Marx e l’immigrazione

di Giuseppe Masala

immigrazione

Nel marzo del 1870 Marx, nella “Comunicazione confidenziale” al Consiglio Generale della Prima Internazionale, spiegava che “il comune operaio inglese odia quello irlandese in cui vede un concorrente che comprime i salari e il livello di vita” (cioè l’operaio inglese è corrotto materialmente dal colonialismo, tesi che sarà sviluppata da Lenin). Ma la corruzione è anche ideologica: “Nei suoi confronti prova delle antipatie nazionali e religiose. Egli lo guarda quasi con gli stessi occhi con cui il bianco povero degli Stati meridionali del Nordamerica guardava gli schiavi neri” (ibid.; abbiamo dunque il razzismo). “Il popolo che soggioga un altro popolo appronta le sue proprie catene” (ibid., p. 15). Circa una settimana dopo, Marx ripeté: “Il suo atteggiamento è molto simile a quello dei bianchi poveri nei confronti dei negri nei vecchi stati schiavistici degli Stati Uniti” (Marx a S. Meyer Hae A. Vogt, Londra, 9 aprile 1870). E continuava: “Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, malgrado la sua organizzazione” (ibid.). Questo antagonismo faceva parte dell’antagonismo generale metropoli-colonia all’interno della classe operaia mondiale. Adesso, 100 anni più tardi, questa posizione di Marx è sconosciuta o totalmente ignorata da tutte le Internazionali ufficiali, senza eccezione. E questo fatto è esso stesso un prodotto di quella corruzione che indusse Marx ad esprimarla.

Hosea Jaffe, “Marx e il colonialismo”, Jaca Book

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