, di non permettere che uno dei suoi Stati membri, l’Italia, persista nella violazione sistematica, a danno del popolo sardo nei seguenti modi:
a) violando la Costituzione e delle sue leggi che impongono l’equa distribuzione sul territorio nazionale dei gravami militari, finora concentrati in Sardegna in misura abnorme (il 60% delle installazioni militari sul suolo nazionale sono in Sardegna) ;
b) delle norme europee ed internazionali che impongono il principio di precauzione;
c) dell’obbligo di soccorso e riparazione danni, persista nel non farsi carico della disperata situazione dei pastori, abbandonati a se stessi, costretti a lasciare i pascoli contaminati dai “giochi di guerra”, senza più terre per nutrire le greggi, senza più mercato per i loro prodotti. L’omissione di soccorso è condanna all’estinzione.

La speranza è l’ultima a morire, ma i fatti ci colgono come una secchiata d’acqua in pieno sonno, è infatti molto improbabile che l’UE si faccia portavoce di tali richieste e tenti di limitare o quantomeno distribuire i danni provocati da tali pratiche. Dico questo poiché con la cessione di parte della nostra sovranità nazionale non abbiamo ottenuto maggiori tutele, ma oggi ci troviamo ad essere sottoposti ad una sorta di direttorio che basa i propri valori democratici sul mercato senza interessarsi, se non nella misura atta ad evitare sollevamenti popolari di grossa entità, dello scopo sociale che tutte le sovrastrutture dovrebbero avere, compreso il potere militare.
Perciò appare chiaro come poche migliaia di abitanti siano ben poca cosa rispetto ai cospicui guadagni delle lobby militari, che costantemente in competizione, cercano nuovi mercati offrendo nuovi armamenti ai nostri fidati acquirenti e distruggendo quelli dei paesi non allineati.

Ecco come la Sardegna appare estremamente piccola e impotente rispetto a problemi di tale portata, e mentre i contadini muoiono di fame il resto della popolazione si accontenta delle briciole che scappano dalle mani di chi muove le fila di questo sistema iniquo, la situazione è non solo esemplare, ma anche paradigmatica di come una colonia soffra doppiamente per l’oppressione della borghesia nazionale e di quella imperialista.

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