Per l’Unione Mediterranea

di Giuseppe Masala

Nota di Zeroconsensus: propongo uno stralcio di una lunga e bellissima intervista, sulla crisi e sulle sue possibili soluzioni, al Professor Luciano Vasapollo. L’intera intervista può essere letta sul sito contropiano.

Tu quindi chiedi una soluzione politica?
«Le ricette di partiti come il Pd che appoggiano in todo il governo Monti sono suicide e indietro storicamente, economicamente e politicamente anche rispetto a quello che pensano molti uomini politici ed economisti che si richiamano alla destra berlusconiana o addirittura più radicale. Inutile offrirsi all’altare sacrificale imposto dalla Germania sperando di entrare fra i potenti addossando tutti i costi della crisi ai lavoratori. Quello che sta attuando il governo dei professori bocconiani e clerico-confindustriali contro il mondo del lavoro non era riuscito a farlo neanche Berlusconi, poiché si sta subendo totalmente la ristrutturazione imposta dalla borghesia tedesca. Quanto accaduto attraverso le politiche economiche negli ultimi otto mesi rischia di costituire le fondamenta per costruire la nuova forma-Stato d’Europa per i prossimi 30 anni. Ma sta rinascendo un forte conflitto sociale, malgrado anche la posizione accondiscendente e consociativa del partito di Bersani e dei suoi utili alleati dei sindacati confederali, che fingono inappropriate proteste ma accettano la filosofia del disegno politico complessivo. Il parlamento abbatte lo stato di diritto e modifica la Costituzione con una maggioranza trasversale, ma sono ormai politicamente talmente deboli e non rappresentativi della società reale che sono bastate le proteste di massa contro Equitalia per annunciare l’utilizzo dell’esercito rievocando i tristi periodi della democrazia repressiva antipopolare e a connotato fascistoide».

Le elezioni in Grecia potrebbero essere decisive in tutti i sensi anche a favore del rilancio di un forte e organizzato movimento dei lavoratori europeo?
« Auspico una vittoria delle sinistre di classe in Grecia perché potrebbero riaffermare un forte protagonismo sociale e le possibilità di uno sviluppo autodeterminato in molti paesi europei. Oggi la sinistra di classe greca, che non può assolutamente prescindere dal ruolo chiave del KKE e dalla forza conflittuale del sindacato del PAME, potrebbe porsi come punta più avanzata del conflitto sociale europeo contro le politiche dell’euro e della troika.
I compagni greci si devono assumere la responsabilità politica insieme alle altre organizzazioni sociali e del sindacato conflittuale di indicare al movimento dei lavoratori europeo, a partire da quelli dei paesi PIIGS, una soluzione tutta politica rilanciando una battaglia per la fuoriuscita dall’Europa dell’euro su un terreno di classe; un percorso di lotte e organizzazione per far convivere i momenti rivendicativi tattici con la capacità di rilanciare attraverso la lotta il protagonismo sociale e sindacale che si sappia coniugare con la prospettiva strategica sull’orizzonte della trasformazione radicale in chiave socialista. Per far ciò serve una proposta e un percorso tutto politico e non di accettazione delle compatibilità economiche per quanto edulcorate e a carattere apparentemente sociale, ponendosi da subito fuori dall’euro dell’Europa imperialista e per la costruzione di un’area che si muova da subito sul terreno dell’anticapitalismo.

Un forte e organizzato movimento di classe a partire dall’Europa Mediterranea , potrebbe imporre attraverso una forte e radicale legge patrimoniale,una congrua tassazione di tutti i capitali, una effettiva redistribuzione del reddito ma soprattutto della ricchezza già a partire da riforme strutturali che riconoscano il reddito minimo garantito universale, la gratuità di tutti i servizi essenziali, un piano di edilizia pubblica e popolare, la protezione e il salario pieno per tutti i lavoratori.
Il fulcro centrale della proposta deve però partire dalla nazionalizzazione delle banche per il controllo sociale dei flussi di credito da indirizzare prioritariamente a investimenti socialmente utili ponendo da subito la questione della nazionalizzazione dei settori strategici e la statalizzazione dei cosiddetti settori in crisi.

Basti pensare a quanto accaduto nei paesi dell’ALBA in America latina, dove si è realizzata una vera e propria inversione di tendenza sociale attraverso il distacco degli organismi del capitale, come l’FMI, con le nazionalizzazioni dei settori strategici come le comunicazioni, l’energia, i trasporti , con forti investimenti sociali sorretti da una propria Banca del Sur.
Da noi bisogna realizzare lotte e percorsi di un nuovo protagonismo sociale capace di invertire i rapporti di forza da parte delle organizzazioni di classe per elaborare un programma tattico e strategico.
Se si esce da soli dall’euro, cioè con una decisione unilaterale di un solo paese, si viene certamente investiti dalla speculazione internazionale capace di spezzare le possibilità di uno sviluppo autodeterminato.

Se la sinistra greca vince dovrebbe pensare a mettersi alla guida del movimento di classe europeo per costruire una vasta area dell’alternativa anticapitalista, che prendendo di petto la questione del debito e imponendo il suo non pagamento alle banche europee e alle società finanziarie internazionali sappia porre le basi per la costruzione di un’area di paesi che si doti di una propria moneta e di un auto centrato modello di sviluppo fuori dalle logiche del profitto e dello sfruttamento capitalista (nel nostro libro “Il risveglio dei maiali PIIGS”, già alla seconda edizione 2012 per l’editore Jaca Book, chiamiamo tale moneta LIBERA per l’area ALIAS che potrebbe comprendere i paesi dell’Europa Mediterranea, dell’Africa Mediterranea inglobando anche alcuni paesi dell’Est Europeo).

Ma tutto ciò è utopia? E’ davvero nel mondo irrealizzabile di alcuni “sognatori marxisti”?
«La crisi del capitale è sistemica e profonda, e sempre più si trasformerà in una crisi sociale senza precedenti. La storia non ha percorsi lineari ma procede con salti e rotture in funzione delle determinanti del conflitto sociale, basato su sempre nuove e più articolate relazioni sociali che modificano i rapporti di forza e che vanno indirizzati a favore del movimento dei lavoratori, con intelligenza tattica ma senza nulla concedere al capitale accettando impossibili ruoli di cogestione della crisi. Di esempi ne abbiamo tanti: dal progetto alternativo antimperialista, anticapitalista e di sistema dell’ALBA, fino a soluzioni legate specificatamente solo alla risoluzione del problema del debito, come ad esempio anche in Europa l’Islanda, che non ha avuto problemi a fare una scelta coraggiosa dichiarando il non pagamento del debito pubblico alle società finanziarie e alle banche inglesi e olandesi restituendo invece i soldi dei titoli pubblici ai piccoli risparmiatori ma non ai potenti. In America Latina ci sono stati casi di percorsi di default programmato, come l’Argentina che a inizio di questo nuovo secolo veniva data per spacciata, ha invece seguito un proprio modello di sviluppo nazionale sottraendosi dal cappio dello strozzinaggio dei potentati finanziari internazionali ed oggi è una potenza emergente. Per far tutto questo c’è bisogno di una virtù che oggi in Italia e in Europa fatica ad emergere, il coraggio politico di una sinistra di classe che scelga da subito il terreno conflittuale per la prospettiva dell’alternativa di sistema in chiave socialista».

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