zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

Mese: settembre, 2012

Una borghesia tra Trimalcione e Pasolini

Viviamo tempi interessanti. La crisi della nostra società, nel suo complesso, pare avere un’utilità: quella di far cadere le maschere.

Si susseguono infatti gli scandali che coinvolgono la nostra classe politica. Limitandoci ai principali possiamo elencare prima la scoperta che la Lega Nord acquistava, con i soldi dei finanziamenti pubblici per l’attività politica, lingotti d’oro e diamanti. Poi si è passati alle ruberie del tesoriere della vecchia Margherita, tale Lusi. Infine si è arrivati, in questi giorni, alle feste e alle ruberie, pagate con i soldi pubblici sempre del Consiglio Regionale del Lazio. In questa ultima vicenda ha spiccato la figura di un consigliere del gruppo PDL – tale Fiorito – che aveva il vezzo di farsi chiamare “er federale de Anagni”.

Non mi voglio addentrare in tirate di tipo moralistico né, tantomeno, in questioni di natura giuridica che non mi competono. Mi limiterò a descrivere quella che è stata la mia sensazione personale. Io non ho provato rabbia, né invidia, né ammirazione, né disgusto. Io ho provato una sensazione di Morte. Ho sentito il puzzo della Morte.

Quale sensazione può dare l’acquisto di lingotti d’oro e di diamanti da parte di alcuni notabili della Lega? L’oro e i diamanti sono i beni che vengono acquistati da chi ha paura della vita. I beni che vengono acquistati da chi non ha speranze nel futuro e si deve tener pronto a scappare, da un momento all’altro, perchè un mondo – il suo mondo – sta per finire.

Quale sensazione possono dare le feste mascherate (forse le maschere servivano per nascondere il viso? Anche questo è un indizio) a base di ostriche, fatte dal “federale de Anagni”? Solo quella di chi s’ingozza, a più non posso, perchè domani non si sa. Feste alla Trimalcione le hanno chiamate coloro che capiscono di lettere. Io però non ho pensato al Satyricon. Io ho pensato alla “120 giornate di Sodoma” di Pasolini. Io ho immaginato un clima da basso impero. O se preferite, ho immaginato le sbronze e i balli dei nazisti, a Berlino, nel maggio del 1945 quando l’Armata Rossa di Zhukov era alle porte. La finta  allegria prima dell’ignoto.

Non avevo smesso di metabolizzare questi cattivi pensieri quando ho scovato la notizia dell’ennesima festa della borghesia romana, in un palazzo di fronte alla sede del Governo. Una festa – pare – frequentata dal bel mondo: la tal marchesa (?) Dani D’Aragona del Sacco, la tale contessa (?) De Blanck, l’immancabile consigliera regionale del Lazio, tale Cappellaro. Pdellina, ma questo è ininfluente.
La cosa importante è che l’invitata principale della festa era la merda. Si, la merda. Narrano sempre le cronache che all’entrata del palazzo facevano da guardia – ai lati – due cessi dove il bel mondo della borghesia romana doveva far finta di defecare. Alle volte, certe idee vengono dal profondo e la dicono lunga sullo stato d’animo dei protagonisti Questo al di là delle loro intenzioni.

Non si sono fatti mancare niente lor signori:  hanno anche ingaggiato dei figuranti, in tuta blu e caschetto, per raffigurare gli operai, che perdono il lavoro, nel momento della defecazione. L’ultimo sberleffo. Ma forse lor signori non sanno che se muore il lavoratore loro avranno nulla su cui profittare. O forse lo sanno troppo bene (razza padrona) e proprio per questo hanno inscenato questa lugubre e inconsapevole rappresentazione di morte: “Il girone della merda” del film di Pasolini.

Mi viene in mente Bossi. Si, il bifolco Bossi. L’uomo che comprava la laurea al figlio, non si sa mai che un giorno fosse stata utile. Magari per un posto da impiegato al Catasto di Reggio Calabria, aggiungo io. Lui almeno pensava al futuro. Lui evidentemente è ancora vivo.

PS

Le foto e le notize le trovate nel sito http://www.ilportaborse.com

Decivilizzazione americana di Tiziano Terzani

Tre minuti per riflettere con Tiziano Terzani

Esm: lascia o raddoppia?

