Convergenze

di Giuseppe Masala

convergenze

“Il movente dell’utile, insieme con la concorrenza tra i capitalisti, è responsabile dell’instabilità nell’accumulazione e nell’utilizzazione del capitale, destinata a portare a crisi sempre più gravi.”

Albert Einstein,”Why Socialism?” – Monthly Review – New York, maggio 1949″

 

I ricercatori di questo primo gruppo sono convinti che i cicli si comprimono con l’intensificazione del progresso scientifico-tecnologico: dagli anni 40 la lunghezza di un ciclo si è ridotta da 50-55 a 40-45 anni.””

 Alexander Aivazov e Andrey KobyakovNikolai Kondratiev’s “Long Wave”: The Mirror of the Global Economic Crisis

 

“La crisi inizia quando i tassi di interesse riportati a livelli normali non consentono la sopravvivenza di attività marginali. Inizia già nell’autunno del 2007 quando il Dow Jones abbandona il massimo storico. La crisi non è finanziaria: è una crisi di sovrapproduzione finanziata a leva e ingigantita da una politica economica molto aggressiva.”

Cristiano Antonelli,  “Appunti per una lettura schumpeteriana della crisi

 

Nota di Zeroconsesus: Può apparire uno sterile esercizio di stile – quasi una teoria del “complotto” – quello di prendere tre citazioni da tre autori assolutamente diversi tra loro e trarre una “morale” o addirittura una teoria. Però è quantomeno curioso che un grande fisico, relativamente intelligente, prospetti per il capitalismo un futuro fatto di crisi sempre più profonde (dei cicli?) e che allo stesso tempo gli studiosi dei cicli di Kondratiev da un punto di vista dell’economia reale, ipotizzino un restringimento temporale delle onde (quindi un aumento della frequenza delle crisi).  Infine, Antonelli – studioso di Schumpeter – descrive la crisi, attualmente in corso, come una crisi ciclica ma ingigantita (dunque resa più profonda) da una politica monetaria sempre più aggressiva. Se non fosse un esercizio di stile sarebbe quasi il caso di trarne una morale. Chiamiamole dunque, convergenze.

PS

Non vedo nulla di strano nel citare un fisico che apparentemente mai si è occupato di economia. Anzi confesso che chiunque avesse scritto quelle due pagine (Why Socialism) così belle e dense di significato sarebbe stato da me citato anche se di mestiere avesse fatto il pittore, il poeta o il ciabattino. Molti economisti (ma poi, cosa vuol dire economista?) di prima, seconda o quarta fila non arrivano a scrivere due pagine del genere dopo una vita  di studio.

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