Il governo Monti e i comunisti dello stato indiano del Kerala

di Giuseppe Masala

Per comprendere il caso dei “due Marò” in tutte le sue sfaccettature (compresa la strategia del Governo italiano) credo sia necessario conoscere la situazione politica e sociale indiana ed in particolare dello stato dove avvengono i fatti: il Kerala.

Questo stato è considerato, non a torto, la “roccaforte rossa” dell’India, infatti si alternano al potere il Congress Party e il Communist Party of India (Marxist). Il primo socialista ed il secondo comunista. Attualmente il presidente è il comunista Nampoothiripad. In questo Stato, giova ricordare che il tasso di alfabetizzazione (il 91%) è il più alto dell’India, mentre quello di corruzione è il più basso.  Dunque vi è, nella popolazione, una forte consapevolezza politica che i nostri soloni della carta stampata definirebbero dispregiativamente “politicizzazione“, infatti in Italia ne vediamo continuamente i risultati.

Una volta descritto molto sommariamente il contesto possiamo dire che il caso dei “due Marò” ha preso immediatamente la piega giusta per una soluzione politica dell’incidente: lo Stato italiano ha mostrato di accettare di fatto (se non di diritto) il giudizio delle competenti autorità indiane facendo rientrare nelle acque territoriali la petroliera dalla quale sono partiti i colpi mortali che hanno ucciso i due poveri pescatori. Sfortuatamente dai massmedia italiani è partita, quasi subito, una ventata nazionalista e sciovinista con l’assurda richiesta di non giudicabilità dei due militari e cosa ancora più grave, non è affiorato il minimo sentimento di cordoglio e di rammarico per quanto accaduto e per le due vittime.

Sembrerebbe che il governo, per soddisfare i sentimenti di una pubblica opinione italiana rozza ed instupidita da anni di freak show televisivi, si sia appiattito su questa linea molto rischiosa. Addirittura oggi il Ministro degli Esteri dichiara: “In nessun caso la nave italiana doveva entrare in acque indiane“. E che dovevano fare signor Ministro, scappare?

Credo che simili posizioni, oltre che irrazionali (a cosa serve discutere su ciò che non è stato?) siano anche pericolose visto che rischiano di irritare le autorità indiane.

Inutile ricordare che l’India ha subito il tallone del feroce colonialismo britannico e dunque non può che esservi una ipersensibilità nei confronti di due militari bianchi ed europei accusati di aver ucciso volontariamente due poveri pescatori. Soprattutto in un contesto internazionale dove i militari occidentali non lasciano perdere l’occasione per ricordare a tutti di avere il grilletto facile, come i recentissimi avvenimenti afgani stanno li a dimostrare.

Molto meglio una linea assertiva, dove per esempio il Parlamento italiano esprime tutto il suo rammarico per l’accaduto e si impegna a modificare le regole d’ingaggio delle missioni all’estero contro la pirateria, ammettendo implicitamente che la colpa è addebitabile alle regole poco chiare e non ai due militari.

Con la linea dell’intransigenza e del nazionalismo si rischia di irritare le autorià indiane e di consenguenza accrescere il serio pericolo di trasformare il processo ai due marinai nel processo agli orrori del colonialismo del passato e a quelli del neocolonialismo del presente. Anche questa sarebbe una ingiustizia.

Questo è l’umile parere di un marxista.

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