De profundis per l’Italia: la crisi bancaria

di Giuseppe Masala

italia

Nel post precedente ho descritto quelli che sono – a mio modesto avviso – i mali che porteranno l’Italia all’inevitabile catastrofe: debito pubblico fuori controllo, crisi del sistema finanziario, continua erosione del PIL (come conseguenza dei primi due punti e di politiche economiche che è troppo poco definire errate).

Mii pare opportuno però aggiungere alcuni elementi offerti dalla cronache finanziarie in merito alla crisi del sistema finanziario. E’ di qualche giorno fa la notizia del downgrading dell’agenzia di rating Fitch di molte delle nostre banche. Tale declassamento riguarda soprattutto istitutii di credito di medie dimensioni (generalmente quelli più legati al tessuto produttivo del territorio). Il fatto importante è che in molti casi la nuova valutazione pone gli istituti negli inferi dove i loro bond sono valutati “junk”. Giusto a titolo di esempio in questo girone infernale sono finite la Banca Popolare dell’Emilia Romagna con una valutazione BB+ e la Cassa di Risparmio di Genova  con una valutazione BB. Cosa comporta questa valutazione? Semplicemente comporta un costo più alto di finanziamento per queste banche o in alternativa il finanziarsi attraverso le bombole di ossigeno della BCE predisposte da Mario Draghi. Per le aziende del territorio comporta o finanziamenti a tassi più alti o addirittura una diminuzione del credito concesso da questi istituti.

Ricordo sommessamente che in una simile terrificante situazione un aumento dei tassi d’interesse sui titoli di Stato italiani provocherebbe un ulteriore deterioramento dello stato patrimoniale delle banche (ad un aumento dei tassi corrisponde una diminuzione del valore sul mercato secondario). Tale deterioramento sarebbe probabilmente il colpo di grazia per le banche italiane imbottite ddi titoli di stato anche grazie ai generosi finanziamenti della BCE (vedi LTRO).

Rimanendo sulla cronaca segnalo la diagnosi dell’economista Jurgen Stark, membro della Bundesbank ed ex BCE (dimessosi in aperta polemica con le politiche monetarie, a suo dire, troppo espansive volute da Mario Draghi). Secondo l’economista tedesco l’Italia sarebbe un paese irriformabile e chiederà entro l’autunno gli aiuti al meccanismo europeo di stabilità. A proposito dei fondi europei di stabilizzazione (EFSF e MES) faccio notare al lettore che l’agenzia di rating Fitch ha downgradatoil merito creditizio del vecchio fondo EFSF e quindi anche la sorte del MES è segnata appena emetterà bond per finanziarsi. Questo renderà più caro l’eventuale salvataggio dell’Italia, anche se si trattasse di un salvataggio finto, fatto cioè per guadagnare tempo. Naturalmente il costo non crescerebbe solo dal punto di vista finanziario ma anche dal punto di vista politico. In altre parole la crisi dell’Italia potrebbe diventare la pietra tombale per tutta la costruzione europea.

Ritornando alla situazione Italiana pare molto moderata l’idea che siamo sul ciglio del burrone. Molto più realistico pensare che la nostra situazione è simile a quella descritta ne “L?Odio” di Mathieu Kossovitz: << Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.>>.

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