Il macellaio ed il governante (reloaded)

di Giuseppe Masala

 

Carracci2

Il giovane amico Pinuccio Masala – evidentemente colpito dalla mia favola “il macellaio ed il governante” – mi manda una sua versione che sono lieto di presentarvi.


In un antico villaggio europeo, molto piccolo e sperduto, non si sa bene se al centro al sud o al nord, viveva un macellaio che parlava poco; per contro era il suo fidato garzone di bottega a dire tutto ciò che il suo padrone pensava soltanto, sperticandosi in vanterie varie non smetteva mai di dire di quel perfetto tagliere e della mano ferma con cui il macellaio squarciava le carni.
Pare che la bontà dei prodotti fosse molto apprezzata dai suoi concittadini, come anche il suo modo di operare nel mercato della carne; egli sapeva bene da quali allevatori comprare le bestie da macello, sapeva anche per chi conservare i pezzi migliori ed è facile capire come questo intreccio di doti ne facesse uno dei più abili imprenditori della regione, capace di decidere a proprio piacimento i prezzi di vendita e i prezzi d’acquisto di cosce, petti e guanciali.
Ma anch’egli, seppure lavoratore integerrimo e intelligente, del quale abbiamo già detto, aveva dei piccoli difettucci che una volta lo fecero quasi soccombere di fronte alla più atroce delle avversità; e cosa, se non un malaugurato guasto delle celle frigorifere potrebbe essere più terribile per un onesto macellaio? Se i suoi coltelli, coltellini e coltellacci, se le sue scuri e gli altri attrezzi del mestiere erano sempre a puntino, grazie all’invidiabile set di pietre per affilare che possedeva e teneva sempre in ordine sotto il bancone del negozio, pare che egli usasse invece trascurare la manutenzione delle quattro enormi celle-frigo che riempiva a scadenze regolari durante l’anno.
Un fine settimana, per un incomprensibile guasto, tutto il frutto del suo lavoro andò a male: le celle smisero di funzionare in attesa del suo arrivo il lunedì seguente.
Il macellaio, con l’acqua alla gola, sul baratro, nel rischio della dissoluzione dell’impero commerciale che con tanto amore aveva creato, decise di rivolgersi al Viceré:
Viceré! Il carico è andato in malora… rotte le celle-frigo… estate, cal-do e tre giorni… mi aiuti! Come pagare gli allevatori?

Il Viceré, memore di quanto doveva al macellaio, origine di innumerevoli bei pranzetti a prezzo stracciato per i quali con tanta vanità poteva ammirare allo specchio il suo ventre penzolante fin quasi alle ginocchia, non avrebbe potuto in alcun modo negare il suo aiuto, e il giorno stesso convocò i suoi ministri per sapere cosa pensassero a proposito di una soluzione che aveva escogitato per aiutare il povero macellaio.
Signori ministri, siamo in una situazione drammatica! Il paese intero rischia di rimanere senza carne a causa del gravissimo problema che ha colpito il nostro macellaio! Anche gli allevatori rischiano il tracollo economico visto che il macellaio non può pagare i capi di bestiame ac-quistati. Ma non vi preoccupate ho escogitato una soluzione veramente interessante: il comune fonderà una società, “la “bad batcher’s shop” per acquistare la carne avariata dal macellaio che, con i soldi ricevuti, potrà ripagare i debiti con gli allevatori e riprendere la sua at-tività! Saranno tutti felici e contenti: il macellaio, i contadini e anche i cittadini che potranno mangiare ancora le migliori carni!

Tutti i consiglieri applaudirono estasiati alla geniale soluzione. Solo uno appariva poco soddisfatto e, con voce flebile, chiese la parola:
Signor Viceré, Signori Ministri, a me non pare giusto che il macellaio imprevidente, che mai ha fatto manutenzione alle sue celle-frigo, venga aiutato in questo modo. Non dobbiamo fare una “bad batcher’s shop” ma dobbiamo acquistare direttamente la macelleria, assumere un macellaio più capace e riparare le celle-frigo. Che ci fa poi il paese con la carne avariata acquistata al prezzo della carne di prima qualità? Non vi pare uno spreco di danaro? E poi, chi ci rassicura che da ora in poi il macellaio gestirà l’azienda in maniera più responsabile?.

Il Viceré, paonazzo dalla rabbia, riprese la parola e con voce tonante disse:
Le regole del libero mercato e dell’economia dicono che un ente pubblico non può acquistare una macelleria perchè non è in grado di gestirla con la medesima capacità del privato! Noi acquisteremo la carne avaria-ta, successivamente la sottoporremo ad uno speciale trattamento di risanamento e rivenderemo questa carne a metà prezzo nel paese di Vutronia, a pochi chilometri da qui. A Vutronia non sanno nulla e saranno ben felici di acquistare la nostra carne a metà prezzo… certo, la qualità non sarà la stessa, ma non rischiano la salute! Pazienza poi se tutta questa operazione ci costerà un po’ di soldi; i vantaggi sono sotto gli occhi di tutti!

A queste parole scattarono gli applausi scroscianti di tutti i ministri tranne l’unico dissidente, estasiati dalla genialità del Viceré.
Fu così che il macellaio potè salvare il proprio impero. Quando gli fu co-municata la decisione, per mezzo del suo fidato garzone di bottega, mentre sedeva al bancone sconsolato e affranto, non si trattenne, e dopo aver schioccato un bacio sulla fronte del messaggero si produsse in una gioiosa piroetta volante, fra gli scricchiolii dei pilastri del suo negozio di cemento all’atterraggio, fra le furtive avvisaglie di calcinacci che iniziavano a sgretolarsi.

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