Progresso ed eguaglianza inter-nazionale

di Giuseppe Masala

 

È più facile dire ciò che il progresso non è piuttosto che dire ciò che è o dovrebbe essere. La parola ha due dimensioni, una economico-tecnologica, l’altra cultural-spirituale. Nella sua accezione più semplice, essa sta a indicare continui miglioramenti nelle nostre condizioni materiali di esistenza e nella qualità della vita. Ma chi siamo “noi”? Siamo individui? Possiamo credere che gli individu…i vengano prima nell’ordine delle cose, ma nella realtà contiamo poco in un mondo in cui il valore di scambio e il profitto vengono prima del valore d’uso. Con il termine valore d’uso non indichiamo solo che una cosa è utile e vantaggiosa. Indichiamo anche un benefico rapporto tra le cose che produciamo e consumiamo e noi stessi. In questo senso lato, il valore d’uso non è un movente della produzione e della distribuzione dell’odierna economia-mondo. Da questa affermazione scaturisce che l’individuo conta poco o nulla in questo dominante modo di produzione e di distribuzione che va sotto il falso nome di “economia di mercato”, “libera concorrenza” e “democrazia”. Invece degli individui, ciò che conta sono le classi, le corporazioni, i sindacati, gli stati con le loro burocrazie e i loro partiti e il cosiddetto “interesse nazionale”. Quest’ultimo di rado rappresenta il “popolo”, ma rappresenta sempre i gruppi e le forze economiche e sociali dominanti. Come disse il philosophe Claude-Adrien Helvetius, alla vigilia della rivoluzione francese, il proprio interesse è la molla e il segreto di ognuno. Benché usasse il termine interesse in una accezione eccessivamente fisico-psicologica, l’affermazione è vera anche riguardo ai gruppi, in particolare le classi, gli stati e le nazioni. Nella mia opera io ho cercato di considerare i rapporti ineguali tra le nazioni essendo essi, nella realtà mondiale, più importanti dei rapporti ineguali tra individui e tra le classi all’interno delle nazioni, anche in quelli che pensiamo costituiscano i nostri “affari privati”. Infatti, i rapporti di classe fondamentali sono tra classi che si trovano in nazioni opposte: le classi ricche dominanti si trovano nei paesi ricchi mentre la maggioranza dei produttori sfruttati si trova nelle nazioni povere. Il progresso si riferisce ai rapporti tra nazioni prima ancora che ai rapporti tra operai, capitalisti e “classi medie” e tra gli stessi individui che compongono queste classi all’interno di una singola nazione. Per questa ragione giungo alla conclusione che le definizioni di comunismo utopico e di comunismo “moderno” sono entrambe non fondate storicamente in quanto assumono l’individuo, piuttosto che la nazione, come punto di riferimento. La storia della nostra epoca – e, in realtà, dai tempi di Colombo e forse di Dante – non è che la storia di individui che hanno tratto beneficio o hanno sofferto a causa di ciò che è accaduto alle loro “nazioni” a livello mondiale. Per creare un “nuovo ordine sociale”, in cui gli individui possano essere felici, penso che in primo luogo si debba creare un nuovo ordine di uguaglianza inter-nazionale.

 

Hosea Jaffe – “Progresso e nazione“, 1990

Annunci