Grosso guaio a Francoforte: il bazooka si è inceppato

draghi

Solo un mese fa ci avevano presentato il Quantitative Easing in via di implementazione della BCE come il provvedimento che avrebbe rivitalizzato l’economia europea. Alcuni economisti (generalmente appartenenti alla scuola marxista e più in generale a visioni eterodosse) avevano comunque avvisato che questo genere di operazione poteva rivelarsi come un mero salvataggio dei mercati finanziari (e delle istituzioni finanziarie che in esso operano) e che non avrebbe avuto comunque effetto sull’economia reale.

A pochi giorni dalla sua partenza queste considerazioni fuori dal coro rischiano però di essere considerate come visioni economiche assolutamente ottimiste. E questo è la stessa BCE a dircelo.

Il 27 Marzo i conti correnti di deposito della BCE (deposit facility) gà erano in crescita ed ammontavano alla considerevole cifra di 57,29 miliardi di euro, mentre ad oggi ammontano alla cifra di 63,622 miliardi di euro. Dunque siamo di fronte ad una crescita quasi esponenziale che non è azzardato definire anomala.

Innanzitutto diciamo che il “deposit facility” sono i conti correnti nei quali le banche dell’eurosistema possono depositare la loro liquidità in eccesso a breve termine (overnight). E’ evidente che l’aumento così forte in così breve termine attesta come le banche non stiano investendo né sui mercati finanziari né tantomeno nell’economia reale la liquidità ottenuta grazie alle operazioni di quantitative easing implementate dalla stessa BCE. La cosa poi appare ancora più grave se si tiene conto che il tasso di questi depositi è stato portato dalla BCE in terreno negativo (- 0,20%). Dunque le banche dell’eurosistema con la liquidità ricevuta dalla BCE con il QE, ridepositano presso la stessa BCE nei conti “deposit facility” addirittura pagando un interesse. Il fallimento del qauntitative easing – ad oggi – appare in tutta la sua plasticità.

Del resto se l’economia reale langue non essendoci molti settori in grado di produrre profitti e dunque rendendo difficilissima l’allocazione di risorse aggiuntive, se il mercato (secondario) dei bond statali offre tassi di rendimento bassissimi e se il mercato azionario viene considerato da tutti gli esperti “ipercomprato” (“in bolla” secondo un certo linguaggio pittoresco) a chi ha liquidità da allocare non rimane che provare a investire in paesi fuori dall’aerea valutaria (accollandosi il rischio di cambio) o restituire la liquidità alla stessa BCE che l’ha creata. Un fantasma si aggira per l’Europa: quello della rarefazione dei profitti.

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