Cina e Russia porteranno gli USA alla bancarotta?

di Giuseppe Masala

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di J. Michael Cole

Per il consigliere di Stato cinese Yang Jiechi ed il Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione russa Nikolai Patrushev Platonovich il 2013 è stato l’ ”anno di raccolto” per le relazioni sino-russe. É stato invece un anno di nuovi minimi per le relazioni con i paesi occidentali e addirittura le cose potrebbero peggiorare nel 2014 . Molto è stato detto in questi ultimi anni sugli USA, sia in relazione alle due difficili guerre in Iraq e in Afghanistan sia sulla sua economia declinante, entrambi fattori che  tagliano le gambe agli Stati Uniti e che hanno aperto spazi per la Cina. Durante questo stesso periodo, la Cina ha goduto di una crescita economica a due cifre in un contesto di sicurezza relativamente stabile. Fatti che l’hanno proiettata come potenza egemone in Asia.

Mentre gli Stati Uniti lottavano per uscire dalla crisi e inoltre spendevano miliardi di dollari in due guerre impossibili da vincere, Pechino raccoglieva i frutti della sua “ascesa pacifica” costruendo così la sua economia. Inoltre lavorava per la risoluzione delle vecchie controversie territoriali con i paesi vicini e contemporaneamente consolidava i legami con le potenze più piccole della regione e neutralizzava il problema Taiwan come  potenziale fonte di conflitto armato.

Così, quando la Cina ha iniziato a mostrare i muscoli nei mari prospicenti la parte orientale e la parte sud delle sue coste, Pechino non è stata intimidita dagli Stati Uniti che hanno assunto un ruolo di “riequilibrio” nell’area . Per prima cosa, è apparso evidente come il rinnovato interesse di Washington in Asia orientale non sarebbe – almeno non nel medio termine – accompagnata dalla volontà di allocare i capitali e le risorse necessarie per essere un “riequilibratore” credibile per contrastare le volontà egemoniche cinesi. Sia Pechino che molti esperti di difesa statunitensi videro che il supposto “riequilibrio” era più che altro una lista dei desideri e un esercizio accademico che una strategia vera e propria. Per questo Pechino ha subito piccole conseguenze tutte le volte che minacciava di alterare lo status quo nella regione, come ad esempio con la dichiarazione 23 novembre che ha esteso la sua “Air Defense Identification Zone” nel Mar Cinese Orientale . (C’è ragione per pensare che un credibile ruolo “riequilibratore” degli Stati Uniti verso l’Asia avrebbe dissuaso Pechino dall’intraprendere azioni avventurose.)

Con la loro partnership, la Cina e la Russia potrebbero fare in modo che il ruolo “riequilibratore” degli Stati Uniti in Asia – se mai materializzerà –  sarà talmente diluito da essere inefficace. Questo può essere fatto ampliando l’ambito spaziale della responsabilità degli Stati Uniti annacquando le risorse del suo dispositivo militare. Alcuni anni fa, Bobo Lo, un collega associato presso Chatham House, ha coniato il termine “asse della convenienza ” per descrivere il rapporto tra Cina e Russia. A distanza di cinque anni dalla pubblicazione del suo libro l’intuizione è apparsa ancor di più azzeccata. Infatti, almeno per il momento, Pechino e Mosca sembrano aver accantonato le proprie dispute territoriale, e cooperano a livello strategico sperando di espellere del tutto gli Stati Uniti dell’Asia.

Una notevole quantità di attenzione è stata rivolta alla “Anti-Access/Area Denial ( A2/AD )” ovvero alla strategia cinese, ed in particolare al missile balistico anti nave l’anti- nave DF – 21D ( ASBM ) che può essere considerato come uno dei suoi principali strumenti, e al quale possiamo ora forse aggiungere la “Air Defense Identification Zone” nel mar cinese orientale. Meno, però, è stato detto degli sforzi della Russia per tenere gli Stati Uniti fuori del proprio cortile. E ‘ interessante notare che due settimane dopo l’annuncio della costituzione  dell’ “Air Defense Identification Zone”, il presidente russo Vladimir Putin, incontrando gli alti ufficiali militari, ha dichiarato che la Russia dovrebbe rafforzare la propria presenza nella regione artica potenzialmente ricchi di risorse. All’inizio di quel mese, la marina russa ha annunciato che l’Artico sarà la sua priorità nel 2014 . Infatti al “The Diplomat” risulta che la Russia stia attualmente implementando unità di difesa e guerra elettronica aerospaziali per la zona artica, e che inoltre stia costruendo un sistema radar globale di allerta missilistica precoce vicino Vorkuta nell’estremo nord.