La strategia per il salvataggio dell’Euro – come s’è capito – si fonda su due pilastri fondamentali:

1) L’Omt (Outright Monetary Transactions) della BCE che consiste nell’acquisto, sul mercato secondario, di titoli di stato dei paesi in difficoltà con una scadenza compresa da uno a tre anni. Da sottolineare che la BCE sterilizzerà questa emissione di moneta e pertanto non si può parlare di una operazione che aumenta la quantità di moneta in circolazione ;

2) Il Fondo ESM (European Stability Mechanism) partecipato, pro quota, dagli stati aderenti all’Euro, che ha una capienza di circa 650 miliardi (i rimanenti del fondo EFSF attivato per salvare Irlanda e Portogallo più ulteriori 500 miliardi) e che, una volta attivato, ha il compito di acquistare titoli dei paesi in difficoltà richiedenti aiuto.

Naturalmente l’attivazione di questi due strumenti comporta, per i richiedenti, l’accettazione di misure di austerità molto severe, ovvero tagli allo stato sociale e probabilmente anche licenziamenti nel settore pubblico. Dunque le stesse misure che abbiamo potuto vedere applicate in Grecia con dubbi risultati.

Al di là degli effetti economici della strategia, non pare azzardato dire che vi siano anche dei limiti tecnici. Da un lato la BCE può acquistare solo titoli con scadenza compresa tra 1 e 3 anni dei paesi in difficoltà. Per esempio nel caso dell’Italia ammontano a non più del 15% della mole complessiva dei titoli di Stato sul mercato. Quindi una cifra ben delimitata e non in grado – appena passata la probabile euforia dei mercati – di stabilizzare, nel medio periodo, lo spread a livelli sostenibili. Dall’altro lato le risorse dell’ESM (650 miliardi circa) non sembrano sufficienti a completare il lavoro della BCE: si consideri che solo i BTP italiani (dati del Ministero del Tesoro aggiornati al 31 Agosto 2012) ammontano ad oltre 1200 miliardi di euro. Tutto questo senza tener conto delle necessità della Spagna.

Ovviamente la dirigenza europea, i governi e i banchieri centrali conoscono bene i numeri e di conseguenza, i limiti della strategia. Infatti – e qui sta la notizia – secondo il Der Speagel, vi sarebbero trattative tra stati per aprire il fondo ESM ad investitori privati al fine di portare la capienza a 2000 miliardi di euro, proprio per avere i fondi sufficienti qualora a chiedere l’aiuto siano grandi paesi come la Spagna o l’Italia.

Da notare che questa apertura ai privati consentirebbe, ai tedeschi, di aggirare la sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe che obbliga il governo della Merkel a richiedere una nuova approvazione parlamentare qualora fosse necessario un aumento di fondi da destinare all’ESM da parte dello stato tedesco.

I giri di valzer delle trattative tra stati e delle quadriglie nei parlamenti non sembrano dunque finiti. Infatti – sempre secondo Der Spiegel – la Finlandia si oppone a questa apertura dell’ESM ai privati. Dall’altro lato – aggiunge lo scrivente – ben difficilmente gli occhiuti parlamentari del nord Europa non controlleranno se l’eventuale intervento privato sia “garantito” dagli stati nel caso di ristrutturazione del debito o default dei paesi soccorsi.

L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo

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Un meraviglioso (schiacciate sul link sopra, grazie) documentario di Philippe Daverio sull’origine del capitalismo a  Firenze. Da vedere e rivedere.

Sui capitali internazionali

Uno degli obiettivi strategici per i politici imperialisti è la privatizzazione delle risorse pubbliche sia come “fine” sia come un mezzo per assicurarsi il controllo politico, sociale, economico e culturale sul paese per rafforzare la costruzione del impero. Le strategie di privatizzazione sono realizzate sia con mezzi politici sia con mezzi militari ed avvengono attraverso invasioni militari o con colpi di stato fatti da giunte militari. La privatizzazione è il primo passo verso la denazionalizzazione e la ricolonizzazione dello stato e dell’economia. La de-nazionalizzazione dell’economia di solito segue l’imposizione da parte di agenzie di prestiti imperiali di strategie macro-politiche denominate aggiustamenti strutturali che comprendono tra l’altro la privatizzazione di imprese pubbliche – specialmente settori strategici come l’energia, il petrolio, i minerali, le telecomunicazione, la finanza, le banche. Il moto verso la de-nazionalizzazione segue uno o due strade – o l’acquisto diretto da parte di multinazionali straniere di beni nazionali o un processo in due fasi, attraverso il quale i capitalisti nazionali prima comprano le imprese pubbliche e poi le rivendono al capitale straniero. Direttamente o indirettamente, la privatizzazione significa controllo estero su decisioni economiche essenziali (investimenti, marketing, trasferimento di profitti, ecc.) in settori strategici dell’economia. Il controllo straniero di industrie strategiche significa potere decisionale su industrie locali e sfruttamento delle risorse naturali. Oltre alle conseguenze economiche, la privatizzazione/de-nazionalizzazione (P/D) è uno strumento politico di costruzione imperiale:

1. Implica il reclutamento di “executives” nazionali, funzionari finanziari, pubblicisti, managers, economisti che diventano una base politica attiva nell’appoggiare e promuovere più profonda ed estesa colonizzazione e sottomissione politica al potere imperiale.

