zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

Mese: luglio, 2012

L’impotenza dei mandolinari

Credo sia evidente a tutti che la situazione stia per precipitare: i rendimenti dei Bonos decennali spagnoli sono schizzati ad oltre il 7,2% e quelli degli equivalenti BTP italiani ad oltre il 6,10%. Ormai i mercati finanziari sembrerebbero chiusi per i due paesi mediterranei. Certamente la situazione spagnola appare peggiore; la disoccupazione è più alta ed al dissesto del proprio sistema bancario si somma il dissesto delle finanze pubbliche delle regioni autonome. Ormai sono ben sette le istituzioni locali che hanno chiesto il soccorso a Madrid per evitare la dichiarazione formale di default. Probabilmente il governo centrale dovrà chiedere a breve l’intervento delle istituzioni finanziarie internazionali (FMI, BCE, UE) per un salvataggio integrale non avendo le risorse per soccorrere il proprio sistema bancario (i cento miliardi già accordati dall’UE non sono sufficienti) in contemporanea al salvataggio delle regioni autonome.

La situazione itaiana solo apparentemente sembrerebbe  migliore, in realtà cambia poco. Innanzitutto il tasso di interesse dei BTP al 6,10% è parimenti insostenibile rispetto al 7,20% dei Bonos, per il semplice fatto che lo stock di debito italiano è superiore al PIL nazionale mentre quello spagnolo è inferiore (almeno per il momento), dunque gli iberici potrebbero reggere, un tasso più alto. Ma non basta, anche in Italia si odono sinistri scricchiolii in materia di finanza locale: dalla Sicilia al Comune di Torino. Per non parlare poi dell’inabissarsi delle quotazioni di borsa di grosse società industriali (Telecom avrà bisogno di una ricapitalizzazione, con evidente danno alle società finanziarie che la controllano?) e finanziarie (la nuova emissione di Tremonti Bonds sarà suffciente a stabilizzare MPS?). La situazione è grave.

Sembrano lontani i giorni in cui i trombettieri dei massmedia di regime elevavano al rango di nuovo salvatore della patria il professore della Bocconi. Il bluff è durato poco: lo scudo inesistente non è venuto alla luce e non arriverà fino  a quando la Corte Costituzionale Tedesca non avrà sentenziato la sua legittimità. Se il “salva spread” vedrà la luce sarà probabilmente troppo tardi, senza voler cavillare poi sul fatto che – a mio modesto avviso – è inutile allo scopo per il quale è stato progettato. Colpisce in particolar modo la dichiarazione di impotenza di Mario Monti: secondo il professore null’altro può esser fatto. Per fortuna ha capito che ulteriori tagli e ulteriori aumenti delle tasse farebbero collassare il sistema economico (probabilmente senza ottenere un aumento di gettito). Colpisce ancora di più il tour diplomatico che ha iniziato proprio oggi in Russia. Come  un governo filo americano possa andare a chiedere danaro allo Zar Putin, quando solo ieri, nella complessa  partita mediorientale, abbiamo criticato aspramente il veto posto dalla Russia a protezione del legittimo governo siriano? Come si può chiedere danaro a chi ripaghiamo con un atteggiamento ostile nella politica internazionale? Viene da dubitare sulla lucidità della nostra classe dirigente. Facile immaginare che dai russi il nostro Capo del Governo otterrà solo qualche parola di circostanza, qualche complimento sulla sua preparazione e sulla sua serietà e qualche raccomandazione per una preghiera dei Pope Ortodossi.

