zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

Mese: agosto, 2013

Crisi

crisi

Pregate sotto la barba,
tinta d’henné,
di un mullah pakistano,
in attesa di un miracolo
sotto un cielo affumicato
dal fuoco di théières
bruciate su fornelli accesi.

Chi potrà salvare il vostro cuore di marmo
rivestito d’una sottile lamina d’oro?

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Argentina, Pisa, 2013

disoccupazione

Mentre nei mass media si discute sulla sorte di Berlusconi o si rilanciano i solito ballon d’assai su possibili riprese del ciclo economica Zeroconsensus è rimasto colpito da una notizia che ben difficilmente domani leggeremo sui giornali a tiratura nazionale o ascolteremo nei telegiornali: per l’apertura di un supermercato della Ikea a Pisa sono pervenute ben 28616 domande di assunzione a fronte di una richiesta, da parte dell’azienda di 200 “risorse” (ormai non si parla più di esseri umani, il lavoro è un fattore della produzione come tutti gli altri).

Questo è il livello della crisi ben nascosto dai media e dall’isituto di statistica che considera occupata anche una persona che svolge un part time a 500 euro al mese.

Argentina, Pisa (ma vale per tutta Italia), 2013.

L’idiotismo dell’Antiberlusconismo

berlusconi

Zeroconsensus di questo bel pezzo non condivide solo l’idea secondo la quale siamo in presenza di un antifascismo di facciata in assenza di fascismo. Credo come Brecht che il ventre che ha generato il mostro sia sempre fecondo. Certo poi, altro discorso è quello di riuscire ad individuare il fascismo nelle forme subdole nelle quali si presenta in questo inizio di XXI secolo. Non è forse fascismo approvare la spesa per gli F35 mentre cittadini dispetati si suicidano buttandosi sotto ad una ferrovia o platealmente si danno fuoco? Zeroconsensus crede che questo sia fascismo. Una forma di fascismo che può presentarsi anche sotto le mentite spoglie del PD che vorrebbe dare l’idea di essere un partito tanto per bene e tanto democratico. Detto questo l’articolo di Diego Fusaro è veramente interessante e pieno di spunti di riflessione che Zeroconsensus condivide.

di Diego Fusaro

Risale a giovedì primo agosto la notizia. Sono state confermate le condanne per frode fiscale di Silvio Berlusconi. La sezione feriale della Suprema Corte ha, invece, disposto il rinvio in Corte d’Appello a Milano per la rideterminazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici del Cavaliere. Ho già espresso in più occasioni, peraltro senza ambiguità di sorta, il mio giudizio sull’antiberlusconismo e sul berlusconismo. Si tratta di due fenomeni altamente ripugnanti, dei quali tuttavia il primo è – se mai è possibile – ancora più osceno e disgustoso del secondo. E questo per molte ragioni. Ne ricorderò unicamente una, su cui già ho insistito ad abundantiam.

L’antiberlusconismo, con cui la sinistra ha identificato il proprio pensiero e la propria azione negli ultimi vent’anni, rappresenta l’esempio insuperato della volgarità della sinistra italiana in ogni sua gradazione. L’antiberlusconismo ha, infatti, permesso alla sinistra di occultare la propria adesione supina al capitale dietro l’opposizione alla contraddizione falsamente identificata nella figura di un’unica persona, secondo il tragicomico transito dal socialismo in un solo paese alla contraddizione in un solo uomo. Così facendo, la sinistra si è potuta volgarmente riciclare, aderendo al monoteismo del mercato e dirottando su un’unica persona la contraddizione contro cui combattere. Come l’odierno antifascismo in assenza integrale di fascismo, così l’antiberlusconismo ha svolto il ruolo di fondazione e di mantenimento dell’identità di una sinistra ormai conciliata con l’ordine neoliberale. Ingiustizia, miseria e storture d’ogni sorta hanno così cessato di essere intese per quello che effettivamente sono, ossia per fisiologici prodotti dell’ordo capitalistico, e hanno preso a essere concepite come conseguenze dell’agire irresponsabile di un singolo individuo.

Per questa via, la politica della sinistra – è bene insistervi – non ha più avuto quale referente polemico il sistema della produzione e dello scambio – ritenuto anzi incondizionatamente buono o, comunque, intrascendibile –, bensì l’irresponsabilità di una persona che, senza morale e senza onestà, ha inficiato il funzionamento di una realtà sociale e politica di per sé non contraddittoria. È questa la base dell’odierno capitalismo che si riproduce culturalmente a sinistra (sì, a sinistra, avete capito bene!), su cui mi permetto di rimandare al mio studio Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo (Bompiani 2012, capitolo 5).

La cessazione palese dell’ostilità verso il nomos dell’economia è stata riconvertita in conflitto moralistico-legalistico verso un unico individuo. Dalla questione sociale alla questione morale, da Carlo Marx alla signora Dandini. Tutto questo farebbe ridere, se non facesse piangere. È una tragedia sociale, politica e culturale. Forse la più grave degli ultimi trent’anni. Per tutti questi motivi, e soprattutto perché continuo a essere allievo di Marx e della lotta contro il capitale, non mi considero di sinistra. La sinistra è in una situazione tragicomica: è il problema e, insieme, pensa di essere la soluzione. Anche in questo caso, se non scoppiamo a ridere è solo perché si tratta di un dramma che si consuma sulla nostra carne viva, nelle ininterrotte vittorie del capitale occultate e, di più, favorite dalle politiche della sinistra. Proprio mentre sto scrivendo queste righe, è già iniziata la patetica ridda dei deficienti che, sulla rete, esultano per la sconfitta di Berlusconi mentre la patria è schiava delle potenze eurocratiche e della monarchia universale USA. Si tratta di uno spettacolo indecoroso. Intelligenti pauca.

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