2. I più alti executives delle imprese P/D giocano un ruolo guida nell’influenzare e dirigere le organizzazioni settoriali (manifatture di automobili e parti, associazioni bancarie, consorzi minerari, ecc.), egemonizzando così i capitalisti nazionali entro le associazioni ed assicurandosi la loro acquiescenza in progetti imperiali e coloniali.

3. Le aziende P/D possono lavorare in coppia con lo stato imperiale per fare pressioni su di un regime per fargli seguire le politiche imperiali diminuendo la produzione economica o disinvestendo. Per esempio negli anni ’60 il Dipartimento di Stato ordinò alle raffinerie possedute da americani di lavorare le importazioni di petrolio cubane dalla Russia per rovesciare il regime di Castro.

4. Il governo americano frequentemente installa “agenti” (CIA ed FBI) in multinazionali americane. Queste forniscono una copertura legale per agenti dell’intelligence coinvolti in operazioni di de-stabilizzazione, di spionaggio e reclutamento di businessmen locali e capi sindacali per servire gli interessi imperialisti.

5. Le aziende P/D forniscono ai politici imperialisti forza addizionale per fare pressioni su di un regime per farlo sottomettere alle politiche dell’IMF e per appoggiare il potere coloniale per mezzo dell’ALCA.

6. Le P/D offrono un pretesto per l’intervento e conquista imperiale, usando la scusa che gli invasori stanno proteggendo la proprietà di cittadini USA.

7. Le P/D forniscono una testa di ponte per moltiplicare le privatizzazioni usando alleati locali ed influenza politica, seguendo i takeovers iniziali.

Si tratta di un effetto domino che conduce ad un potere cumulativo, da impresa a impresa, da settore a settore, dall’economia ai media, dall’economia ed i media al controllo politico. La P/D ha un effetto catalizzatore nel rafforzare i politici imperiali e forzare la mano di regimi recalcitranti.

James Petras, Impero ed imperialismo: le dinamiche globali del capitalismo neoliberale, 2005

Economia, colonialismo e imperialismo

L’”economia” – che è il modo in cui gli uomini producono e riproducono i mezzi della loro esistenza – viene intesa [nel riesame del “Capitale” di Marx da parte di Jaffe] come il motore della vita sociale, culturale e politica, come un organo di un organismo e non come una parte della kantiana “cosa in sé” della società. La scienza pone fine a tutte le “cose in sé”, così come dissolve i “misteri” della natura e della società. L’economia, inoltre, dev’esser vista nel senso di Clausewitz e di Lenin: come fonte e come scopo finale della politica “interna” e della politica “estera”, dal momento che possiamo dire che l’imperialismo è la politica estera del capitalismo, e che il capitalismo è la politica interna dell’imperialismo.

Hosea Jaffe nella prefazione al libro “Marx e il colonialismo”, scritta il 10 giugno 1973

Dominio militare

La costruzione imperiale alla nostra epoca è guidata da fattori endemici rafforzati da estremismi ideologici. I tentativi semplicistici di spiegare la guerra con riferimenti all’influenza del complesso militare industriale non prendono in considerazione il relativo declino nella classifica dei settori più importanti dell’aerospaziale e della difesa tra il 2001 ed il 2002 tra le 500 società leader.

Le conquiste imperiali di oggigiorno sono basate sulla spinta alla conquista del mondo, un progetto che le Nazioni Unite dovevano prevenire (per questo erano state create), e sull’apertura a future opportunità per le MNC degli USA. Il dominio militare è concepito per assicurare accesso futuro alla ricchezza e non per generarla nel processo della conquista. La guerra e la rete dei satelliti militari sono intesi a creare una rete mondiale per facilitare profitti monopolistici grazie a governanti clienti disposti ad offrire diritti di sfruttamento alle MNC americane.

