Come valutare un economista?

di Giuseppe Masala

lente

 

Quasi tutti gli economisti tendono a classificarsi (e implicitamente a valutarsi) l’un l’altro. Questo fenomeno (che andrebbe empiricamente indagato) crea confusione e sconcerto nell’interlocutore e spesso toglie credibilità alla scienza economica in generale. Chi non ha mai sentito degli economisti che vicendevolmente si “etichettano” l’un l’altro: << Eterodosso!>>, <<Ortodosso!>>, oppure <<Keynesiano>>, <<Austriaco>>, <<Marxista>>, <<Neo Keynesiano>> ma anche <<Post Keynesiano>> o <<Vetero keynesiano>> fino ad <<Anarco capitalista>>, <<Circuitista>> <<Cicliscista>>, <<Schumpeteriano>> e via discorrendo che manco al Concilio di Nicea!

 

Esiste un modo per orientarsi nella Babele delle dottrine economiche?  Difficile dirlo. Ma Zeroconsensus ha il suo “algoritmo” di sopravvivenza, che ovviamente non ha pretese di correttezza ne di esaustività.

Generalmente qualsiasi lavoro teorico di economia si divide in due parti: una parte descrittiva del fenomeno che si prende in esame e una parte propositiva, ovvero di soluzione ai problemi che si presentano in quel fenomeno (si tenga in considerazione che alcuni economisti la parte “propositiva” la lasciano alla loro attività da pubblicista presso i mass media, e già questo per Zeroconsensus è una spia di onestà intellettuale).

La parte descrittiva del fenomeno può essere fatta in vari modi:

1) Analisi deduttivo matematica (che parte da delle ipotesi di partenza);

2) Analisi induttivo statistica;

3)Analisi qualitativa

4) Un mix delle tre precedenti

Non ha importanza in questa sede stabilire quale sia il metodo più appropriato in economia, diciamo che esistono analisi celeberrime e universalmente considerate corrette fatte con tutti e quattro i metodi.

Spesso però le baruffe peggiori tra economisti nascono sulla parte “propositiva” che si sostanziano anche nella “etichettatura” dell’economista e del lavoro su cui si dibatte. Queste feroci polemiche hanno un senso? Secondo Zeroconsensus non hanno alcun senso e la valutazione andrebbe fatta solo sulla parte descrittiva del fenomeno e non sulla parte dove si fanno proposte per risolvere le eventuali criticità che vengono messe in luce.

La parte “propositiva” infatti ha ben poco di scientifico e molto di “volitivo”: essa è da un lato influenzata dal sistema di valori del proponente e inoltre esiste una “eterogenesi dei fini” ovvero una serie di conseguenze non intenzionali ad azioni intenzionali (anche l’economista è un uomo e come tale ha una razionalità limitata, o no?).

Dunque un buon modo per valutare un economista può essere quello di prendere coscienza che questo particolare scienziato è in realtà un “Giano Bifronte”: metà economista e metà uomo politico.  Di conseguenza è giusto dare grande importanza alla parte descrittiva del fenomeno e considerare cum grano salis le soluzioni alle eventuali criticità messe in evidenza.

Questo è il piccolo manuale di sopravvivenza di Zeroconsensus che non ha certo pretese di esattezza (anche Zeroconsensus ha razionalità limitata).

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