Monti come Santiago?

di Giuseppe Masala

Finalmente un bel discorso di Mario Monti. Mi riferisco a quello che ha fatto oggi alla Camera dei Deputati per riferire del summit europeo che i media hanno sostenuto essere trionfale grazie alla presunta istituzione dello “scudo salva spread“. Al di là del racconto di Monti  dal tono un pò dimesso, mi ha colpito particolarmente la sua citazione del romanzo di Hemingweyil vecchio e il mare. Naturalmente il Presidente del Consiglio ha usato questa citazione per rassicurare che lo scudo anti spread non finirà spolpato – nelle future trattative tecniche – come i pescecani divorarono il pescespada  catturato da Santiago. Ecco, a mio avviso questa citazione nasconde invece quello che è il reale timore di chi ci governa: vedere l’Italia sconfitta e alla mercé delle forze del mercato più di quanto già non lo sia. Purtroppo, mano a mano che il bluff dell’ultimo vertice, appare chiaro a tutti, questo è il destino che si delinea per la nostra nazione. Nel volgere di pochi giorni, infatti, il tasso di interesse sui nostri BTP decennali ha ritoccato la soglia fatidica del 6%. Una soglia chiaramente insostenibile per una nazione con un rapporto debito/Pil superiore al 120%, un Prodotto Interno Lordo in picchiata per quest’anno (-3% circa) e che non prospetta nulla di buono neanche per l’anno prossimo.

Appare evidente (probabilmente anche a Monti, se no perchè citare le peripezie del Santiago di Hemingwey?)  che la strategia dell’aumento della pressione fiscale (per chi le tasse le paga, sia chiaro) e del taglio del welfare state è insostenibile, perchè da un lato deprime la domanda interna avvitando il Pil in una spirale di tipo greco e dall’altro lato, giustifica i  pescecani del mercato finanziario ad approfittare  della situazione per chiedere tassi di interesse sempre più alti sul rifinanziamento del debito, fagocitando – tra l’altro – qualunque risparmio dovuto ai tagli che si decidesse di implementare. Dunque che fare? Non rimane che abbandonare la lotta per strumenti  quali “lo scudo inesistente” e provare una delle seguenti strategie:

1) Chiedere un salvataggio all’Europa (possibilmente tenendo fuori gli sciacalli del FMI) a tassi meno punitivi rispetto a quelli applicati per esempio alla Grecia. Un 3% sulla somma erogata credo sarebbe grasso che cola;

2) Trattare una road map per l’uscita dell’Italia dall’Euro o per far nascere il famoso “euro 2.0” per i paesi mediterranei.

Altre ipotesi razionalmente plausibili, per il vostro piccolo blogger, sono difficili da immaginare. Come ho già detto, qualsiasi risparmio dovuto al taglio del welfare, o a nuove  privatizzazioni o a qualsiasi tipo di garanzia sui debiti  (l’oro della Banca d’Italia, per esempio)  rischia di essere immediatamente fagocitato grazie ad un rialzo dei tassi di interesse sul nostro debito. Tutto esattamente inutile come le fatiche di Santiago per salvare il suo pescespada.

Dal mio personalissimo punto di vista, credo che l’opzione numero due sia ampliamente preferibile. Il punto è infatti il differenziale dei tassi di inflazione tra i paesi del nord Europa e i paesi del mediterraneo che si traduce in maggior competitività per le merci dei paesi “virtuosi” e dunque in uno squilibrio strutturale della bilancia dei pagamenti. Solo una svalutazione può salvare i paesi del Mediterraneo. Ricordando comunque che un simile processo sarà pieno di insidie e di difficoltà e che comunque non ci risparmierà sofferenze (speriamo non inutili).

 

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