La riforma di Biagi nel decennale della morte

di Giuseppe Masala

Vi propongo un articolo del compagno Pietro Ancona su Marco Biagi (di cui ricorre oggi il decennale dell’assassinio) e sui suoi studi in materia di “flessibilità in entrata” nel mercato del lavoro. Un pezzo di rara intelligenza e senza ipocrisia che chiarisce i termini della questione.

Nel decennale della morte di Marco Biagi mentre mi  unisco a coloro che  condannano l’assassinio quale arma di punizione o di risoluzione di problemi politici o sociali, mi dissocio da quanti, a cominciare da Napolitano strumentalizzano la ricorrenza della tragedia  per esaltare i valori e le scelte che lo studioso fece.  Valori e scelte non compiute nel chiuso di uno studio o nell’aula di una università ma nella qualità di consulente del Governo italiano al quale il professore Biagi  ha fornito tutto l’armamentario giuridico e culturale che ha dato vita alla legge trenta.

 Questa legge trenta che io continuo a chiamare legge Biagi disgrega il rapporto di lavoro in numerosi marchingegni (se ne contano una cinquantina) in cui la scelta per il datore di lavoro è senza limiti e tale da privare legalmente di diritti che erano patrimonio della cultura giuslavoristica di questo paese. Il lavoratore biagizzato è a tempo ed è privato del welfare. Difficilmente avrà pensione e se disoccupato non avrà che da rivolgersi ai suoi genitori se ne ha per farsi mantenere. Naturalmente posti di lavoro precari non ne esistono. Il precariato non è una esigenza oggettiva del sistema economico.  Esistono posti di lavoro fissi assegnati in modo precario. Le  paghe dei precari sono miserrime ed indecenti. La piaga del precariato ha invaso  tutto il mondo del lavoro diventando maggioritaria nelle nuove assunzioni. Il solo tentativo di ridurre il supermercato dei contratti atipici da 46 a 8 ha suscitato le ire della Confindustria. La signora Marcegaglia ha affermato che “la flessibilità in entrata” non si tocca.

Milioni di persone in Italia sono state rovinate dalla legge trenta. Altri lo saranno in futuro.  E’ difficile la estirpazione di questo cancro perchè partiti, parlamentari, sindacati, cooperative ricorrono abbondantemente al rapporto atipico. Andate a guardare quale rapporto di lavoro hanno i dipendenti del PD o della CISL.

Per questo non condivido la verità di una ricorrenza che  è contro la violenza del terrorismo ma è anche violenta verso tutte le nuove generazioni del lavoro di questo Paese.

Biagi ha dato gli strumenti giuridici per fare del precariato un valore. Ma il precariato è un disvalore mentre la rigidità è un valore perchè è certezza del diritto e modernità e rinnovamento dell’economia italiana. Modernità e rinnovamento che non si avranno più con il lavoratore “usa e getta” di Marco Biagi.

 Pietro Ancona

già segretario generale CGIL sicilia

già membro del CNEL

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