zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

Mese: agosto, 2015

Nasce il Grande Fratello Europeo

1984

 

Un funzionario dell’Unione Europea ha dichiarato che le istituzioni di Bruxelles stanno creando un Team di Risposta Rapida alla (presunta) “propaganda russa”.

Questo Team sarà parte integrante del SEAE (European External  Action Service) e sarà composto da circa una decina di persone — provenienti da alcuni paesi europei — e con la caratteristica di avere tra i propri skills un russo fluente.

Tra i compiti del Team — che entrerà in servizio operativo a partire dal prossimo primo Settembre — vi è quello di monitorare la “propaganda russa” e quello di consigliare le media’s company  e le istituzioni nazionali sulle azioni da porre in essere per contrastarla.

Sempre secondo l’Unione Europea tutto questo può essere visto come la risposta delle Istituzioni di Bruxelles alla richiesta — fatta nel Marzo scorso dai capi di stato nazionali — di azioni in risposta “alla campagna di disinformazione posta in atto dai mass media russi”.

A prima vista la notizia potrebbe essere derubricata tra le note di colore e tra le varie bizzarrie provenienti dall’Unione Europea quali, per esempio, il divieto di vendita di cetrioli con un diametro inferiore a quanto previsto dal Regolamento Europeo in materia.  Ma ad un analisi più attenta però le cose sono ben diverse: l’informazione è materia strategica che plasma la coscienza e gli intendimenti dei popoli, dunque la notizia è da considerarsi di primaria importanza.

In sostanza l’Unione Europea dichiara ufficialmente di avere messo sotto commissariamento politico le informazioni — diffuse nel territorio europeo —  riguardanti la Federazione Russa. Una decisione che, da un lato, va a confliggere con uno dei principi cardine delle democrazie liberali ovvero l’indipendenza assoluta degli organi di informazione rispetto al potere politico e che dall’altro lato è un paradosso degno di un universo orwelliano: per contrastare la presunta propaganda russa si procede ad istituire un team — dipendente da istituzioni politiche — incaricato di studiare una efficace propaganda antirussa.

L’ultimo dato curioso che non può non essere sottolineato è che questa notizia ha avuto risalto sia sui media russi, sia su quelli ucraini ed americani. I media europei (oggettivamente i più interessati) invece non hanno minimamente informato i lettori di questa novità sorprendente: Quando si dice avere “la coda di paglia”.

Pezzo pubblicato originariamente su Sputnik Italia

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Economia e logica

logica

 

La figura professionale maggiormente necessaria in teoria economica sarebbe quella dello ‘sfrondatore’: ovvero un professionista che si prenda la briga di rottamare i falsi problemi, i miti, le allucinazioni, le contraddizioni logiche presenti in economia.

Per esempio trovo francamente grottesca la dicotomia tra “economia pianificata” (volgarmente comunismo) e “economia libera” (volgarmente capitalismo).

Tutti i sistemi economici sono pianificati solo che nei sistemi capitalistici la pianificazione è fatta dai banchieri che arbitrariamente decidono a chi concedere o negare il credito necessario per gli investimenti. Nelle cosiddette “economie pianificate” invece la pianificazione tendenzialmente è fatta nell’interesse di tutti da rappresentanti eletti (non necessariamente secondo i canoni della democrazia liberale) da tutti.

In realtà chiedere la “pianificazione economica” significa chiedere democrazia reale. Non chiederla significa lasciarla in mano a una ristretta oligarchia autoreferenziale.

Ecco, ci vorrebbero degli ‘sfrondatori’ più che dei matematici. Ovvero persone che si prendano la briga di smantellare tutti i cortocircuiti logici. Quando sarà fatto questo, l’economia sarà una materia adulta.

Per ora siamo alla stregoneria matematicizzata.

Pezzo pubblicato originariamente su megachip.globalist.it

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Lo specchio di Alice Yellen

alice

 

L’impossibilità tecnica per la Yellen ad alzare i tassi d’interesse dimostra che siamo di fronte ad un caso spurio di trappola della liquidità. Una nuova trappola della liquidità dove gli impedimenti al rialzo dei tassi non sono legati ai casi di scuola (preferenza per la liquidità dovuta ad aspettative negative degli investitori quali deflazione, guerra civile o conflitti internazionali, caduta della domanda aggregata) ma alla paura di un crollo dei mercati finanziari.

