Collisione in vista!

di Giuseppe Masala

Pubblico alcuni stralci di un articolo di Bruno Amoroso, ricercatore del “centro studi Federico Caffé”, apparso su il Manifesto. Colgo l’occasione per ricordare che il Manifesto ha bisogno del nostro sostegno. Pur essendo molto critico su alcune scelte fatte da questo giornale (per esempio il sostegno dato all’invasione coloniale della Libia da parte della Nato) penso che la sua scomparsa sarebbe un danno gravissimo in una nazione dove la stampa è completamente soggiogata alla liturgia del “pensiero unico” in materia economica. Se il Manifesto chiude certi articoli non li leggeremo più. Pensateci

(…) Le misure estreme da prendere – estreme perché ormai è già tardi – sono quelle di inviare dei missili ben mirati che frantumino l’iceberg della finanza e del gruppo di potere che ha pilotato l’Europa dalla zona dell’Ue alla zona della Grande Germania. Il primo missile, che potrebbe partire dall’Italia, è quello di nazionalizzare le grandi banche nazionali togliendogli ogni ruolo nel campo del credito e del controllo finanziario, mettendole in liquidazione mediante il trasferimento delle loro funzioni al sistema del credito cooperativo e popolare nelle sue varie forme assunte dal credito locale.

Questa è la vera liberalizzazione da fare smettendola con il fumo dei fuochi d’artificio dei taxisti e delle farmacie. Il secondo missile va diretto alla Banca d’Italia e Banca centrale europea, uffici regionali della Goldman Sachs, restituendo il controllo e la sovranità monetaria ai governi dei paesi e ai rispettivi «Ministeri del tesoro pubblico».

 Il terzo missile – lasciamolo ai francesi che di omicidi mirati se ne intendono come hanno dimostrato da ultimo in Libia – deve colpire le società di rating, accecando così il sistema di rilevazione e di pilotaggio della speculazione, e i paradisi fiscali che sono i centri di benessere della speculazione. Queste società vanno bandite dall’Europa (la guardia di finanza e l’antimafia potrebbero prendersi carico del compito unificando così la lotta all’evasione con quella alla mafia), e le Borse che ne seguono gli indirizzi vanno immediatamente «sospese» come si fa normalmente quando interviene una disturbativa d’asta a scopo speculativo.

Il quarto missile non deve contenere una bomba, ma un annuncio ai cittadini europei che il debito sovrano va riportato dentro i confini dei vari paesi con l‘annullamento di tutti gli impegni su titoli ceduti a tassi che superano il corretto interesse bancario (2,5-3 % max), e collocandoli tra i propri cittadini con un prestito nazionale solidale così come fu fatto in Italia con il «prestito per la ricostruzione» del dopoguerra. Cessioni di titoli al prestito internazionale devono essere contrattati a livello dei governi dei vari paesi, dentro norme e costi concordati in modo trasparente e con la garanzia solidale dell’Ue. (…)

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Nota di Zeroconsensus: le misure proproste da questo economista possono essere quelle giuste, ma a mio avviso andrebbero integrate con alcune misure proposte da Vladimiro Giacché (vedi l’ultimo Marx21) come, per esempio, il permettere alla Banca Centrale Europea l’acquisto illimitato di titoli di stato direttamente sul mercato primario, al fine di calmierare i tassi di interesse insostenibili del Portogallo e quelli molto alti di Italia e Spagna.

Sfortunatamente i mesi preziosi appena trascorsi, che potevano/dovevano essere utilizzati per progettare una uscita coerente dalla crisi, sono stati utilizzati per mettere le basi di politiche suicide e paradossali ma ossequiose della liturgia neoliberista che nella crisi ci hanno precipitato: aumento delle tasse e tagli alla spesa pubblica, tutta roba che deprime la domanda aggregata e dunque il Pil, peggiorando le cose.

Possiamo dire dunque, che ancora una volta all’ottimismo della volontà di uomini come Amoroso e Giacché si contrappone il pessimismo della ragione data dai fatti posti in essere dalle nostre scellerate classi dirigenti.

A peggiorar le cose inoltre ci si mette pure Bernanke, Presidente della FED americana, che proprio oggi ipotizza una nuova, la terza, tornata di Quantitative Easing, ovvero di stampa di nuova moneta. Evidentemente le condizioni dell’economia americana sono drammatiche. Una simile manovra disperata, se posta in essere, non può che svalutare il dollaro con le conseguenti difficoltà per le esportazioni europee. Ormai siamo alle svalutazioni competitive. Per tacere poi delle possibili reazioni dei paesi Brics e soprattutto della Cina che ha riserve in dollari immense a rischio di ulteririori svalutazioni. Insomma, grande è la confusione sotto al cielo…ma la situazione è allarmante.

Un ultima annotazione legata alle fonti, il centro studi Federico Caffè non è un covo di pericolosi bolscevichi, ma il pensatoio di miti keynesiani.

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