“La costruzione dell’impero non è un tè pomeridiano”, disse una volta un colonnello dei marines USA in pensione, riferendosi alla violazione sistematica dei diritti umani che accompagna le guerre imperiali e le conquiste. Niente riesce a far comprendere meglio la conquista violenta, deliberata e programmata e l’occupazione brutale intrinseca alla costruzione imperiale degli Stati Uniti, quanto l’opposizione USA alla corte criminale internazionale ed il maligno braccio di ferro che ha forzato più di 50 paesi a firmare accordi bilaterali che danno impunità al personale militare americano. Ma non è certo la natura inumana delle guerre imperiali e neppure la violazione evidente della legge internazionale né la creazione di imbrogli per giustificare la conquista imperiale che causano delle creppe nel blocco di potere al governo (funzionari di Stato ed elite aziendali), quanto piuttosto le discussioni tra i rappresentanti delle lobbies militari dell’impero al potere e i rappresentanti del potere economico sulla migliore tattica per costruire l’impero e consolidare il dominio senza erodere la capacità della “repubblica” a finanziare lo Stato imperiale.

Luciano Vasapollo, Mauro Casadio, James Petras, Henry Veltmeyer – “Competizione globale: imperialismi e movimenti di resistenza”, Jaca Book, 2004

Sanyukai: povertà a Tokyo.

Sanyukai è una organizzazione non-profit che aiuta i senzatetto di Tokyo.

Dialogo a Foresta Burgos

Un piccolo racconto senza pretese dell’autore del blog.

