Dall’LTRO al TLTRO: una vittoria della Germania?

di Giuseppe Masala

ansa - restelli - SPREAD, MERKEL E DRAGHI

 

Estremamente interessante l’assemblea odierna dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) di oggi. Lascando perdere i momenti di ilarità che ha voluto regalare il Presidente della medesima quando ha dichiarato che le banche “sono la parte sana del paese”. Una battuta da teatro dell’assurdo.

Comunque a leggere i rendiconti della stampa questa assemblea ha offerto almeno due notizie di primaria importanza. Una di facile comprensione e una che apre scenari (da verificare) di assoluta importanza.

Partiamo dalla prima: secondo il presidente Patuelli i crediti deteriorati (da intendersi immagino come la somma tra sofferenze e incagli)  detenuti nel portafoglio delle aziende bancarie ammonterebbero a ben  290 miliardi di euro. Una cifra esorbitante che testimonia la gravità della crisi che non è solo bancaria ma anche del tessuto produttivo  nazionale.  Credo che questa cifra da sola esprima in maniera eloquente la gravità e profondità del cataclisma che sta interessando il sistema paese senza necessità di ulteriori spiegazioni.

La seconda notizia è più che altro una deduzione ma della massima importanza qualora venisse confermata, nei prossimi mesi, dai fatti.  L’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Viola ha dichiarato che in merito alla misura TLTRO che verrà implementata nei prossimi mesi dalla BCE la sua banca potrà “chiedere fino a 6 miliardi di euro”. Per comprendere l’importanza di questa notizia bisogna fare un passo indietro.

Come sappiamo la BCE nel 2011, quando la crisi del sistema bancario europeo era al suo apogeo, varò due programmi di prestiti alle banche commerciali per l’ammontare complessivo di 1000 miliardi di euro al tasso dell’1% e con scadenza a tre anni. Dunque questi prestiti LTRO andranno a scadenza ormai entro pochi mesi. Per la precisione entro il Febbraio del 2015.

Circa una decina di giorni fa, il Presidente Draghi ha dichiarato che verrà implementato un programma denominato TLTRO per la cifra sempre di 1000 miliardi di euro. Contemporaneamente non si ha notizia, neanche come indiscrezione della stampa, neanche come ipotesi del tutto teorica, di “novazione” del vecchio programma LTRO.  E’ dunque abbastanza plausibile che questo programma TLTRO sia un programma che in qualche modo vada a sostituire il precedente LTRO. La differenza dovrebbe stare che il secondo sarà vincolato alla concessione di prestiti all’economia reale, mentre ricordiamo come quello precedente è servito alle banche per fare incetta di titoli di stato (almeno in Italia le cose così sono andate).

Un altro aspetto fondamentale in questa sostituzione del vecchio programma LTRO con il nuovo TLTRO è se le risorse avranno la medesima ripartizione – tra sistemi bancari dei singoli stati dell’area euro – che hanno avuto con il vecchio programma. Ed è qui che quanto dichiarato dall’amministratore di MPS fa presagire che la ripartizione sarà ben diversa. Infatti se, secondo Viola, MPS avrà con TLTRO al massimo 6 miliardi di euro non possiamo fare a meno di notare che ancora a maggio di quest’anno la sua banca aveva prestiti verso il programma LTRO per ben 22 miliardi di euro. Nella sostituzione tra i due programmi di pari ammontare dunque questa banca avrebbe un ammontare di risorse enormemente inferiore. Se così fossero le proporzioni per tutto il sistema bancario italiano ci sarebbe una riduzione delle risorse messe a disposizione della Banca Centrale Europee veramente colossale, a vantaggio evidentemente di qualche altro sistema bancario. Anche la logica e la teoria economica lascerebbero pensare che questa sia l’ipotesi corretta. Infatti è evidente che i sistemi produttivi che hanno maggior bisogno di prestiti (il TLTRO sarà vincolato proprio a questo) sono quelli forti, quelli dei paesi dove la domanda aggregata è robusta. Questo non è esattamente l’identikit del sistema economico italiano. Al contrario sembrerebbe l’identikit dei sistemi economici dell’area “core” dell’Unione Monetaria.

Se così stessero le cose, facile comprendere che se al nuovo programma non verrà affiancato anche un ulteriore sostegno per i paesi in maggior difficoltà molto probabilmente altre tempeste si profileranno all’orizzonte soprattutto a livello di finanza pubblica.

 

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