USA – Russia: partita a scacchi sul Dnepr

di Giuseppe Masala

 

scacchi

La crisi Ucraina sotto molti punti di vista può rivelarsi un tornante della storia che potrà decidere i futuri assetti dell’Europa. Per quanto possa sembrare paradossale Stati Uniti d’America e Federazione Russa sembrano avere strategie chiare su quale debba essere il destino di questa nazione a cavallo tra Unione Europea e Federazione Russa, invece proprio l’Europa pare giocare una partita senza una visione chiara  stretta tra la strategia statunitense e la volontà di non perdere il mercato della Federazione Russa.

Andando ad analizzare le strategie dei due contendenti principali possiamo dire che la strategia americana può essere definita come una strategia con un “obbiettivo rigido” da ottenere con “strumenti rigidi” mentre la strategia della Federazione Russa può essere definita come strategia con un “obbiettivo flessibile” da ottenere con “strumenti flessibili”.

USA: Obbiettivi e mezzi

L’obbiettivo americano è riassumibile nella visione di Zbigniew Bzerzinski: <<L’Ucraina, nuovo e importante spazio nello scacchiere eurasiatico, è un pilastro geopolitico perché la sua stessa esistenza come paese indipendente consente di trasformare la Russia. Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. La Russia senza l’Ucraina può ancora battersi per la sua situazione imperiale, ma diverrà un impero sostanzialmente asiatico, probabilmente trascinato in conflitti usuranti con le nazioni dell’Asia centrale, che sarebbero sostenute dagli stati islamici loro amici nel sud […] Ma se Mosca riconquista il controllo dell’Ucraina, coi suoi 52 milioni di abitanti e grandi risorse naturali, oltreché l’accesso al Mar Nero, la Russia automaticamente riconquisterà le condizioni che ne fanno un potente stato imperiale esteso fra Asia ed Europa.>> (1)

Gli strumenti utilizzati dagli USA per conseguire questo obbiettivo rigido sono stati variegati nel tempo:

  1. Sostegno diplomatico alla rivoluzione arancione di Viktor Juščenko avvenuta nel 2004;
  2. Sostegno diplomatico, finanziario e militare alla rivoluzione di Piazza Majdan del Febbraio 2014;
  3. Implementazione di sanzioni (e minaccia di ulteriori sanzioni ancora più forti) contro la Russia per evitare ingerenze tese a sterilizzare la presa del potere delle forze politiche ucraine fortemente influenzate dal Dipartimento di Stato americano.

Federazione Russa: obbiettivi e mezzi

Gli obbiettivi della Federazione Russa, valutando le dichiarazioni di Putin e del Ministro degli Esteri Lavrov,  possono essere definite flessibili per il fatto che abbiamo un obbiettivo principale ma anche alcuni obbiettivi subordinati che dal punto di vista russo possono essere delle soluzioni di compromesso accettabili. L’obbiettivo principale è il mantenimento dell’Ucraina nella sfera di influenza di Mosca e la sua progressiva inclusione all’interno dell’Unione Euroasiatica.  Obbiettivi subordinati accettabili possono essere sia un Ucraina integra dal punto di vista territoriale e federalizzata legata all’UE dal punto di vista economico ma fuori dalla NATO e dunque neutrale, sia l’ipotesi della disintegrazione dello stato unitario che veda la nascita di due stati, uno dei quali legato all’UE e alla Nato (la parte nord occidentale dell’Ucraina) e uno stato legato economicamente e militarmente alla Russia (la cosiddetta Novorossija ovvero la parte sud-est dell’Ucraina).

Gli strumenti utilizzati dalla Russia sono flessibili e variano a seconda di come si evolve la situazione. L’obbiettivo principale, ovvero quello di riportare l’Ucraina nella sfera d’influenza di Mosca può essere raggiunto solo in caso di collasso degli attuali assetti istituzionali e politici di Kiev. Una simile situazione si può verificare solo grazie all’acuirsi della crisi economica e finanziaria e la Russia ha senza dubbio agito per raggiungere questo obiettivo per esempio aumentando i dazi sulle merci ucraine ed in certi casi arrivando a vere e proprie sanzioni. Naturalmente può essere letto in questa chiave anche l’accordo tra Gazprom e governo ucraino che non prevede alcun credito ma la consegna del gas solo dopo il pagamento in dollari. Non solo, anche la guerra nel Donbass può essere funzionale a questo obbiettivo. La guerra civile è un costo economico difficilmente sostenibile, nel lungo periodo, dall’Ucraina e dunque l’appoggio dato alle milizie separatiste tende ad allungare i tempi del conflitto e di conseguenza a dissanguare le casse statali di Kiev. E’ evidente che gioca a vantaggio della Russia anche la perdurante crisi economica europea che rende difficilmente sostenibili – sia economicamente che politicamente – l’elargizione di ulteriori aiuti europei all’Ucraina.

L’opzione subordinata di un Ucraina integra territorialmente ma neutrale dal punto di vista economico può essere raggiunta solo con un abile lavoro diplomatico. Azione diplomatica che non è certamente mancata da parte della Russia: basti pensare alla promozione degli accordi cosiddetti “di Minsk” ma anche ai vari incontri nella versione “Gruppo di Normandia”.

Anche l’ipotesi di una disgregazione ucraina e dell’istituzione di uno stato filorusso (c.d. Novorossija) a sud-est può essere accettabile da parte della Russia. Va detto però che questa potrebbe essere la soluzione a più alto rischio per la Russia stessa. Infatti potrebbero esserci conseguenze indirette molto pesanti: un aumento delle sanzioni occidentali fino alla disconnessione del sistema finanziario russo dal sistema internazionale che regola le transazioni finanziarie (SWIFT) e anche un ulteriore raffreddamento dei rapporti diplomatici con l’Occidente. Ciò nonostante la Russia è probabilmente disposta a prendersi il rischio di questa evoluzione (nel caso le precedenti due opzioni siano irraggiungibili) , ciò è deducibile dal sostegno militare alle Milizie che vista l’evoluzione del conflitto non può essere considerato teso alla mera difesa degli attuali confini delle repubbliche del Donbass. Evidentemente secondo i russi il rischio di un Ucraina sotto l’orbita della Nato è considerata una vera sciagura e foriera, entro qualche anno, di ulteriori rischi quali la perdita della stessa Crimea e dunque la sostanziale perdita dello sbocco nel Mar Nero.

In definitiva gli USA giocano una partita con una sola opzione vincente mentre i russi giocano una partita con una opzione vincente e due comunque accettabili. In questa rischiosa partita appare sempre più evidente l’assoluta assenza della nana politico-militare chiamata Unione Europea: nessuna strategia chiara e di conseguenza la vera e sicura perdente.

  1. Zbigniew Brzezinski, “La grande scacchiera. Il mondo e la politica nell’era della supremazia americana”, 1997

 

Pubblicato originariamente su GeopoliticalCenter

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