Anche Mario Draghi in una intervista apparsa oggi sulla stampa si è premurato di spiegare che l’euro è un processo irreversibile. Non è – per il vero – un’affermazione troppo lucida: nella vita l’unico fatto irreversibile è la morte. Non solo, ha anche spiegato che – se fosse necessario – la BCE è pronta ad intervenire “senza tabù”. Ma cosa avrà voluto dire? La BCE per statuto non può porre in essere manovre di allentamento monetario (stampare moneta e acquistare bonds direttamente dagli stati) e anche se riuscisse a convincere i paesi de “blocco nordico” sulla necessità di una simile mossa occorrerebbero mesi o anni per modificare i trattati. Quindi un’altra operazione di LTRO o simile è in arrivo? Può darsi, ma una simile operazione serve solo a guadagnar tempo al prezzo di peggiorare la situazione delle banche nel giro di pochi mesi (l’acquisto di bonds con i soldi dei due precedenti LTRO è stata letale per la situazione patrimoniale delle banche spagnole e italiane appena i soldi sono finiti e le quotazioni dei titoli di stato hanno ripreso ad inabissarsi). Quindi anche l’altro Super Mario sembra impotente rispetto al precipitare degli eventi.

Non pare infine azzardato ipotizzare che nelle stanza del potere, dove le classi dirigenti (sono tentato di scrivere dominanti) tessono le loro trame, si vivano giorni di panico: un nuovo otto settembre. Non è spiegabile altrimenti l’ipotesi di andare ad elezioni già ad Ottobre. A mio modo di vedere è la mossa della disperazione. Giustificare – come fa oggi Scalfari nella sua articolessa domericale – un simile azzardo come un arma contro lo “spread” è ridicolo e folle allo stesso tempo. E’ ovvio che lasciare la plancia della nave diretta sugli scogli accellererebbe il momento dell’impatto. Credo che una simile pazzia sia spiegabile solo ed esclusivamente con l’interesse delle classi dominanti. Per loro meglio andare ad elezioni prima che i cittadini comprendano la portata reale del disastro così da poter raccattare una maggioranza da utilizzare in Parlamento per formare l’ennesimo Governo delle Caste. Qualora si attendesse la naturale scadenza del Parlamento si rischierebbe di andare ad elezioni a disastro avvenuto  e con i cittadini inferociti. A quel punto non basterebbero i trombettieri dell’informazione di regime né il controllo deil’apparato di sicurezza dello Stato. Solo ed esclusivamente questa motivazione può aver spinto ad ipotizzare lo scioglimento anticipato del Parlamento.

Questa è la sommaria ed umile analisi del vostro piccolo blogger.

Cittadini!

La danza dello Spread

Secondo l’Istat 8,1 milioni di persone – pari all’11,1% delle famiglie residenti – sono sulla soglia dell’indigenza, Ben 3,1 milioni di questi vivono in una situazionee di povertà grave. Mentre l’Italia e gli italiani sprofondano sempre di più  nella povertà il Governo propone di far ripartire la ripresa con la guerra al calendario, ovvero l’abolizione di alcune feste con il fine di far aumentare la produttività. Ma chi dovrebbe acquistare questo surplus di produzione se gli italianni non hanno un euro in tasca?

Lo sa il vento!

 

“L’Italia è una mega portaerei che si affaccia sul Mediterraneo, si sporge a Est e sbircia a Oriente. All’interno di questa portaerei c’è la Sardegna, che fa parte della portaerei ma non ha il fastidioso problema della gente e delle città. Una sorta di ponte libero, ettari ed ettari non cari, quasi spopolati ma comunque abitati da gente, i sardi, tenaci e coriacei, ma come risaputo incapaci di costituire movimenti collettivi o iniziative comuni. L’isola è povera, e per questo facilmente comprabile con poche centinaia di posti di lavoro nelle basi militari, da offrire come mangime a qualche compiacente politico nazionale e regionale.”

Rapporto CIA degli anni ’60, tratto da “Lo sa il vento, il male invisibile della Sardegna” di Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti (2011)

Vita!

“Ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso.
Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità.
Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare.
Ho gridato e saltato per tante gioie, tante.
Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte!
Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto.
Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso.
Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora!
E la vita, non mi stanca…
E anche tu non dovrai stancartene.
Vivi!
È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa!
La Vita è troppo bella per essere insignificante!”

