I trucchi dei capitalisti da Tronchetti al Banco di Sardegna

di Giuseppe Masala

In questo periodo dell’anno le grandi società quotate in Borsa comunicano l’entità degli utili conseguiti e la suddivisione dei medesimi tra tutti gli attori interessatti, gli shareholders, direbbero i bravi studenti bocconiani.

Voglio presentarvi due casi paradigmatici, di questa suddivisione delle spoglie. Il primo riguarda la Pirelli, grande azienda storica italiana, e il secondo riguarda il Banco di Sardegna, una vera e propria istituzione in Sardegna.

La Pirelli ha comunicato di aver conseguito circa 5,65 miliardi di fatturato e 440 milioni di utili. La curiosità sta nella suddivisione degli utili: ben 77 milioni verranno distribuiti ai managers sotto forma di bonus e circa 130 milioni verranno distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. A fare la parte del leone, sottolineo, è naturalmente il Presidente della Pirelli che incamera ben 13 milioni di euro di bonus e 7 milioni di stipendio, per un totale di 20 milioni di euro sull’unghia! Ricordo che Tronchetti è anche azionista della Pirelli, ma non più azionista di maggioranza, visto che non ha manco la maggioranza nelle scatole cinesi a monte della Pirelli e che ne garantiscono il controllo (la Camfin, per esempio). La morale è facile da ricavare: la Pirelli è una società dove i managers riescono ad incamerare una grossa parte degli utili realizzati dalla società grazie alla concessione di generosi bonus a danno degli azionisti, soprattutto quelli piccoli. In altri termini sembra che in questa società si sia realizzata perfettamente la profezia di Josef Schumpeter che aveva immaginato una casta di burocrati (managers) a capo delle aziende. Burocrati autoreferenziali che fanno il buono e il cattivo tempo nella suddivisione degli utili. Anche questo è un affievolimento del “diritto di proprietà” privata.

Risultati simili con mezzi diversi si ottengono nella suddivisione degli utili del Banco di Sardegna. Va detto innanzitutto che questa banca è una delle poche gestite secondo ragionevolezza nel panorama italiano ed europeo. Altra premessa importante: il Banco di Sardegna è controllato dalla Banca Popolare dell’Emila Romagna.

Il fatto curioso che ho scoperto è che esiste in questo istituto di credito una suddivisione bizantina degli utili, infatti abbiamo tre diversi tipi di azioni: le azioni ordinarie, quelle di risparmio e quelle privilegiate. Quest’anno alle azioni ordinarie viene ripartito un utile unitario di 0,12 centesimi, 0,18 centesimi alle azioni di risparmio e 0,30 alle azioni privilegiate.

Innanzitutto non si comprende il perchè dell’esistenza delle azioni privilegiate: non vi è nessuna motivazione razionale per giustificare l’esistenza di ben tre categorie diverse di azioni. Inoltre vi invito a leggere l’articolo 33 dello Statuto del Banco di Sardegna dove viene “chiarita” la ripartizione degli utili in base alla tripartizione azionaria. A mio modestissimo parere, definire barocco il criterio è fare un complimento. Giudicate voi.

La domanda conseguente è: cui prodest? A chi giova questa strana ripartizione dove le azioni privilegiate fanno la parte del leone? Facile la risposta: basta scoprire chi sono questi famosi soci privilegiati. Gli azionisti privilegiati sono…un singolo azionista privilegiato: il Banco Popolare dell’Emilia Romagna. Facile trarre le conclusioni: questo azionista incamera, grazie a questi bizantinismi, una parte extra di divedendi a danno degli altri. Tutto legale, ma tutto poco etico considerato che l’altro grande azionista è il Popolo Sardo attraverso la Fondazione Banco di Sardegna.

La morale di questa piccola storia a mio avviso è la seguente: non solo esiste una lotta di classe tra lavoro e capitale per l’accaparramento dell’extravalore prodotto dall’azienda, lotta di classe che, inutile dirlo, in questo momento storico è stravinta dal capitale a danno del lavoro. Ma la curiosità è che esiste una lotta anche tra capitalisti. Nel caso di Pirelli la categoria vincente appare quella dei burocrati autoreferenziali di schumpeteriana memoria a danno degli azionisti. Nel secondo caso, grazie ad una suddivisione eccentrica delle azioni, a fare la parte del leone è l’azionista d’oltremare. Con buona pace di autonomisti e di indipendentisti ciarlieri che mentre parlano di sovrastruttura (cultura sarda, lingua ecc.) non si accorgono di ciò che accade nella struttura, ovvero della sottrazione alla Sardegna di risorse finanziarie indispensabili per il suo sviluppo.

Annunci