Cosmopolis (parte II)

di Giuseppe Masala

cronenberg

Ricevo, e molto volentieri pubblico, una replica di Pinuccio Masala alla recensione di Francesco Bellu del film Cosmopolis di Cronenberg.

Credo i “capolavori” abbiano una prerogativa a tutti comune: la capacità, partendo dall’analisi del presente (che può anche essere una semplice intuizione), di proiettarsi, temporalmente nel futuro, e spazialmente nelle più alte fasce dell’atmosfera (da dove è più facile vedere i movimenti delle “formiche umane”).
Tale caratteristica, a mio parere, non è pienamente presente in questo film. Con ciò non voglio certo sminuire il lavoro di Cronenberg che rimane, per il sottoscritto, il miglior regista vivente,  non voglio neanche sminuire il valore di Cosmopolis; era dai tempi di Naked Lunch che Cronenberg non si esprimeva a questi livelli artistici!
Un’altra cosa che ho subito pensato è stata che alla fine, Francesco, non parli della cosa fondamentale: della struttura che regge tutto il film. La cosa che colpisce non è tanto l’individuo Parker in sé, ma la differenza che corre fra lui e il resto del mondo; all’interno della sua limousine-astronave non batte ciglio mentre attraversa una folla di rivoltosi parecchio furibondi, che gli deturpano l’auto. Il vero protagonista del film non è Parker, ma è lo spazio che intercorre fra lui e il resto del mondo!
Alcune scene del film, quando si inquadra il fuori da dentro l’auto, ricordano un po’ i vecchi movies, dove c’erano ad esempio due che andavano in una decapottabile, con i capelli al vento, mentre il paesaggio di lato scorreva. Le tecnologie di quei film erano povere e spesso capitava di intuire che il paesaggio di lato che scorre era solo una quinta e la macchina era in verità ferma. Se capisci cosa intendo il protagonista di Cosmopolis è un po’ simile a quel senso di disagio che si impadronisce dell’osservatore quando scopre che la decapottabile è ferma!
In sostanza sto parlando di due velocità distinte che lottano per impadronirsi della scena del film! A questo è da aggiungere anche il doppio percorso che percorre Parker; quello materiale all’interno della città e quello mentale… è come se uno dei due cominci il suo film dopo, tipo dal km 6 invece che dal km 0. Questo si capisce separando le due vie e inscatolandole all’interno della classica struttura della tragedia greca (inizio-svolgimento-fine): si scoprirà come i 2 plot points della prima via risultino sfasati da quelli della seconda via.
Questa scelta, che io ritengo estremamente interessante, è caratteristica del cinema di Cronenberg: la scissione dell’individuo (Jung… o sbaglio?). Non sono d’accordo con te quando parli di “evoluzione” dell’opera di Cronenberg nei termini in cui ne parli proprio per questo motivo; credo che lui abbia sempre messo al centro la questione della doppiezza dell’io, cambiando di volta in volta le metodologie: i corpi che si laceravano nei film del passato erano il frutto della mente che si era già lacerata o si stava lacerando (la mosca, inseparabili, videodrome, pasto nudo), inoltre anche Parker si lacera; si spara a una mano…

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