Poesia…economia

di Giuseppe Masala

Oggi voglio affrontare un tema inconsueto. Non solo, oltre che inconsueto per questo blog è un tema difficilissimo per il suo autore. Andiamo al sodo: vi siete mai domandati da dove traggono origine le idee che stanno alla base del pensiero economico liberista? Mi riferisco in particolare all’idea che la ricerca della soddisfazione personale e dunque l’egoismo, siano alla base del benessere collettivo grazie a quella famosa “mano invisibile” immaginata da Adam Smith.

Vi propongo, una citazione del poemetto satirico di Bernard de Mandeville Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits (La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù):

Abbandonate dunque le vostre lamentele, o mortali insensati!

Invano cercate di accoppiare la grandezza di una nazione con la probità.

Non vi sono che dei folli, che possono illudersi di gioire dei piaceri e delle comodità della terra,

di esser famosi in guerra, di vivere bene a loro agio, e nello stesso tempo di essere virtuosi.

Abbandonate queste vane chimere!

Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanità, se noi vogliamo fruirne i frutti.

Non posso negare di essere rimasto sbalordito nell’apprendere che i due massimi profeti della via nera neoliberista si siano lanciati in lodi sperticate di questo poemetto dove si glorifica la frode, il lusso e la vanità come mezzo per il raggiungimento del benessere collettivo. Ludwig Von Mises nel suo “Theory and History” scrive che: “Egli [Mandeville] ha sottolineato che l’auto-interesse e il desiderio di benessere materiale, generalmente stigmatizzati come vizi, sono in realtà gli incentivi necessari per il benessere la prosperità e la civiltà.”, Friedrich Von Hayek addirittura esaltò Mandeville come un genio che anticipò le idee di Adam Smith e di David Hume.

Potrei a questo punto sottolineare come altre correnti di pensiero in economia (per esempio i Neokeynesiani) hanno smontato questa visione del mondo, ma ciò che mi preme sottolineare è che la poesia, incredibilmente, è riuscita ad incidere così profondamente in un ambito così distante da essa come l’economia. Peccato, permettetemi di dirlo, che abbia influito così negativamente. Vi è comunque la speranza che qualche economista legga, presto o tardi, Маяковский.

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