Charlie Chaplin

 

Schumpeter su Karl Marx



La maggior parte delle creazioni dell’intelligenza o della fantasia scompaiono per sempre dopo un periodo che va da un’ora ad una generazione. Alcune, tuttavia, sfuggono a questo destino: subiscono eclissi, è vero, ma risorgono, e risorgono non come elementi irriconoscibili di un patrimonio culturale, ma nella loro veste unica e con le loro inconfondibili cicatrici, che tutti possono vedere e toccare. Sono le creazioni che meritano d’essere chiamate grandi – definizione cui non nuoce il fatto di legare la grandezza alla vitalità. Preso in questo senso, il termine si applica indubbiamente al messaggio di Karl Marx.”

Josef Alois Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia. Milano (2001).

”Io avvertivo chiaramente che cio’ era errato e che all’interno del sistema capitalistico esisteva una fonte di energia che di per se stessa disturberebbe qualsiasi equilibrio che potesse essere raggiunto. Se è così, ci doveva essere anche una teoria economica pura dello sviluppo economico, che non facesse assegnamento soltanto sui fattori esterni che possono spingere il sistema da un’equilibrio all’altro. E’ questa la teoria che cercavo di enunciare e credo ora, come credevo allora, che essa porti un qualche contributo alla comprensione delle lotte e dei sorprendenti mutamenti del mondo capitalistico e spieghi una quantità di fenomeni, in particolare del ciclo economico, in maniera più soddisfacente di quanto sia possibile con i mezzi dell’apparato walrasiano o di quello marshalliano. Al principio non mi era chiaro ciò che forse sembrerà subito ovvio al lettore, ossia che questa idea e questa intenzione sono esattamente le stesse che stanno alla base della dottrina economica di Karl Marx”

Josef Alois Schumpeter, Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung. Leipzig: Duncker und Humblot  (1911) dalla prefazione giapponese, p. LX

Stato d’agitazione

Giorgio De Chirico, 'Autoritratto con busto di Mercurio' (1923)

Secondo me è estremamente indicativa l’ultima esternazione del Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble in riferimento alla Corte Costituzionale tedesca: “Un considerevole rinvio nell’approvazione dell’Esm, che era prevista per luglio di quest’anno, potrebbe causare un’ulteriore considerevole incertezza sui mercati oltre la Germania e una considerevole perdita di fiducia nella capacità della zona euro di prendere le decisioni necessarie nel tempo giusto“.

Dunque, secondo il ministro la Corte deve obbligatoriamente dare parere favorevole all’istituzione del meccanismo europeo cosiddetto “salvastati” (ESM) e non solo; questo parere deve essere dato celermente onde evitare l’ira funesta dell’entità trascendente che ha il nome di Mercato. Ormai è evidente che i cardini stessi della democrazia liberale (io la chiamo democrazia borghese) sono completamente saltati. Dov’è l’indipendenza della Magistratura rispetto al Governo? Dov’è l’autonomia stessa del Governo se l’unica preoccupazione è non far “innervosire” il Mercato?

Non rimane che fare dell’ironia su questa immane e tragica pagliacciata. Lancio un appello all’Unione Europea affinchè si finanzi la ricerca scientifica per la costruzione di un misuratore di ansia del Mercato (ormai il maiuscolo è d’obbligo). Se mancano le risorse faccio presente che possono essere facilmente recuperate abolendo le obsolete elezioni.

La profezia di Visco

«Il 2012 sarà negativo, ma penso che se la situazione non peggiora ulteriormente, se il rischio sui tassi si riduce, se la soluzione della crisi è condivisa a livello europeo, alla fine dell’anno potremo rivedere una luce in fondo al tunnel»

Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia. Corriere della Sera, 8 Luglio 2012.

Nota di Zeroconsensus: Quale sarebbe l’opinione che maturereste su un medico che premette alla prognosi la seguente condizione: “Se la situazione non peggiora…“? A me viene in mente la famosa frase “Se mia nonna avesse le ruote sarebbe un carretto“. Al di là della battuta (che comunque ci sta) mi rendo conto che un Governatore debba evitare parole fuori posto per non favorire  l’esponenziale aumento della febbre del Dio Spread e la discesa a livelli da glaciazione della temperatura della Dea Borsa. In compenso, il vostro piccolo blogger non ha problemi di questo genere e sebbene sprovvisto dei potenti mezzi a disposizione di una banca centrale, non esita a dare una risposta al busillis: si la situazione peggiorerà e di molto, prima di migliorare. Questo sia nel caso che si faccia ricorso all’ormai quasi inevitabile bailout europeo, sia che – duri come il granito – si tenti di fare da soli a colpi di machete (sulle carni dei cittadini, si capisce).

