Schumpeter su Karl Marx

di Giuseppe Masala



La maggior parte delle creazioni dell’intelligenza o della fantasia scompaiono per sempre dopo un periodo che va da un’ora ad una generazione. Alcune, tuttavia, sfuggono a questo destino: subiscono eclissi, è vero, ma risorgono, e risorgono non come elementi irriconoscibili di un patrimonio culturale, ma nella loro veste unica e con le loro inconfondibili cicatrici, che tutti possono vedere e toccare. Sono le creazioni che meritano d’essere chiamate grandi – definizione cui non nuoce il fatto di legare la grandezza alla vitalità. Preso in questo senso, il termine si applica indubbiamente al messaggio di Karl Marx.”

Josef Alois Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia. Milano (2001).

”Io avvertivo chiaramente che cio’ era errato e che all’interno del sistema capitalistico esisteva una fonte di energia che di per se stessa disturberebbe qualsiasi equilibrio che potesse essere raggiunto. Se è così, ci doveva essere anche una teoria economica pura dello sviluppo economico, che non facesse assegnamento soltanto sui fattori esterni che possono spingere il sistema da un’equilibrio all’altro. E’ questa la teoria che cercavo di enunciare e credo ora, come credevo allora, che essa porti un qualche contributo alla comprensione delle lotte e dei sorprendenti mutamenti del mondo capitalistico e spieghi una quantità di fenomeni, in particolare del ciclo economico, in maniera più soddisfacente di quanto sia possibile con i mezzi dell’apparato walrasiano o di quello marshalliano. Al principio non mi era chiaro ciò che forse sembrerà subito ovvio al lettore, ossia che questa idea e questa intenzione sono esattamente le stesse che stanno alla base della dottrina economica di Karl Marx”

Josef Alois Schumpeter, Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung. Leipzig: Duncker und Humblot  (1911) dalla prefazione giapponese, p. LX

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