European Bailout Stigma

di Giuseppe Masala

Il mercato finanziario non finisce mai di stupire. Oggi vi parlo di un fenomeno curioso: lo stigma da salvataggio europeo. Il grafico sopra (preso da zerohedge.com) ci spiega che esiste un differenziale (spread, tanto per cambiare) tra il valore medio dei CDS (Credit Default Swap, assicurazioni sul rischio fallimento) delle banche che non hanno attinto al danaro facile della Banca Centrale Europea e il valore medio dei CDS di quelle che invece vi hanno fatto ricorso a mani basse. Dunque nel mercato dei CDS si ritiene che le banche sussidiate dalla BCE sono a più alto rischio di fallimento. O almeno gli operatori ritengono che coloro che vi hanno fatto ricorso hanno ammesso implicitamente di non godere di buona salute.

Il lato che dovrebbe far riflettere è che alcuni continuano a paventare una terza tornata di questo prestito. Quale sarebbe la reazione dei mercati di fronte ad uno stigma ancora più evidente? Ed inoltre, ha senso continuare a dar soldi alle banche all’1% che, vista la recessione europea, hanno ben poche possibilità di prestare nel circuito dell’economia reale? Infine, che senso ha prestare all’1% alle banche dei paesi mediterranei che poi devono investire in titoli emessi dai loro stati, ad interessi tra il 4 e il 6%, quando questi (causa recessione) vedranno esplodere ancora di più il loro rapporto Debito/Pil e quindi vedranno avvicinare il baratro della bancarotta? Sottolineo che l’aumento del rischio bancarotta per gli Stati significa diminuzione del valore, nel mercato secondario, dei titoli acquistati dalla banche. In caso di fallimento vero e proprio, ovviamente, abbiamo una perdita secca per le banche sui titoli acquistati. Un gatto che si morde la coda.

Queste domande penso se le sia poste anche Mario Draghi che infatti oggi chiede un meccanismo europeo per salvare le banche in difficoltà. Anche lui si sta accorgendo che la strategia dell’LTRO non è risolutiva. Come già aveva subdorato zeroconsensus tanto tempo fa.

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