Hellenic moment reloaded

di Giuseppe Masala

Ritorno sulla decisione dell’International Swaps and Derivative Association di dichiarare il default della Grecia e dunque l’obbligo per gli emittenti di CDS sui titoli greci di “pagare i danni” ai propri clienti. Avevo raccontato che la situazione è abbastanza ingarbugliata visto che i CDS possono essere acquistati anche a scopo speculativo e dunque senza l’obbligo di possedere effettivamente titoli di Stato ellenici. Ci eravamo lasciati con il dubbio di quanti potevano essere i CDS da onorare per le banche emittenti (pare quasi tutte americane) e se tale quantità sia sufficiente per sconquassarne i già fragilissimi bilanci.

Una piccola ricerca su internet non ha diradato i miei dubbi ma anzi mi ha dato la certezza che grande è la confusione sotto al cielo anche per chi ha mezzi di raccolta delle informazioni più efficienti di quelli di un piccolo blogger indipendente. La forchetta è questa:

1) Ipotesi minimalista: secondo tmnews complessivamente gli emittenti di CDS sui titoli di stato greci dovranno sborsare circa 3 miliardi di euro.

2) Ipotesi catastrofica: l’economista Mario Deaglio in un suo articolo del 9 Marzo (dunque, precedente alla chiusura dell’operazione di swap e anche alla decisione dell’ISDA di dichiarare l’evento creditizio “default”) sulla Stampa di Torino, si lascia sfuggire che “la valanga dei rimborsi sui Cds, i titoli-scommessa sul fallimento di Atene, ben più temibili del debito stesso, [sono] stimati in 1000-1500 miliardi di euro“.

A mio parere una simile diversità di valutazione dei fatti come quella che vi ho presentato è da ascrivere all’incredibile opacità dei bilanci bancari e alla folle deregolamentazione, fatta sulla scorta dell’ideologia che i mercati comunque si autoregolano. Tmnews.it penso consideri i soli CDS iscritti nei bilanci ufficiali delle banche e al netto, Mario Deaglio invece, credo consideri le posizioni al lordo ed anche quella presenti nella galassia “over the counter” di società finanziarie domiciliate nei ben noti paradisi fiscali e che vanno a formare quello che i tecnici più attenti definiscono “sistema finanziario ombra“. Sia come sia, credo che le autorità monetarie anche questa volta riusciranno  a mettere una pezza all’ennesimo garbuglio. Poi, come al solito, in qualche forma i conti li salderanno i soliti noti: i cittadini americani ed europei.

Ma è definibile come democratico un sistema come quello occidentale dove autorità politiche e monetarie sono costrette a risolvere le folli operazioni di pochi signori del denaro che tengono in ostaggio i risparmi (e le pensioni, spesso e volentieri) dei cittadini? E’ mai possibile che non si riesca a trovare il modo di rendere percorribile manco l’ipotesi minimale (personalmente credo che il sistema finanziario debba essere nazionalizzato) di avere trasparenza nei bilanci delle banche e di proibire l’acquisto di strumenti finanziari, come i CDS, a fini meramente speculativi?

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