Il massimalismo parolaio dei Vicere cagliaritani

di Giuseppe Masala

Pubblico con piacere uno scritto del Compagno Gianni Fresu sull’ordine del giorno patacca della Regione Sardegna che secondo alcuni avrebbe sdoganato la questione del rapporto Stato italiano – Regione Sardegna.

In fondo al post troverete una piccola biografia di questo giovane e bravo studioso.

In merito al famigerato ordine del giorno (n. 79, approvato dal Consiglio Regionale il 21 marzo, primo firmatario Giacomo Sanna), la prima reazione spontanea, vista la credibilità dei soggetti proponenti, è stata una sonora risata. Tuttavia, al di là di fin troppo semplici battute, quest’ordine del giorno è in sé preoccupante per la faciloneria con cui si imbocca una strada vischiosissima solo per avere spazio sui giornali e smarcarsi giusto in tempo per il certificato di verginità pre-elettorale. Spararla così grossa serve solo a depotenziare il significato degli strappi istituzionali e ad assuefare i cittadini a una politica fatta di annunci sensazionali cui non seguono mai fatti concreti. Una tendenza tipica del vecchio massimalismo socialista: nel Congresso del PSI del 1919 (l’apoteosi storica del massimalismo parolaio) vennero proposti al voto degli ordini del giorno che predisponevano la rivoluzione per la domenica successiva all’assise. Ecco, quella mi sembra la strada intrapresa oggi dal Consiglio regionale sardo.

Le parole sono importanti, e temo ci sia o incoscienza sul significato di quelle adoperate o, peggio, una consapevole strumentalità per nulla corrispondente a quel che sino ad oggi questi signori hanno fatto e, soprattutto, a quel che realmente intendono fare ora. L’ordine del giorno (patacca) testualmente recita:  ”Verifica dei rapporti di lealtà istituzionale sociale e civile con lo Stato che dovrebbero essere a fondamento della presenza e della permanenza della Regione nella Repubblica italiana”. Senza giri di parole ritengo che se la Lega avesse fatto approvare un dispositivo analogo in tanti avrebbero gridato allo scandalo. Fino a prova contraria, in un quadro costituzionale come il nostro, non è ipotizzabile alcuna verifica della “presenza e permanenza di una regione nella Repubblica italiana”. Anche il più somaro tra gli studenti di diritto costituzionale sa che l’Unità e indivisibilità della Repubblica, come del resto la forma repubblicana dell’ordinamento, sono principi non soggetti a sindacato, transazione o modifica.

L’unica strada sarebbe, assolutamente legittima per carità, quella della secessione (con annessi e connessi). Ma se così fosse, tendenzialmente, mi verrebbe naturale nutrire qualche diffidenza sulla buona fede dei primi firmatari di questo Odg. Detta più brutalmente, se proprio dovessi dar credito a una prospettiva di quel tipo mi volgerei ad altri soggetti politici da sempre e con coerenza impegnati in quella lotta, non certo a chi fino ad ora ha esercitato e continua a esercitare ben altro ruolo nella dialettica Stato-Regione. Dietro quest’operazione mi sembra ci sia una gran voglia di spostarsi dal palazzo alla viglia del suo crollo, dopo averlo edificato con tanto impegno e amore (mattone per mattone), dando ovviamente la responsabilità del collasso ad altri. E’ chiaro, i governi Berlusconi, Prodi e Monti hanno una buona fetta di colpevolezza, forse la gran parte, per la condizione in cui versa la Sardegna, ma questo non cancella due dati che a me sembrano dolosamente nascosti sotto il tappeto:

1)   I governi nazionali hanno potuto operare in un determinato modo perché sostenuti dalle classi dirigenti sarde, compresi i firmatari di questo Odg (patacca);

2) Le dolose responsabilità dei governi nazionali sono ampiamente compensate da quelle dei governi regionali, primo tra tutti, quello tutt’ora in sella che i principali proponenti dell’Ordine del giorno si guardano bene dal disarcionare.

