E se fallissero le banche?

di Giuseppe Masala

Ormai da quattro lunghi anni i nostri governanti ci assillano con un mantra: “Voi non potete immaginare cosa succederà se falliscono le banche“. Di conseguenza ci invitano ad accettare ogni sorta di sacrificio al fine di evitare quella che loro ci descrivono come un apocalisse.

Mi rendo conto, viviamo in un sistema economico bancocentrico ed effettivamente il crollo del sistema finanziario può essere un problema. Ma anche una opportunità. Per questo ho deciso di provare a raccontare cosa potrebbe accadere e cosa sicuramente non accadrà se crollano le banche. La mia, vi avverto, sarà una visione da una angolatura un pò particolare.

Innanzitutto va chiarito che non vi è alcuna evidenza scientifica che al crollo delle banche corrisponderà il rallentamento della velocità di orbita della terra: il sole dovrebbe sorgere in perfetto orario. Il giorno dopo il crack di Lehman Brothers Holdings Inc. i medici non hanno segnalato difficoltà particolari nei parti, di conseguenza è presumibile che il crollo del sistema finanziario non provochi particolari problemi alle partorienti. I veterinari non hanno segnalato problemi nel mondo animale. Possiamo presumere che, con il  crollo delle banche, le mucche e le pecore continueranno a brucare l’erba e a produrre dell’ottimo latte. Aggiungo che nel caso in cui le ditte che producono caglio chimico chiudano per qualche giorno, a causa dell’assenza di “biglietti di stato a corso legale“, nulla vieta ai pastori di utilizzare caglio naturale regalandoci dei formaggi degni della tavola di un re. Tutto questo per chiarire un concetto: “apocalisse finanziaria” non significa l’Apocalisse di Giovanni descritta nel Nuovo Testamento.

Detto tutto questo, per spiegare l’allarmismo esagerato credo sia giusto fare un piccolo discorso storico. Probabilmente (chiedo a qualche storico o archeologo di darmi una conferma), quando i barbari erano sotto le mura di Roma, i Patrizi abituati a lussi e sfarzi, ammonivano plebei e schiavi dei rischi che si sarebbero corsi se fosse caduto l’antico ordine. Chissà, forse facevano dire ai sommi sacerdoti che si sarebbe dovuta affrontare anche l’ira funesta di Giove e di tutti gli altri dei. Così oggi, a pensarci bene, mi pare del tutto normale che i patrizi contemporanei  (leggi i banchieri) facciano urlare ai loro sacerdoti (leggi i giornalisti e gli economisti accademici) che, se cadranno le banche, ci cadrà in testa l’intero universo. In realtà l’universo cadrà in testa a loro, come è caduto ai patrizi romani: perderanno i loro privilegi e il loro immenso potere.

Non  si può negare che comunque qualcosa con la caduta del sistema finanziario accadrebbe: chi ha risparmi in banca vedrebbe volatilizzati i frutti del lavoro. Non è una bella cosa, ed è normale che queste persone siano portare ad incazzarsi se si verificasse questa ipotesi. Però dovrebbero, secondo me, fare un ragionamento più articolato e porsi qualche domanda: che differenza fa vedere vaporizzati in un attimo i propri risparmi con il crollo bancario o vedere lo Stato che “sgranocchia” piano piano questi danari, con le tasse (pensiamo in l’Italia all’Imu e all’aumento dell’Iva) e l’inflazione, al fine di puntellare il potere dei banchieri? Da notare poi che nulla vieta, se si verificasse l’evento, ad uno Stato amico dei cittadini di nazionalizzare le banche e di stampare una sua nuova moneta rimborsando, almeno in parte, i cittadini dei loro risparmi. Del resto, sempre per rimanere in Italia, lo Stato Italiano continua, nonostante non batta più moneta, a mantenere una prestigiosissima Zecca di Stato attualmente impegnata a coniare medaglie commemorative.

La faccio troppo semplice? Purtroppo si. Infatti la storia insegna che ben difficilmente una classe dirigente fallimentare accetta di cedere il potere senza combattere una lotta feroce, anche quando è cosciente del proprio fallimento storico. E infatti, così si spiegano, per esempio, le guerre “umanitarie” che hanno il fine reale di depredare nazioni per sostenere un sistema (quello del capitalismo finanziario occidentale) ormai dissanguato finanziariamente e in crisi irreversibile di idee.  Qui sta il vero problema.

PS

Dedico questo post all’amica “Marruda” Contini, senza il suo “botta e risposta” con il Dottor Carlo U. sul fallimento delle banche questo post (scherzoso ma non troppo) non l’avrei mai scritto.

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