Austerità espansiva. What is it?

di Giuseppe Masala

austerità

 

Sovente si sente parlare di austerità espansiva. Proviamo a comprendere cosa significa questa locuzione alquanto paradossale che ricorda le famose “convergenze parallele” di cui tanto si parlava nella prima repubblica.

Credo di poter dire che la casistica delle manovre di finanza pubblica si riduca a tre possibili situazioni:

  1. Se eventuali tagli alla spesa pubblica vanno a ridurre il deficit pubblico e dunque il debito complessivo possiamo parlare di semplice manovra di austerità per sua natura recessiva.
  2. Se eventuali tagli della spesa pubblica vanno a finanziare riduzione delle imposte (o altri benefici) al settore privato siamo di fronte ad una situazione di “austerità espansiva” qualora la variazione negativa del Prodotto Interno Lordo dovuta al taglio della spesa pubblica sarà compensata e sopravanzata dalla variazione positiva del Prodotto Interno Lordo dovuta alla concessione dei benefici fiscali (di pari ammontare ai tagli alla spesa pubblica) al settore privato.
  3. Se eventuali tagli alla spesa pubblica che vanno a finanziare una riduzione delle imposte (o altri benefici) al settore privato generano una riduzione del Prodotto Interno Lordo maggiore dell’aumento del Prodotto Interno Lordo dovuto alla concessione dei benefici al settore privato siamo di fronte, invece, ad una situazione di “austerità comunque recessiva”.

Mi pare di poter dire, vista anche la composizione della spesa pubblica, che la ricerca dell’Araba Fenice chiamata “Austerità Espansiva”  oltre che molto complessa possa portare a gravi delusioni: si potrebbe scoprire che stiamo parlando di cifre veramente irrisorie, soprattutto se rapportare al Prodotto o al Debito Pubblico italiano.

I lettori più attenti avranno certamente notato che non ho considerato l’eventuale risparmio dovuto al calo dei tassi di interesse sul debito pubblico dovuto ad eventuali tagli alla spesa pubblica. Non si tratta di una dimenticanza. Zeroconsensus è abbastanza certo che i tassi di interesse siano ormai marginalmente legati ad eventuali decisioni di politica economica da parte dei governi  ma che siano direttamente correlati alle decisioni di politica monetaria delle banche centrali. Per avere la controprova (se mai ce ne fosse bisogno) basta attendere. Per nostra sfortuna.

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