Il naufragio della speranza

di Giuseppe Masala

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Qualche tempo fa scrissi un pezzo dove spiegavo la tragica situazione del siistema bancario italiano. A distanza di poco tempo mi trovo costretto a riferire gli sviluppi della situazione. Sviluppi  che non sono positivi per il sistema bancario italiano e che confermano quanto da me ipotizzato. Andiamo con ordine.

1) E’ stato trovato l’accordo tra il Ministero del Tesoro e l’UE in merito al piano di ristrutturazione del disastrato Monte dei Paschi di Siena. L’UE ha imposto un aumento di capitale gigantesco (in rapporto alla capitalizzazione di borsa della banca), pari a 2,5 miliardi. Appare veramente difficile immaginare che dei privati allo stato delle cose siano disponibili ad impegnarsi per una cifra colossale come questa. Anche perchè, se mi è concesso parafrasare Forrest Gump, i bilanci delle banche sono come le scatole di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Con questo motto di spirito voglio semplicemente dire che in futuro potrebbero aprirsi ultteriori buchi nel bilancio dell’istituto vista e considerata la drammatica situazione dell’economia reale, deila sovraesposizione in titoli di stato italiani e della presenza di alcuni strumenti derivati che a leggere le cronache sono estremamente costosi e di enorme complessità. Dunque non appare difficile immaginare che l’aumento di capitale si sostanzi nella trasformazione in azione dei Monti Bond concessi dallo Stato solo alcuni mesi fa. In sostanza si prospetta una probabile nazionalizzazione della banca.

2) La Banca Marche è stata commissariata dalla Banca d’Italia per un buco di 800 milioni di euro e per l’impossibilità di reperire 400 milioni di capitalle proprio via aumento di capitale (lo ripeto, difficile trovare qualcuno che ci metta soldi visto che i bilanci dellee banche sono come le scatole di cioccolatini di Forrest Gump). Tralascio per carità di patria i resoconti di cronaca che descrivono un verminaio di crediti concessi ad imprenditori ammanicati senza adeguate garanzie. Della cosa, si occuperà eventualmente la magistratura. Faccio notare che Banca Marche non è una piccola banca, ma il nono istituto di credito italiano e banca “del territorio” di una delle regioni più operose italiane. Insomma, siamo di fronte ad istituto di medie dimensioni.

3) Anche la Cassa di Risparmio di Genova (CARIGE) è in via di commissariamento. Pure in questo caso siamo di fronte da un lato ad una situazione nella quale le sofferenze bancarie sono fuori controllo a causa della crisi economica, ma dall’altro lato si è di fronte (come nel caso di Banca Marche) ad un allocazione del credito clientelare dove chi era nelle grazie degli amministratori otteneva credito senza garanzie sufficienti. Da notare, citando sempre i resoconti dell’ispezione della Banca d’Italia che vi è stata una lasca applicazione delle norme antiriciclaggio e che anche in questo caso sono presenti contratti derivati che potrebbero rivelarsi estremamente onerosi.

Tirando le somme la prima cosa che si nota è che gli istituti che via via stanno entrando in crisi siano sempre più di grosse dimensioni (e dunque gestibili a fronte di un impegno di risorse estremamemente oneroso) e che siano geograficamente collocati sempre più nel nord italia ormai cuore produttivo sempre più spompato della nazione.

Fanno tenerezza le anime candide che teorizzano una stabilizzazione dell’economia italiana (e dunque del sistema bancario) ipotizzando un intervento  – per rilanciare la domanda aggregata – in deficit spending dello Stato italiano. Credo sia inutile ricordare come il bilancio dello stato italiano sia completamente scassato con un rapporto debito/pil ormai al 134% e soprattutto con lo Stato impegnatosi, anche costituzionalmente, con i partners europei per il rientro del debito e del deficit. Ricordo a tale proposito il fiscal compact e ia costituzionalizzazione del pareggio di bilancio dello Stato come vincolo non negoziabile. Al di là del giudizio politico (da parte mia estremamente negativo) di queste scelte, faccio comunque notare che una politica di deficit spending porterebbe immediatamente ad una impennata dei tassi d’interesse del nostro debito con un peggioramento immediato dei corsi dei titoli emessi di cui le banche sono imbottite. Dunque queste politiche porterebbero da un lato ad un miglioramento per le banche sul lato delle sofferenze ma peggiorerebbero la valutazione dei titoli dello stato presenti nei loro portafogli. Un gioco a somma zero (se va bene) che non migliorerebbe la situazione dei bilanci delle banche e che affonderebbe definitivamente quello dello Stato. (Per chi volesse approfondire il mio punto di vista segnalo questo mio pezzo scritto in tempi non sospetti sull’argomento).

Dunque che fare? Segnalo a tale proposito un’intervista dell’economista Vladimiro Giacché dove, cito, si propone “Un forte e qualificato intervento pubblico e quando serve anche la requisizione, consentita da codici e costituzione. Più in generale, un’idea della programmazione dello sviluppo”. Tale proposta mi pare la più appropriiata: un intervento diretto dello Stato (anche attraverso la requisizione, prevista nel nostro ordinamento) e non attraverso il deficit spending (leggi, paga pantalone) è l’unica possibilità di uscire dalla drammatica situazione. Ritornerò comunque sull’argomento in maniera, spero, esaustiva.

PS Oggi il Centro Studi della Confindustria rende note le sue elaborazioni sul PIL 2013 che è previsto al -1,6%. Faccio notare che solo ieri l’Istat ha peggiorato le previsioni sul Pil del 2013 al -2,1%. Credo di poter dire che ormai a Confindustria abbiano, più che un Centro Studi un Centro Propaganda. All’inizio del 2014 comunque, quando usciranno i dati definitivi del PIL 2013 nessuno si ricorderà delle pie illusioni degli economisti confindustriali.

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