Ricordo che vi sarebbe una terza opzione oltre al “bailout” e alla linea “stand alone“: quella temeraria dell’uscita dall’Euro. Anche quest’ultima da la certezza che prima di stare meglio staremo molto peggio.

L’Abbandono dell’imperialismo

colonialismo

La politica dell’Abbandono dell’imperialismo si trova ad affrontare il problema specifico di come i lavoratori delle classi degli Stati anti-imperialisti dei lavoratori (Cuba, Cina e Corea del Nord), degli Stati semicoloniali non più in mano ai lavoratori (Vietnam, Cambogia, l’ex Unione Sovietica e la Serbia), delle semicolonie in Asia, Africa, nelle Americhe e in Oceania, dei non europei razzisticamente sfruttati negli Stati dominati dall’imperialismo, degli “indios” e degli africani in “America Latina” e degli Stati neocoloniali corrotti dall’UE (Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia e i Balcani) possano rapportarsi alle costanti intrusioni della sinistra socialista del “primo mondo”. Prendiamo ad esempio il sostegno che quest’ultima dette alla “rivoluzione ungherese” del 1956. A fine giugno 2006 Bush, il presidente degli Stati Uniti d’America, visitò l’Ungheria allo scopo dichiarato di solidarizzare con la posizione antisovietica che questa aveva assunto in precedenza, e con la sua attuale posizione anticomunista, favorevole agli Stati Uniti, all’Unione Europea e alla NATO. La “sinistra” socialista non stalinista appoggiò quasi unanimamente la “rivoluzione ungherese”, al seguito dei socialdemocratici europei e del cardinal Mindszenty (l’uomo del Vaticano che via radio aveva chiamato alle armi contro gli “invasori” sovietici). In Sudafrica vidi con i miei occhi i “rivoluzionari” ungheresi salire a bordo dei treni dell’apartheid che da Città del Capo li portarono in Malawi per aiutare l’imperialismo britannico e i suoi coloni “bianchi” a soffocare nel sangue una rivolta di contadini africani contro il razzismo e lo sfruttamento fascista delle loro terre. Il Non-European Unity Movement (Movimento di Unità Non-Europea) e il settimanale sudafricano “The Torch”, insieme ai seguaci dell’African National Congress (Congresso Nazionale Africano) di Mandela, condannarono la “rivoluzione” ungherese. Io e Ben Kies, uno dei leader del NEUM, prendemmo le parti dell’Unione Sovietica contro quella che considerammo una insurrezione armata filoimperialista. Nella lotta di classe ungherese eravamo sul lato opposto a quello spalleggiato dalla “sinistra” e ora anche da Bush. Lo stesso antagonismo di fondo tra i socialisti e imperialisti da un lato e l’anti-imperialismo marxista-leninista-trockijsta dall’altro si confermò in Cecoslovacchia nel corso degli anni ’80, poi per un decennio in Jugoslavia, e infine nel 1991, quando l’imperialismo e i socialisti (inclusi i “trockijsti”) abbatterono l’Unione Sovietica precipitandola nell’attuale condizione di paese semicoloniale del “terzo mondo”. Nel corso di quella lunga e tragica serie di eventi la politica dell’Abbandono significò non-collaborazione e resistenza armata contro i poteri occidentali e tutti i loro collaboratori, dalla destra fascista alla sinistra “trockijsta”, ecc.
