George Orwell e il PCI

di Giuseppe Masala

1984

Ho letto una orribile recensione del 1984 di George Orwell. Il recensore è Palmiro Togliatti che si firma Rodrigo di Castiglia. E strano come tante cose si chiariscano leggendo le cose più impensabili. Penso che il PCI in quel tempo fosse un partito conformista, ottuso e senza una vera visione di prospettiva. Lo si capisce dal cosa e dal come scriveva il suo capo. Già a quell’epoca avevamo perso…. Straperso. La storia era già scritta. Ora mi è più chiaro il perché Pier Paolo Pasolini fu cacciato. Ecco perché Italo Calvino (ricordo a tutti, che fu partigiano combattente delle Brigate d’Assalto Garibaldi, mica chiacchere) se n’è andò. Ironicamente mi domando come sia possibile che Renato Guttuso scampò alla sorte: troppe donne nude, o per Bacco! Dall’altro lato mi appare totalmente comprensibile come un iscritto alla Gioventù Universitaria Fascista (da comunista assieme a Scalfari, per Dinci!), poi comunista e infine, dal Quirinale, “bombardero” della Libia, nel PCI vi sia rimasto fino all’ultimo momento. Più che di doppiezza togliattiana bisognerebbe parlare di ottusità togliattiana, anzi di “ottusa doppiezza” togliattiana. Si scacciavano le menti, chi aveva visione di prospettiva e si mandavano avanti i conformisti.

Veniamo al dunque, come si fa a non riconoscere il genio di George Orwell? Come si fa a non vedere il valore “profetico” di un opera come 1984? Questo al di là delle intenzioni di Orwell. Lo sappiamo bene, Orwell voleva descrivere un ipotetico mondo dominato dai comunisti. Descrisse gli attuali “universi orwelliani” capitalisti. La menzogna del vocabolario Socing così simile al vocabolario usato oggi nei mass media (guerre chiamate “missioni di pace” per esempio vi ricorda qualcosa?), la suddivisioni in classi capitaliste: “prolet”, classe media e classi dominanti. Il “Bispensiero”… George Orwell era un violento anticomunista ma ci ha regalato uno dei più grandi romanzi di denuncia del capitalismo contemporaneo.

Può apparire sbalorditivo ma è naturale, basta conoscere una regola fondamentale: le opere d’arte una volta venute al mondo vivono di vita propria al di là delle intenzioni dello stesso autore e assumono dunque significati inaspettati. Ovviamente un ottuso burocrate non poteva capirlo e si è scagliato con rara e stupida violenza contro un capolavoro. Ovviamente venendone travolto: 1984 rimane, Togliatti per fortuna se n’è andato. Quanto sarebbe stata diversa la storia del PCI se questo capolavoro fosse stato letto “in prospettiva”? Quanto sarebbe stata diversa la storia d’Italia se PPP e Calvino fossero rimasti nel PCI? Quanto sarebbe stata diversa la storia d’Italia se i Napolitano fossero stati cacciati?

Se proprio il PCI lo si vuole rifare (e io nel mio piccolo partecipo) lo si faccia imparando questa lezione: per essere marxisti bisogna essere materialisti dialettici e storici. Non basta recitare i salmi del marxismo-leninismo. Marx ce l’ha insegnato.
Per fortuna Marx e i capolavori come 1984 rimangono. I piccoli e ottusi burocrati passano. Per quanto mi riguarda senza rimpianti.

Qui potete trovare la recensione di Palmiro Togliatti.

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