Nel mondo alla rovescia del finanz-capitalismo la causa diventa effetto e l’effetto diventa causa. Benvenuti dentro lo specchio della Alice di Lewis Carroll.

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L’autoesotismo dell’esotico “intellettuale” sardo

esotismo

 

Zeroconsensus alle volte si domando se esista una categoria più dannosa dei cosiddetti “intellettuali” sardi. Inutili chierici del potere sempre genuflessi in attesa di una prebenda e, contemporaneamente, più occhiuti e ottusi di un gesuita della Santa Inquisizione.
Come si fa a dividere la letteratura della propria terra in “esotica” e “non esotica” (vado per tentativi visto che nessuno si è mai preso la briga di indicare un nome per definire la letteratura “non esotica”)? Avete mai visto un russo che da dell’esotico ad Anton Cechov? Avete mai sentito uno spagnolo dare dell’esotico a Cervantes? Avete mai sentito un siciliano dare dell’esotico a Giovanni Verga? Avete mai sentito un lombardo dare dell’esotico ad Alessandro Manzoni? Avete mai sentito un inglese (o un polacco) dare dell’esotico (e chi più esotico di lui???) a Joseph Conrad?

Dietro questa stramba e ridicola definizione in realtà vi è tutto il provincialismo di una classe intellettuale piena di complessi di inferiorità che trova la sua sublimazione nel complesso di superiorità dell’accusa (sic) di “esotismo”. Complessi di inferiorità tipici di tutti gli isolani (mica solo i sardi, ma anche gli inglesi e i giapponesi) che si sublimano in un mal riposto e grottesco senso di superiorità. Solo i siciliani paiono assolutamente immuni da questo fenomeno. Beati loro, e non a caso la produzione letteraria siciliana e contemporaneamente poderosa quantitativamente e sublime qualitativamente.

Sia detto per inciso, vera letteratura (lascio perdere i discorsi legati allo stile), è quella che sa unire il locale e il reale all’universale e al sogno (se è nelle corde dell’autore). Pretendere di abolire, disintegrare, eliminare, le peculiarità locali per non apparire “esotici” significa mutilare e appiattire l’opera letteraria. Criticabile può essere, semmai, l’opera che si fonda solo sul locale ed esotico senza dare quella profondità che porta all’universale e all’umanità nel suo complesso. Ma bisogna fare molta attenzione anche lì: Joseph Conrad è stato considerato per decenni un romanziere “di genere” e dunque “esotico” per poi scoprire, con il tempo, il poderoso messaggio universale di tutta la sua opera.

Ai tanti “romanzieri” sardi in voga, spesso accusati di “esotismo” ed “autoesotismo” (tra l’altro non ho mai capito bene la differenziazione dei chierici intellettuali sardi che ripartiscono il concetto in “esotismo” ed “autoesotismo” però riescono a strapparmi un sorriso perché mi viene da pensare alla differenza tra “erotismo” e “autoerotismo”) la critica da muovere sarebbe semmai un altra: quella di scrivere troppo spesso delle piatte sceneggiature da telefilms americani e di spacciarli per romanzi ad un pubblico che fagocita tutto.

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La guerra delle monete l’ha iniziata la BCE

china deutschlanddi Alberto Bagnai (*)

 

Vladimiro Giacché ha commentato così su Twitter le ultime vicende cinesi: “La Cina svaluta dell’1,9% e molti gridano alla guerra valutaria. Gli stessi che ritengono un regalo la rivalutazione del 350% del marco DDR”. Vi chiederete: “Ma cosa c’entrano vicende europee di 25 anni or sono con quanto sta accadendo in Cina oggi?” Risponderò con dei dati e un proverbio (italiano, perché dalla Cina importiamo già troppo).

Nel 2013 il surplus della bilancia dei pagamenti dell’Eurozona ha superato quello della Cina: rispettivamente, 251 e 182 miliardi di dollari. Questo risultato ovviamente è dovuto all’unica economia rimasta in piedi, quella tedesca. La Germania aveva superato la Cina nel 2011: 228 miliardi di surplus estero contro 136. Cina e Germania sono le due più forti potenze esportatrici al mondo, ma hanno gestito questa loro posizione in modo molto diverso.

