Dislocazione euroatlantica

di Giuseppe Masala

Nota di Zeroconsensus: Propongo un estratto dal testo di Hosea Jaffe, “Via dall’azienda mondo”. In questo scritto (del 1995) l’economista africano analizza le possibili cause di un collasso del sistema capitalista occidentale.  Tra le cause individua lo scollamento – che lui già allora riusciva a vedere – esistente tra paesi dell’Unione Europea. Particolarmente interessante dal nostro punto di vista è il giudizio di Jaffe sul capitalismo italiano in perenne conflitto di interessi tra il suo essere occidentale ed il suo essere mediterraneo e “terzomondista”.  Tale contraddizione si è palesata anche nei tragici giorni dell’aggressione imperialista alla Libia di Muammar Gaddafi. Una aggressione – oltre che infame dal punto di vista etico – contraria ai nostri interessi nazionali, ma alla quale siamo stati – obtorto collo – obbligati a partecipare dai nostri “alleati” euroatlantici. In generale questo scritto ci da anche una eccellente chiave di lettura degli accadimenti di questi giorni in merito alla possibile uscita dall’Euro della Grecia. La paura degli stati appartenenti al “nucleo duro” dell’Unione (Francia, Germania ecc.) è, a mio avviso, proprio quella che sia l’inizio di quella dislocazione di cui parla Jaffe.  Vi lascio alla lettura del testo e alle vostre riflessioni non prima di ringraziare Maria Cristina Serban per il suo preziosissimo lavoro di analisi.

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“Se si desiderano delle corrette relazioni egualitarie con i paesi che s’affacciano all’Adriatico, per esempio, non si può ottenerle partendo dall’Unione Europea. Se l’Italia uscisse dall’Unione Europea, si potrebbe avere un atteggiamento differente verso quei paesi ed essi vi guarderebbero con alti occhi, tutt’affatto differenti.
Il suggerimento è di non puntare a una produzione sempre maggiore ma di cercare una produzione minore, ed efficientemente minore. Negli interessi dell’uomo e della natura, ovviamente.
L’economia mondiale è controllata e spartita tra l’Unione Europea guidata dalla Germania, il Giappone e gli Stati Uniti. Queste sono le sole potenze mondiale al giorno d’oggi. La Russia non è mai stata una potenza, era un problema che gli stati occidentali hanno cercato di rimuovere e forse hanno rimosso. Ora quelle tre potenze, con i loro patti – per esempio oggi l’accordo del Pacifico per il Giappone – controllano l’economia mondiale, gli stati, i governi, gli apparati statali, assieme alle multinazionali che controllano la maggior parte del commercio mondiale.
Sono questi tre motori a far muovere il mondo e, per come la penso io, non è realistico aspettarsi che essi si fermino da soli, dall’interno, per mezzo delle lotte di classe e simili. Può forse essere che questo avvenga negli Stati Uniti: se la gente messicana e la gente “negra” si mettono d’accordo, potrebbero produrre qualche mutamento qualitativo negli Stati Uniti. Non ci sono ancora indizi di questo, ma penso che succederà, che prenderà forma un qualche fronte politico tra “negri” e messicani negli Stati Uniti. C’è già una forza di sessanta o settanta milioni di persone, è abbastanza grande. Ma altrove non è realistico aspettarsi cambiamenti all’interno dei motori storici, e ciò signicia che i cambiamenti devono arrivare da altre direzioni.
Una prima direttrice proviene dal Terzo mondo. Qualche sviluppo, sul tipo del Kerala indiano, o un movimento all’incrontrario nell’ex Urss, in Russia, per tornare un po’ indietro. Mutamenti di questo tipo possono cambiare il sistema.
L’altra possibile direttrice è che i partner meno ricchi e più deboli delle potenze possano produrre una spaccatura. Penso che il partner povero degli Stati Uniti sia solo il Canada, ma non cambierà; l’esperienza cubana non sarà importata. Il Giappone non ha partner poveri, è da solo. Il gruppo fragile è l’Unione Europea, ora costituita da quindici paese uniti da un legame molto impari, dato che ha una coda molto lunga: Grecia, Portogallo, Spagna e Italia sono, in grado differente, quattro paesi deboli anche se l’Italia ha più di un punto di forza. Se avverrà qualche cambiamento che dislocherà l’Unione Europea, questo sarà prodotto non dalla testa ma dalla coda del treno europeo. Potrà venire dalla Grecia, che praticamente è in fondo, e dalla Spagna, che non è molto in forma, o dal Portogallo, che non è particolarmente importante (ma talvolta il tender può andare in fiamme e incendiare il treno), oppure dall’Italia, che è già lacerata dal conflitto di interessi tra quello che può guadagnare dal mercato europeo e quello che può guadagnare dall’America latina, dal Nordafrica e dal Medio Oriente. Un bel problema per il capitalismo italiano! Penso che non siano sicuri dove stia il guadagno. Secondo le ultime statistiche che ho letto, l’Italia sta andando molto bene fuori dall’Europa, ma non in Europa. E ciò può causare qualche dislocazione in Italia e nella coda del treno europeo. Questa è la seconda direttrice da cui il sistema mondiale può essere riorientato.”

Hosea Jaffe, “Via dall’azienda mondo. Dove la destra e la sinistra stanno dalla stessa parte“, 1995, Jaca Book

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