Economia fa rima con ideologia

di Giuseppe Masala

Sovente chi professa visioni economiche alternative, rispetto alle due visioni dominanti, viene accusato di essere “ideologicizzato“. Zeroconsensus ritiene necessario dire una parola a tale proposito: qualunque visione economica è influenzata dalla visione ideologica di chi la professa ed anzi quest’ultima ne è il fondamento. Coloro che non si accorgono di questo fatto, nella migliore delle ipotesi, sono – a modesto avviso di zeroconsensus – imbevuti dalla visione postmoderna di “fine della storia” intesa anche come fine delle ideologie. O meglio, intesa come vittoria dell’unica ideologia possibile e praticabile: l’idea capitalista. Questa visione totalizzante vorrebbe imporre l’idea secondo la quale il capitalismo sia l’unico sistema di produzione e scambio accettabile nel mondo e che il mercato (libero?) sia un fatto naturale al pari della legge di gravità. Molti economisti sfortunatamente cascano in questo tranello logico che vede la loro dottrina economica favorita come l’unica  possibile e qundi come non  ideologica essendo da considerare come fatto naturale. Le cose non stanno così. A tale proposito spiega bene le cose – in in un illuminate scambio di battute con un componente di una commissione d’indagine istituita del Congresso degli Stati Uniti – proprio un gran sacerdote della dottrina capitalistica neoclassica: l’ex Governatore della Federal Reserve americana Alan Greenspan. Cito testualmente:

Waxman: <<La domanda che vorrei farle è la seguente. Lei sposava un’ideologia, aveva una fede incrollabile nel libero mercato concorrenziale. Cito la sua dichiarazione: “E’ vero, io credo in un’ideologia. Ritengo che i mercati liberi, concorrenziali, siano di gran lunga la maniera migliore di organizzazione, ma non ha mai funzionato davvero”. Queste sono le sue parole testuali. Lei aveva l’autorità di porre un freno alle prassi creditizie irresponsabili che hanno portato alla crisi dei mutui subprime. Molti le avevano consigliato di agire in tal senso. E adesso tutta la nostra economia ne paga le conseguenze. Ritiene che la sua ideologia l’abbia spinto a prendere decisioni che vorrebbe non aver mai preso?>>

Greenspan:<<Be’, bisogna ricordare, però cos’è un ideologia. E’ un quadro concettuale con cui le persone affrontano la realtà. Tutti ne hanno una. E’ inevitabile. Per esistere, bisogna avere un’ideologia. La domanda da porsi è se sia accurata o meno. Quello che sto dicendo è che, si, ho trovato una pecca, non so quanto grave o permanente, e sono rimasto molto turbato da questa scoperta>>.

Waxman: <<Lei ha trovato una crepa?>>

Greenspan:<<Si, ho trovato una pecca nel modello che consideravo la struttura  di funzionamento cruciale che definisce come va il mondo, per così dire>>

Waxman:<<In altre parole, lei ha scoperto che la sua visione del mondo, la sua ideologia, non era corretta, non funzionava>>

Greenspan:<<Precisamente. Proprio per questo sono rimasto sconvolto, perché per oltre quarant’anni ho creduto che vi fossero prove inconfutabili che funzionasse eccezionalmente bene>>

La testimonianza è del 23 Ottobre 2008 presso il Committee of Government Oversight and Reform del Congresso degli Stati Uniti. Tratto da “Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo” di Raj Patel, Saggi Universali Economica Feltrinelli.

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