Il vicolo cieco del sistema bancario

di Giuseppe Masala

E’ sempre più evidente come lo Stato e le banche italiane sono legate a filo doppio. Nel “Supplemento al Bollettino Statistico – Moneta e Banche ” pubblicato dalla Banca d’Italia viene comunicato che l’esposizione, a giugno, del sistema bancario italiano nei confronti  dello Stato è pari – in aggregato – a 316 miliardi di euro. La cifra è in aumento visto che a maggio l’ammontare di titoli di stato detenuti dalle banche italiane era pari a 302,5 miliardi.

Come si può notare basta un deprezzamento – nel mercato secondario dei titoli di stato – pari all’1% per creare una voragine di oltre tre miliardi di euro.
Per evitare questo fenomeno (che può creare crisi di liquidità nel sistema bancario) lo Stato ha tutto l’interesse a tenere stabili il più possibile le quotazioni dei propri titoli. L’unico modo che ha per raggiungere questo obbiettivo è quello di comprimere la spesa pubblica; Monti direbbe che lo Stato deve fare i compiti a casa.

Sfortunatamente, e con buona pace degli economisti di orientamento neoclassico, la compressione della spesa pubblica comporta lo sgretolamento della domanda interna e di conseguenza un crollo del PIL. Il crollo del PIL significa minori entrate fiscali per lo Stato e maggiori sofferenze per banche. No, questa non è teoria. E’ quel fenomeno che abbiamo imparato a conoscere in Grecia e in Spagna. Una spirale perversa.

L’idea di concedere prestiti all’1% alle banche per acquistare titoli di stato implementata dalla  BCE all’inizio dell’anno mostra, sempre più, i suoi effetti perversi. Nel caso specifico l’effetto è stato di legare ad un unico destino stati in grave crisi finanziaria e sistemi bancari nazionali. Ormai sarà difficile fermare il fenomeno innescato.

PS

Questo post credo possa integrare il mio pezzo pubblicato su pubblicogiorale.it di oggi.

http://pubblicogiornale.it/crisi-delleuro-lelefante-nella-cristalleria-che-nessuno-vuole-vedere/2012-08-08

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