Per quanto riguarda l”autodeterminazione”, grido di battaglia della sinistra contro le repubbliche della Jugoslavia socialista costruita dai comunisti di Tito che abbatterono l’occupazione nazista tra il 1940 e il 1945, anche in questo caso la sinistra socialista fiancheggiò la guerra fredda e calda guidata dall’imperialismo di matrice statunitense e tedesca contro uno Stato del socialismo reale e i suoi popoli. Il defunto Papa polacco, in un discorso tenuto a Zagabria, fece dell’”autodeterminazione” una chiamata alle armi. Nello stesso periodo, i “trockijsti” boicottarono a Torino una mia conferenza in sostegno alla Jugoslavia, nella quale avvertivo che l’”autodeterminazione” avrebbe innescato sanguinose guerre “etniche”, autodistruttive per tutte le parti in causa, che avrebbero devastato l’unità transnazionle della Jugoslavia – ciò che effettivamente accadde, come tutti ora sappiamo. La stessa sinistra appoggiò l’imperialismo capitanato dalla NATO nei Balcani duranti gli anni ’90, “difese” gli albanesi razzisti nel Kosovo (che in precedenza era il cuore della Serbia) e appoggiò attivamente il rovesciamento del socialismo reale jugoslavo e lo smembramento imperialista della repubblica federale. Quando tutto ciò ebbe inizio, con la caduta del muro di Berlino nel 1990, Ernest Mandel, leader della sezione europea della “Quarta Internazionale”, agitava la sua bandierina rossa di sopra il muro.
Durante tutto questo terribile periodo la sinistra collaborò con l’imperialismo invece di abbandonare tutte le fazioni che stavano dilaniando la Jugoslavia: gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la NATO, le Nazioni Unite, e anche quegli esponenti e quegli organi della Chiesa che obbedirono alla chiamata all’”autodeterminazione” venuta da Zagabria, e tutte le organizzazioni e la stampa di sinistra che in qualsivoglia modo avevano accondisceso allo smembramento della Jugoslavia.
Se tale Abbandono fosse stato messo in atto nel decennio conclusivo del XX secolo, avrebbe avuto un effetto distruttivo sul settarismo etnico, il razzismo e la teologia dottrinaria della non-liberazione che pervadono il “primo mondo”, e avrebbe costituito un solido passo avanti per gli anti-imperialisti di tutto il mondo. Allo stesso tempo, ribadiamo che la politica dell’Abbandono significa creare e far crescere organizzazioni e strutture sociali anti-imperialiste, perché l’Abbandono è costruttivo nella sua apparente distruttività, ed è perciò positivo nel suo negarsi alla collaborazione. Se l’Abbandono fosse stato praticato a un qualche livello di massa nel corso dei recenti avvenimenti in Afghanistan, Iraq, Europa dell’Est, Cecoslovacchia, Jugoslavia e nella controrivoluzione finale, quella contro l’Unione Sovietica, il mondo sarebbe ora molto più sostenibile e vivibile rispetto a ciò che è diventato per mezzo di un terribile e tragico inganno. Purtroppo, soltanto nella non-collaborazione e nella resistenza irachene e nel concreto sprezzo che Cuba ha opposto all’embargo statunitense (ed europeo) si sono visti all’opera elementi importanti di una politica dell’Abbandono. Laddove, sotto altri nomi, si è tentato di metterla in atto, questa politica ha salvato almeno una nazione, Cuba, e le sue classi lavoratrici e professionali, ha scongiurato la loro distruzione totale in un’altra, l’Iraq, e ha dato vita a speranze concrete in un’altra ancora, il Venezuela. In tutti e tre questi casi si stanno sperimentano concretamente gli effetti positivi della pratica di una politica che noi chiamiamo Abbandono dell’imperialismo.

— Hosea Jaffe – Abbandonare l’imperialismo, Jaca Book, 2008

Nota di Zeroconsensus: preciso – per chi non lo conoscesse – che Hosea Jaffa, economista sudafricano di fama mondiale, ha aderito alla IV Internazionale e dunque è a pieno titolo un trozkista. Ciò non gli ha impedito di esprimere critiche nei confronti di chi “da sinistra” ha appoggiato rivoluzioni filo imperialiste che hanno riportato i paesi europei fuoriusciti dall’esperienza del socialismo reale e i paesi ex coloniali africani e sudamericani, verso nuove forme di colonialismo e dunque di sfruttamento da parte delle nazioni occidentali.

La parabola del ricco stolto

Rembrandt “Il cambiavalute” (1627)