Keynesismo e imperialismo

di Giuseppe Masala

imperialismo

Per coloro che rimpiangono lo Stato Keynesiano e che, giustamente, si oppongono al neo-liberismo e al dominio sfrenato del capitale privato, è opportuno segnalare che lo Stato Keynesiano è possibile solo quando sono presenti certe condizioni sociali e economiche (grandi e crescenti masse di plusvalore). Esso non fu il risultato di un compromesso tra capitale e lavoro nel loro insieme attraverso l’intervento statale. Esso fu il risultato di un compromesso tra il capitale e quelle sezioni della classe operaia e delle classi subalterne dei paesi imperialisti che si lasciarono cooptare e che furono cooptate nel sistema. Esse, nel perseguire i loro interessi immediati e miopi, non si resero conto che i vantaggi derivanti da tale cooptazione (vantaggi in termini di reddito, ecc.) sarebbero stati ben minori degli svantaggi che sarebbero sopraggiunti quando le condizioni per il mantenimento di tale compromesso sarebbero venute a mancare (la crisi). Esse non si resero neanche conto che la dimensione nazionale dello Stato Keynesiano nascondeva (per chi non voleva vederla) la dimensione internazionale del suo finanziamento, cioè la stretta relazione tra lo Stato Keynesiano nei paesi imperialisti e il flusso di valore dai paesi dominati che era un elemento molto importante per mantenerlo. La cooptazione di frazioni delle classi subalterne nei paesi imperialisti richiedeva quindi la loro negazione della solidarietà internazionale.

Guglielmo Carchedi, Proteo N. 2003-2-3

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