L’Euro, la Tetradracma e la sindrome di Willy il Coyote

di Giuseppe Masala

 

Tetradracma ateniese

L’accusa principale mossa dai detrattori dell’Euro (per il poco che conta, anche l’autore di questo blog) è che in un’area monetaria non omogenea l’adozione di una moneta unica si risolve nell’inibizione di un “naturale” fenomeno economico: quello che – in un mercato aperto – alla presenza di un deficit della bilancia dei pagamenti deve corrispondere un automatica svalutazione della moneta della nazione in deficit nei confronti della moneta della nazione in surplus. Semplicemente, se l’Italia ha un deficit nei confronti della Germania la moneta Italiana deve deprezzarsi rispetto al Marco Tedesco fino a quel livello tale da riequilibrare la bilancia dei pagamenti. Questo perchè – sempre semplicemente – il sistema’Italia deve vendere sul mercato dei cambi un surplus di lire (e acquistare un surplus di marchi) necessario per finanziare l’acquisto di beni e servizi in deficit dalla Germania. E’ chiaro che se la moneta è la medesima questo banale meccanismo economico si inceppa: il deficit diventa cronico, la nazione in deficit si deindustrializza perchè gli imprenditori andranno a produrre in una nazione terza maggiormente competitiva rispetto a quella di origine e – dulcis in fundo – lo stato importatore cronico si ritroverà sul groppone una marea di disoccupati – da sostenere con il welfare – e pure minori entrate fiscali.  Ci sarebbe da aggiungere che lo Stato-Preda per guadagnare competitività nei confronti dello Stato-Predatore può muovere solo una leva; quella del costo del lavoro che va compresso, al fine di far riguadagnare competitività al sistema paese rispetto agli altri e dunque riequilibrare la bilancia dei pagamenti grazie all’abbattimento del costo del lavoro per unità di prodotto delle merci E’ esattamente quello che sta tentando di fare Mario Monti sotto dettatura dei tedeschi. In buona sostanza l’Euro si è trasformato in un sistema di dominio delle nazioni della vecchia “area del Marco” nei confronti di quei paesi -definiti in maniera razzista – paesi PIIGS costretti a rincorrere una competitività irraggiungibile a causa del malaugurato fatto che la compressione del costo del lavoro causa una gelata della domanda interna con conseguente crollo del PIL (credere che l’export possa compensare il crollo della domanda domestica è una pia illusione). Insomma si finisce con la sindrome di Willy il Coyote che tenta, tra mille disgrazie, di acchiappare Bugs Bunny!

Andando a ricercare nel passato si scopre che la moneta è già stata usata con queste finalità di dominio. Paradossalmente il copyright di questa strategia è dei greci ed in particolare degli ateniesi. Secondo gli storici dopo la vittoria sull’Impero Persiano nel 449 a.C. Atene impose alle poleis della Lega delio-attica di chiudere le loro zecche e di utilizzare la Tetradracma, moneta battuta ad Atene. Secondo alcuni, addirittura, grazie a questo “primato monetario” Atene finanziò l’abbellimento della città e la costruzione del Partenone. Credo di poter aggiungere – visto che la Tetradracma era una moneta agganciata ad un bene reale cioè l’argento con la quale era coniata – che se così è, gli ateniesi utilizzarono probabilmente un vecchio stratagemma (utilizzato successivamente da molti imperatori romani): alleggerire le monete così da poterne coniare una quantità maggiore con una determinata quantità d’argento. Del resto sarebbe bastata una “grattatina” impercettibile ai sensi umani, per accumulare un bel gruzzolo per costruire il Partenone o qualche altra cosa.

Certo, il sistema architettato da Pericle era piuttosto rudimentale, dato che all’epoca non esisteva la banconota e gli ordigni finanziari dell’epoca contemporanea, ma il concetto rimane il medesimo. Straordinario!

Cambiano le epoche, le civiltà si susseguono ma la volontà di potenza rimane la stessa.

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