Per quanto riguarda il dibattito a sinistra, il vero punto politico è aver dato sponda proprio alle forze politiche maggiormente responsabili del disastro sardo che, incuranti del proprio fallimento, cercano ora di scaricare le loro responsabilità sul governo nazionale e su rapporti di forza (Stato-Regione) fino a oggi sostenuti. Il discorso sarebbe stato diverso se i proponenti della maggioranza avessero legato all’ordine del giorno alcuni atti politici in grado di aprire realmente una vertenza durissima Stato-Regione: 1) staccare la spina al Governo Cappellacci; 2) dimettersi dai ruoli in Giunta e nelle Commissioni; 3) proporre le dimissioni dell’intero Consiglio regionale (e magari anche delle amministrazioni locali). Si è invece preferita la strada più semplice (quella che non fa perdere i “benefici” del ruolo istituzionale ricoperto) lasciando credere che (da questo momento!) la Regione Autonoma della Sardegna era pronta a intraprendere un percorso tanto grave da ridiscutere la propia appartenenza allo Stato italiano (nientepopodimenoche!). Detta brutalmente, mi sembra l’ennesima operazione politicista con cui si prendono per i fondelli i sardi, fare come “i ladri di Pisa” del famoso adagio popolare toscano, quelli che di giorno litigano e la notte vanno insieme a rubare.

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Ganni Fresu, laureato con il massimo dei voti e la lode in Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche di Cagliari con una tesi dal titolo, Antonio Gramsci: dal cadornismo all’intellettuale collettivo. Cultore della materia in Storia delle dottrine politiche nella stessa facoltà nell’Anno Accademico 2000/2001. Nel febbraio del 2002 è vincitore del concorso per il Dottorato di ricerca in Filosofia, “Dialettica e mondo umano” presso l’Università di Urbino e titolare della relativa borsa. Con delibera dell’Istituto di Scienze Filosofiche e Pedagogiche “Pasquale Salvucci” dell’Università di Urbino è dichiarato “Cultore della materia” in Storia della filosofia per l’AA 2002-2003. Con delibera della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Cagliari, è dichiarato “Cultore della materia” in Filosofia politica per gli A.A. 2003-04 e 2004-05. Nel febbraio 2005 l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici gli attribuisce un progetto di ricerca con relativa borsa in Storia contemporanea, sul tema “Violenza politica e potere in Italia nel secondo dopoguerra”. Il 4 febbraio del 2006 consegue il titolo di Dottore di ricerca in Filosofia, “dialettica e mondo umano”, presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Dall’AA 2006-07 è “Cultore della materia” di Storia contemporanea e Storia della Sardegna contemporanea e svolge attività didattica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Cagliari. Dal 2007 è titolare di assegno per lo svolgimenti di attivita’ di ricerca e didattica, dell’area Scienze storiche, filosofiche, psicologiche e pedagogiche, settore M-Sto/04 dal titolo: “I Parlamentari Sardi (Il Novecento)”, presso l’Università di Cagliari. Dal 2006 collabora con la Fondazione Istituto Storico “Giuseppe Siotto”, nell’attività di ricerca, ideazione, preparazione e supporto allo svolgimento di convegni, seminari e incontri intorno a temi di Storia contemporanea.
Fondatore e Presidente del Centro studi della Sardegna “Antonio Gramsci” e della rivista “Quaderni della Sardegna” dal 1998 al 2002, si è occupato di Storia del movimento operaio, di Storia delle classi dirigenti italiane nell’età contemporanea. Dal 2002 collabora con la casa editrice La Città del sole di Napoli, nella definizione della linea editoriale e nella realizzazione di eventi scientifico culturali connessi.
Oltre a svolgere attività di ricerca didattica presso l’Università di Cagliari dal 2001, ha personalmente organizzato e diretto conferenze, corsi e seminari di approfondimento per le scuole superiori della Sardegna sulla figura dell’intellettuale sardo. Ha partecipando a numerosi convegni di studi storici e collaborato a diverse riviste. È membro della SISSCO (Società per lo studio della storia contemporanea) e fa parte della redazione della rivista Marxismo Oggi.

PUBBLICAZIONI
Ottobre 2011, La prima bardana, modernizzazione e conflitto nella Sardegna dell’Ottocento, CUEC, Cagliari.
Novembre 2009, Oltre la parentesi. Fascismo e storia d’Italia nell’interpretazione gramsciana. Carocci, Roma.
Settembre 2008, Lenin lettore di Marx. Determinismo e dialettica nella storia del movimento operaio. La Città del Sole, Napoli.
Dicembre 2007, Gli strumenti della politica. Catalogo della biblioteca di Renzo Laconi. Aìsara edizioni Cagliari.
Dicembre 2005, Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito. Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, La Città del Sole, Napoli.

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