Il terzo cavaliere

di Giuseppe Masala

Per come la vedo io, il “decreto sviluppo” appena varato dal ministro Passera, rientra a pieno titolo nella politica di comunicazione attuata del Governo. Il messaggio è chiaro: il Governo c’è e lavoro per voi.  Dico questo perchè in realtà di misure serie per garantire una rapida uscita dalla recessione non ve ne sono, e manco ve ne possono essere, almeno fino a quando continuerà a farla da padrone la paradossale idea che si possa garantire la crescita mantenendo i feroci tagli alla spesa pubblica e l’inaudita pressione fiscale che va a colpire i soliti noti: i poveri. E’ ovvio che stando così le cose, il reale intento del decreto è quello di rassicurare o forse addirittura di “troncare e sopire” le voci di dissenso che iniziano a levarsi anche tra i sostenitori di Monti. 

A ben guardare però, un punto del testo è di cruciale importanza e lascia intuire le previsioni cupe che probabilmente si delineano – a porte chiuse – tra le file del Governo. Mi riferisco alla norma che istituisce un “Fondo per gli alimenti” ai poveri presso l’Agenzia per le erogazioni in Agricoltura. E’evidente che se si istituisce un simile fondo si ha la convinzione che le situazioni di disagio estremo sono previste in forte aumento. Altro che austerità, questa è politica da tempo di guerra (e da nazione sconfitta, per la precisione). Le classi dirigenti ci stanno preparando un futuro in stile greco e ne sono perfettamente consapevoli.

Disgustoso infine, che ai sensi della norma, la distribuzione delle derrate alimentari sarà affidata al solito terzo settore e dunque alle solite organizzazioni caritatevoli. Lo Stato insomma, non ci mette la faccia e lascia il compito di distribuire pane, formaggio e mortadella alle organizzazioni del no profit tipo Caritas (ma probabilmente vedremo nascere anche organizzazioni laiche, del resto  gli affari sono affari).  Non è da escludere che la mia ipotesi sulle motivazioni che hanno portato a questa scelta sia comunque ingenua, infatti potrebbe anche essere che dietro ci sia l’idea di non allargare il perimetro delle attività svolte direttamente dallo Stato sulla falsariga della devoluzione al terzo settore di fasce sempre più importanti di welfare state. Dunque anche una scelta ideologica o meglio, scelleratamente ideologica.

Evito di commentare infine, il fatto che a fare la parte del leone in questa tristissima storia saranno sicuramente le organizzazioni direttamente agli ordini di uno stato straniero situato nel cuore della nostra capitale. Stato straniero che per inciso  non ha rinunciato ad un euro delle innumerevoli prebende concesse dall’Italia ed è inoltre impegnato in operazioni finanziarie, tramite la sua banca (IOR), non esattamente conformi alla lettera e allo spirito del Vangelo. Non ci resta che sperare che questo Dio esista veramente.

Annunci