Trappola per il Dollaro

di Giuseppe Masala

Ho già scritto del sensazionale accordo tra Cina e Giappone che estromette (tecnicamente grazie ad un accordo di swap tra le rispettive banche centrali) il dollaro come moneta utilizzata per regolare gli scambi commerciali tra le due nazioni.  La notizia è di estrema importanza per due ordini di ragioni tra loro correlate: da un lato il dollaro perde il primato di moneta di conto negli scambi tra la seconda e la terza economia del mondo, dall’altro lato le due banche centrali asiatiche avranno meno bisogno di riserve nella divisa americana e anzi è probabile che con il tempo smobilizzino, almeno in parte,. le loro riserve. A distanza di poco tempo mi vedo costretto a ritornare sull’argomento per segnalare che a margine del summit delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, tenutosi a Rio de Janeiro, la Cina ha siglato un altro accordo simile con il Brasile.  La swap tra le due nazioni (le loro banche centrali, per la precisione)  è per un equivalente di 30 miliardi di dollari. Certamente, l’importo è di una dimensione meno rilevante rispetto a quello tra Giappone e Cina ma sta a segnalare una politica ormai consolidata della Cina: quella di non utilizzare più dollari come strumento per il suo commercio estero. L’ormai autorevolissimo zerohedge ha iniziato a parlare di vera e propria “trappola per il dollaro” e di allargamento dell’area “no dollar“. Un evidente problema per l’impero americano che ha proprio nella sua moneta uno degli strumenti fondamentali del proprio dominio. Di fondamentale importanza anche il fatto che questo accordo sia stato fatto con la più importante nazione dell’America Latina. Evidentemente la penetrazione commerciale (e anche valutaria, a questo punto) dell’Impero di Mezzo è arrivata in quello che – dottrina Monroe alla mano –  è considerato come il “cortile di casa” degli USA.  Altro aspetto fondamentale è che più si allarga la zona “no dollar” più difficile è per la Federal Reserve porre in essere manovre di allentamento monetario (quantitative easing) per sostenere le disastrate finanze pubbliche statunitensi. Gli americani hanno sempre detto che il dollaro era la loro moneta e il problema degli altri paesi; questo perchè facendo leva sul fatto che il dollaro era la moneta di conto negli scambi internazionali potevano finanziare quasi in maniera infinita le loro finanze pubbliche. Ora, il contratto di swap sta diventando il loro problema e potrebbe diventare la pietra tombale del loro iperpotere.

PS: per la precisione il contratto di swap tra Cina e Brasile non è ancora diventato operativo. Ma nulla lascia dubitare che lo sarà a breve, soprattutto se la FED monetizzerà ancora una volta il debito dello stato federale.

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