Un inutile sacrificio

di Giuseppe Masala

L’insensatezza della strategia, imposta dalla famigerata Trojka in Grecia, mostra sempre più la corda. Ormai è pacificamente accettato da tutti gli osservatori internazionali che il feroce piano di tagli imposti ad Atene è stato inutile, avendo fatto precipitare la nazione in un vortice che ne ha devastato il sistema economico. Tale devastazione – naturalmente – si è ripercossa sul PIL che da anni ormai è in forte contrazione. La contrazione del Pil infine ha reso inutili i tagli imposti: la crescita del rapporto Debito/Pil continua a segnalere l’insostenibilità del debito. Tutte cose dette e ripetute ormai infinite volte da centinaia di osservatori sparsi sui quattro angoli del mondo.

La novità è che probabilmente, del disastro, si stiano accorgendo anche le teste pensanti delle istituzioni internazionali che hanno gestito ed imposto questa catastrofica fase. Infatti il Sueddeutsche Zeitung – fonte solitamente ben informata – spiega come sia sul tavolo un’ipotesi veramente clamorosa: pare che gli stati stiano discutendo l’opportunità di usare fondi statali e non solo comunitari, nel tentativo di salvare lo stato ellenico. L’ipotesi ha del clamoroso innanzitutto perchè – secondo l’autorevole quotidiano – i fondi verrebbero concessi a titolo sostanzialmente gratuito ed in secondo luogo perchè certifica una sostanziale impossibilità di fare fronte con i soli fondi comunitari.

Sempre secondo la Sueddeutsche, tecnicamente sarebbero sul tavolo due ipotesi alternative:

1) Gli stati nazionali dovrebbero porre mano al portafoglio direttamente;

2) Gli stati nazionali dovrebbero rimpinguare le risorse del fondo “salvastati” EFSF che, a sua volta, girerebbe le risorse aggiuntive allo stato ellenico.

Altro non è dato sapere. Però alcune considerazioni preliminari, su questa ipotesi, possono essere fatte. In primo luogo non è chiaro quali stati dovrebbero concorrere a questa nuova operazione di salvataggio. La cosa non è di poco conto; se tra i salvatori dovrebbero esserci, per esempio Spagna e Italia, si aprirebbero nuovi squarci nei loro già disastrati bilanci statali. Rischia di venirsi a creare una situazione paradossale: i nuovi esborsi potrebbero aprire, di conseguenza, la strada alla loro richiesta di salvataggio. In secondo luogo la mossa di utilizzare il fondo EFSF anziché il nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) può essere considerata “furbetta“. Questo perchè l’occhiuta Corte Costituzionale Tedesca ha imposto su ogni eventuale ricapitalizzazione del MES, da parte dello Stato tedesco, un nuovo dibattito parlamentare a Berlino. Questo obbligo non dovrebbe riguardare il EFSF. Peccato che non sia difficile ipotizzare un nuovo fuoco di sbarramento degli euroscettici tedeschi a colpi di ricorsi alla Corte di Karlsruhe per imporre il controllo parlamentare anche sulla ricapitalizzazione dello strumento in questione.

La situazione – come si può vedere – appare veramente di difficile soluzione considerato soprattutto che altri stati sono in una situazione di grave crisi e che, sostanzialmente, non hanno le risorse da stanziare per questo nuovo tentativo di salvataggio. Ben difficilmente si potrà risolvere la situazione senza un ripensamento di tutta la strategia e senza abbandonare il vecchi dogma dell’austerità espansiva che s’è dimostrata nulla più che una chimera. Non è da escludere anche la necessità di un nuovo haircut del debito greco, infatti sempre Sueddeutsche Zeitung avverte che: “bisogna dire ai cittadini che parte del denaro dei contribuenti impegnato per il salvataggio dell’eurozona non tornerà, non verrà restituito“. Tale haircut riguarderebbe anche i titoli greci nel portafoglio della BCE?

Da segnalare, infine, che la Trojka è sbarcata oggi a Cipro per trattare un prestito emergenziale con il governo della piccola isola. La ruota continua a girare. E l’affare s’ingarbuglia sempre più.

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