La crescente presenza dei militari russi nella regione artica – che sta per trasformarsi in una regione di importanza strategica – richiederà una risposta compensatrice dagli Stati Uniti (che ha già indicato l’intenzione di aumentare la sua presenza nella regione) . Tuttavia, costituendo quello che potremmo chiamare un ” riequilibrio verso l’Artico” gli USA metterebbero ulteriormente sotto stress il proprio bilancio militare e ciò sottrarrebbe risorse dal sistema “riequilibratore” pensato per l’Asia.

Contemporaneamente, l’esercito russo ha confermato il 16 dicembre di  aver schierato, nella sua enclave baltica di Kaliningrad e lungo il confine con i membri della NATO Polonia , Estonia, Lettonia , e Lituania i suoi i sistemi  missilistici tattici e balistici “Iskander – M” che possono essere usati sia come armi convenzionali che nucleari e che hanno un raggio di circa 400 km. La notizia ha seguito le relazioni corredate da immagini satellitari e che hanno svelato la presenza di 10 lanciatori nell’enclave. Anche se il presidente Putin  il 19 dicembre, ha negato lo schieramento, la Russia ha dimostrato come cerchi di espandere le sue operazioni nel suo distretto militare occidentale, che oltre a Kaliningrad comprende anche gran parte della parte europea della Russia .

Ci si domanda se sia possibile che Washington possa permettersi di aumentare notevolmente le spese militari, senza mandare in rovina il proprio paese. E’ da valutare se gli USA saranno in grado di contrastare sia la Cina risorgente in Oriente e nel Sudest asiatico, dove è stato ipotizzato che addirittura possa annunciare una seconda “Air Defense Identification Zone”, e contemporaneamente possa contrastare una presenza russa più muscolare nella regione artica e in prossimità dei paesi baltici . Bisogna vedere se gli Stati Uniti si concentreranno su un fronte, o se tenteranno di soddisfare tutte le esigenze, ma con meno risorse di quelle necessarie. La sensazione è che  Washington abbia poca scelta, ma optando per la seconda linea di azione, Cina e Russia potranno godere dei benefici di affrontare un avversario sguarnito e distratto o costretto a spendere troppo. A meno che altri paesi come il Giappone e  gli altri membri della NATO decidono di ampliare notevolmente la loro spesa per la difesa, cosa che appare improbabile. Inoltre, ci sono anche dei dubbi sul fatto che i giapponesi siano d’accordo a porre in essere quelle modifiche costituzionali necessarie per una diversa ripartizione degli oneri militare rispetto a quelle attualmente in vigore.

Se gli Stati Uniti abbiano un “diritto” ad essere protagonisti in quello che Russia e Cina considerano come il loro cortile è una domanda che ci faremo in un altro momento. Ciò che però appare chiaro è che gli Stati Uniti già indeboliti e con la capacità di affrontare la sfida di “crescita” della Cina già notevolmente in dubbio, siano ormai al limite di fronte a una sfida su più fronti posta in essere dall’asse sino-russo. Sfida che, se deve essere contrastata in modo efficace, richiede un certo numero di “perni riequilibratori”. Non è certo che l’economia della Russia possa sostenere un’espansione militare sulla scala necessaria per obbligare al riallineamento gli Stati Uniti ma la natura sempre più autoritaria della sua leadership autorizza a pensare che Mosca sarà molto meno vulnerabile di Washington al malcontento dell’opinione pubblica per le necessarie enormi spese per la difesa in tempi di austerità.

Sia la Russia che la Cina hanno studiato da vicino la fine della Guerra Fredda e come gli Stati Uniti alla fine hanno sconfitto l’Unione Sovietica portandola alla bancarotta (con la corsa agli armamenti N.d.T). Due decenni più tardi, sembrerebbe che Mosca e Pechino stiano cercando di rendere la pariglia.

Fonte: The Diplomat

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