Don Rimundu Matzu, curato di Bono, si alzò presto quella mattina. Era stato convocato dal Vescovo di Ozieri – con una lettera arrivata un paio di giorni prima – per discutere di non meglio precisati argomenti sull’attività della Chiesa. Salì a cavallo che ancora era buio – a puddiles – e si diresse verso Foresta Burgos per poi andare verso il villaggio di Ittireddu ed infine Ozieri.
Sulla strada buia che si arrampica per i monti non riuscì ad intravedere, sulla sua sinistra, neanche il colle dove si erge il Castello di Burgos: ancora un’ora ed il sole sarà alto mormorò a se stesso prima di iniziare a recitare – a mezza bocca – un Pater, un po’ per occupare il tempo un po’ per scacciare l’inquietudine.
Dopo una mezz’ora di Pater a mezza bocca – finalmente – le prime luci dell’alba arrivavano alle sue spalle dal Monte di Gonare. Ancora una volta – pensò – la Madonna l’aveva aiutato: nessun incontro con i malandrini che infestavano i monti del Goceano. Rincuorato accelerò il passo. Prima di mezzogiorno voleva essere al cospetto di Sua Eccellenza.
Verso le fonti di Enas Noas – quando la salita diventa falsopiano – un forte odore di tabacco gli arrivò alle narici. Non si preoccupò, sapeva che non erano i malandrini. L’odore era inconfondibile, Ziu Bacchis De Logu rientrava in paese dalle basse di Mores e fumava la sua pipa.
<< Buongiorno, Don Rimundu, cosa ci fa da queste parti di prima mattina? >> esclamò Ziu Bacchis appena lo vide.
<< Buongiorno a te, Ziu Bacchis, stai rientrando da Mores immagino. Io sto andando ad Ozieri, ho un colloquio con Sua Eccellenza il Vescovo>> rispose Don Rimundu.
<<Ah, a colloquio dal Vescovo, posso immaginare i motivi. Più che un colloquio credo sia il pagamento de sa parte alla Diocesi!>> esclamò sorridendo Ziu Bacchis.
<<Ma che parte e parte. I fedeli non danno niente alla Chiesa. Le annate sono brutte e soldi in Goceano non ne arrivano! Solo qualche anima buona mi porta ogni tanto una forma di formaggio o un casizzolu. Se no non saprei manco come sfamarmi. Mala tempora currunt! Piuttosto tu, Ziu Bacchis, ma cosa ci vai a fare nelle basse? Cosa ci vai a fare a Mores?>> disse il curato.
Ziu Bacchis batté la pipa ormai spenta sul palmo della mano e chiuse nel pugno i residui di cenere e tabacco. Scese da cavallo e battendo ritmicamente il piede sul tratturo polveroso disse: <<Affari! Don Matzu, solo affari!>>.
<<Li conosco bene i tuoi affari>> disse sorridendo il prete, che continuò: <<Tu vai a Mores per propagandare le tue idee malsane. Libertà, eguaglianza e fratellanza! Ma quale libertà, ma quale fratellanza? E non parliamo poi di questa idea stupida dell’eguaglianza. Domine Dio non ci ha fatto tutti uguali! Siamo uguali solo al suo cospetto, nella vita eterna, con i nostri peccati, le nostre debolezze e le nostre omissioni! E non parliamo poi di quell’altra idea pazza: la separazione dei poteri. Il Potere è uno, discende da Dio, ed è dato ad uno ed uno soltanto. Con la benedizione di Sua Santità il Papa, si capisce. Così va’ il mondo perché così deve andare! Lassa su mundu comente l’as connottu…>>.
Ziu Bacchis, accarezzò la sua barba ormai grigia, ripose la pipa dentro la bisaccia e scoppiò in una fragorosa risata, come sempre quando iniziava ad innervosirsi: <<Ah, gli uomini non sono uguali? Proprio tu lo dici che parli, ai tuo seguaci, di Vangelo? Gli uomini sono uguali, questa è la verità. Nessuno può decidere per tutti, tra l’altro, nel suo personale interesse ed in quello dei suoi parenti, oltre che di voi della Chiesa Cattolica, naturalmente. Il mondo deve cambiare. E poi, la separazione dei poteri, che tanto ti da fastidio, è fondamentale per evitare l’arbitrio del potente sul debole. Del ricco sul povero. Io ho dedicato la vita a questi ideali. Si, è vero sono sconfitto. La Rivoluzione francese è finita. A Vienna avete deciso di ritornare al vecchio. Ma sappi che di una cosa sono convinto: nessuno può ritornare al passato quando ormai le idee nuove si sono diffuse. Siete solo dei poveri illusi. Degli apprendisti stregoni che tentano di riportare il Diavolo nell’ampolla. Ma nessuno è mai riuscito a fare questo. Il tuo Papa, l’austriaco Metternich e tutti gli altri, sono solo degli illusi. Possono aver rimesso sul trono di Francia il Re Borbone. Ma le idee circolano, si diffondono e nessuno le può fermare>>.
<<Ah, le idee della Rivoluzione Francese. La tua rivoluzione. Ma a cosa è servita? Solo un immenso lago di sangue è stato fatto. E poi, proprio tu parli? Tu, proprio tu, queste cose le sai bene. Tuo cugino Juanne Maria é morto povero per queste idee pazze. Non potete manco piangere sulla sua tomba visto che è stato sepolto in una fossa comune a Parigi, come un pezzente. Ohi ohi Ziu Bacchis! Se fosse stato solo più accorto. Se non avesse esagerato con queste idee quando fu nominato Alternos. Ah, se avesse usato prudenza, un impero avrebbe fatto. E anche io, curato di Bono, sarei stato il curato di un paese importante. Al popolo bisogna dare l’opportunità di mangiare e qualcosa in cui credere. I diritti? Ma quali diritti poi? I diritti manco li capiscono! Bisogna dare certezze non dubbi, a quello che tu chiami Popolo. Sono solo pecorelle smarrite che hanno bisogno di due cani pastori per essere difese dai lupi e di un pastore per essere accudite>>.
Ziu Bacchis risalendo a cavallo rispose: <<No, non pecorelle da accudire, ma da mungere e a volte anche da macellare nelle vostre guerre. Buongiorno signor curato di Bono, città mancata!>>.
<<Buongiorno Ziu Bacchis. Ricorda però che è così che va il mondo e così andrà anche tra mille anni. Caro il mio rivoluzionario mancato!>>.

Nota

“Lassa su mundu comente l’as connottu” è una tipica esclamazione sarda che sta a significare, grosso modo “consenrva il mondo come l’hai conosciuto”.

Il demone occidentale

“L’ umanità va livellata al gradino più basso, tutti vanno ridotti a schiavi e nella schiavitù unificati: Come fare? Abbassare il livello dell’ istruzione, schiacciare e sopprimere le menti più evolute, da cui è sempre venuto solo danno, mai vantaggio. Tagliare la lingua a Cicerone, cavare gli occhi a Copernico, lapidare Shakespeare. Al mondo manca solo una cosa, l’ obbedienza, e gli schiavi devono impararla dai capi, che stabiliranno le norme, le regole, le concessioni, i divieti, la depravazione; la corruzione sarà ammessa, anzi alimentata, fino a trasformare l’ uomo in un rettile vile, abietto, crudele, e ogni trent’anni, per evitare la noia, per scaricare l’ aggressività, verranno scatenate lotte spietate.”

Sigalev ne “I Demoni” di Fiodor Dostoevskij