Il tesoro di Ulisse

di Giuseppe Masala

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Provare a dire qualcosa di nuovo sulla situazione greca è apparentemente difficile. Ma forse è possibile. Sia chiaro, ciò che ho intenzione di raccontare va considerato come una tessera di un puzzle da incastonare assieme a ciò che si racconta su tutti i massmedia al fine di avere le idee un pò più chiare.

Già altre volte ho parlato della tragedia del paese ellenico per tanto non mi dilungo a riscrivere la mia opinione. Un punto, però, della narrazione che tutti noi conosciamo appare poco logico: per quale ragione il FMI e la UE vogliono che vengano privatizzate le aziende statali di questa sfortunata nazione? La risposta appare semplice; per ripagare il debito. Corretto, naturalmente, se si guarda la questione dal punto di vista dei creditori (FMI e UE) e del debitore (Grecia). Meno chiaro appare il perchè delle aziende straniere (i famosi “investitori esteri“) dovrebbero investire miliardi di euro in una nazione dove la povertà dilaga e quindi dove non vi è un mercato interno degno di questo nome. Per fare un esempio (non a caso, per la verità), per quale ragione una multinazionale dovrebbe acquistare a prezzi non altissimi certo, ma pur sempre elevati, la compagnia statale del gas greca? Certamente, non per guadagnare dal mercato interno, visto che le cronache narrano di masse impoverite che non hanno manco la capacità reddituale per soddisfare le necessità di alimentazione. Forse non è sufficiente neanche la spiegazione –  data nell’articolo linkato sopra – legata alla guerra dei gasdotti in corso tra Russia e il blocco occidentale. Infatti la spiegazione potrebbe essere un’altra.

Secondo David Hynes, espreto di giacimenti petroliferi della Università americana “Tulane University” nelle profondità del Mar Egeo vi sarebbero riserve petrolifere e di gas per la cifra equivalente di 300 miliardi di euro. Quanto basta per porre in assoluta sicurezza la solvibilità del debito greco. Incuriosito dall’affermazione di questo studioso, con qualche ricerca su internet, ho scoperto che effettivamente qualcosa ci deve essere di vero, visto che il 3 di Dicembre del 2010 il ministero per l’energia greco ha annunciato la creazione di una società pubblica per la ricerca di idrocarburi. Inoltre il ministero greco ha rilasciato varie concessioni offshore per le ricerche. Senza cadere in facili sensazionalismi è chiaro che alla luce di simili opportunità le privatizzazioni delle società statali del gas e del petrolio richieste a tamburo battente dall’FMI e dalla UE assumono ben altro significato: l’opportunità di un grande affare per le compagnie petrolifere occidentali. Alle spalle del popolo greco, che se tutto questo fosse confermato, sarebbe due volte vittima.

Sottolineo, anche se non vi sarebbe il bisogno, che la politica del FMI nei confronti della Grecia sarebbe da inquadrare nella ben consolidata tradizione di questo ente: spolpare il paese debitore obbligandolo a vendere al miglior offerente (generalmente multinazionali occidentali) le proprie ricchezze.

Fosse vero, tutto avrebbe senso.

 

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