Conflitti e commercio internazionale

di Giuseppe Masala

Germania-Usa

 

Già in passato zeroconsensus ha espresso l’opinione che la strategia per uscire dalla crisi che i decisori politici occidentali hanno intrapreso sia una strategia solo nel breve termine legata a politiche monetarie. Vi è infatti, a nostro avviso, un piano di soluzione diverso, di lungo periodo, che è incentrato sulla crescita delle politiche tese a favorire i commerci internazionali e la libera circolazione dei capitali tra diverse aree valutarie. In particolare gli Stati Uniti d’America hanno puntato su due grandi trattati che dovrebbero favorire gli scambi con l’Europa da un lato e con l’estremo oriente (Giappone, Filippine, Indocina ecc.) dall’altro. Questo con la speranza che le teorie sul commercio che vanno da Ricardo (vantaggi comparati) fino a von Haberler (costo-opportunità) si dimostrino veritiere e che dunque nuova spinta, e in definitiva nuova “profittabilità”, venga data agli esangui sistemi economici colpiti dalla devastante crisi che imperversa dal 2007.

E’ evidente come questa strategia sia complessa e irta di difficoltà: a seconda di come i trattati vengono congegnati una delle due parti contraenti rischia non solo di non avere vantaggi ma di veder subire un colpo mortale alla propria economia. In questo contesto è da registrare la notizia diffusa oggi dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung, e ripresa da altri media, secondo la quale la Germania non firmerebbe il trattato di libero commercio con il Canada. Va sottolineato che secondo tutti gli osservatori questo trattato è da considerare come “pilota” del ben più consistente trattato con gli Stati Uniti d’America e che un fallimento di questo provocherebbe un fallimento dell’altro.  Secondo queste indiscrezioni di stampa il diniego tedesco sarebbe da imputare ai poteri troppo alti che il trattato prevede in materia di arbitrato tra stati e investitori privati, questo a danno dell’indipendenza delle magistrature statali.

Secondo zeroconsensus una mancata soluzione della materia del contendere farebbe crollare tutta l’impalcatura progettata dagli americani per la soluzione della crisi. Questo anche in relazione al fatto che la strategia monetaria di breve periodo, tesa a “tamponare” la situazione, ben difficilmente può essere implementata per molto tempo ancora. Infatti basta vedere che gradualmente la FED sta tagliando l’acquisto di titoli di stato USA e di titoli legati al mercato immobiliare americano dalle banche private (tapering). A tale proposito è significativo come prestigiose riviste economiche e importanti economisti prevedano un graduale rialzo dei tassi con le conseguenze facilmente prevedibili sui mercati finanziari.

tassi

E’ evidente che in questo scenario, la firma di trattati di “libero investimento e commercio” consentirebbe ai capitali una maggior facilità di trovare un allocazione profittevole evitando il possibile “giorno del giudizio” della distruzione/svalutazione dei capitali  finanziari non profittevoli e dunque in eccesso.

In questo contesto, c’è da domandarsi quale sia la possibile exit strategy dei tedeschi (e degli europei in generale) che non sarebbero certamente risparmiati dal “giorno del giudizio” della distruzione del capitale. Forse la signora Merkel pensa ad un aggancio dell’area dell’Euro (o di una parte di essa) alla nascente economia Euroasiatica (Cina, Russia e India)? E quale sarebbe la reazione americana?

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