La Cina ha lasciato rivalutare il renminbi rispetto al dollaro, per un totale del 25% da giugno 2005 a giugno 2015. Ciò ha reso i prodotti cinesi meno convenienti sui mercati internazionali, soprattutto perché in Cina i prezzi sono cresciuti più rapidamente. Di conseguenza in Cina il tasso di cambio reale, cioè corretto per l’inflazione, è cresciuto del 45% in dieci anni. I giornali raccontavano la favoletta del cinese sleale che trucca il cambio per drogare il surplus estero, ma stava succedendo il contrario: il saldo commerciale cinese, dal 6% del Pil nel 2005, scendeva a un più moderato 2% nel 2014. La Germania si è comportata in modo opposto: il suo cambio reale è sceso e il suo surplus estero cresciuto. Ma se la Germania si è comportata così, puntando a un’espansione senza limiti del suo surplus estero, perché invece la Cina ha lasciato rivalutare la sua valuta e ha ridotto il suo surplus? Per fare un favore a noi? No, per farlo a se stessa. Una crescita sostenuta principalmente dalle esportazioni è fragile, per due motivi.

Il primo è quello che ha messo in ginocchio l’Eurozona: le esportazioni di uno sono importazioni di un altro, e chi vuole campare sulle importazioni altrui deve finanziargliele. Finché le cose andavano bene, le banche tedesche non si chiedevano se i soldi prestati ai greci per comprare prodotti tedeschi sarebbero stati restituiti. Allo scoppio della crisi finanziaria, il meccanismo si è inceppato. Sotto questo profilo la Cina corre meno rischi: il suo principale debitore sono gli Stati Uniti, per ora più solidi della Grecia. Ma crescere sulla spesa altrui è comunque una pessima idea. L’esportatore, per il fatto stesso di esportare agli altri i propri beni, importa dagli altri i loro problemi. Chi conta sulla capacità di spesa degli altrui cittadini è rovinato quando questa per qualche motivo viene a mancare.

I cinesi lo capiscono, e per questo, saggiamente, da circa 10 anni pilotano la loro valuta al rialzo e il loro saldo commerciale al ribasso, nel tentativo di sganciarsi dalle fluttuazioni dell’economia globale. I tedeschi no: accecati dalla loro volontà di potenza, dopo aver superato la Cina hanno svalutato in termini reali di un altro 5%, e portato il loro surplus oltre la soglia massima prevista dai regolamenti europei (il 6%). Questa ottusità sta già dando i suoi frutti: a giugno l’indice della produzione industriale tedesca è calato dell’1,4% rispetto a maggio. Gli analisti dicono che ciò è dovuto alle difficoltà dei paesi emergenti, i paesi sulla cui capacità di spesa la Germania ha deciso di campare, dopo aver sbriciolato la nostra imponendoci l’austerità. Ma la Germania ha determinato anche le difficoltà dei suoi nuovi clienti, i paesi emergenti. La valuta cinese era agganciata fino a tre giorni fa al dollaro: la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro per circa il 20%, avvenuta nell’ultimo anno, è stata quindi una pari rivalutazione dello yuan sull’euro.

E qui arriva il proverbio: il lupo perde il pelo ma non il vizio: che sia la rivalutazione del 350% imposta alla Germania Est, o quella di circa il 20% imposta alla Cina, la Germania non riesce a concepire un modello di sviluppo che non passi per la manipolazione della propria valuta ai danni altrui. Chi vuole parlare di guerra valutaria si ricordi che a dichiararla è stata la Germania, quando, da massima potenza esportatrice mondiale, ha ingiunto a Draghi di deprezzare l’euro. Una decisione motivata dal tentativo di dare un minimo di respiro alle economie deboli dell’Eurozona per salvare l’euro. La brusca svalutazione dell’euro (cioè rivalutazione dello yuan) ha però messo in difficoltà la Cina, e quindi, a ricasco, la Germania, che così, ancora una volta, sta segando il ramo sul quale siede, anche perché i cinesi, a differenza dei cugini della Germania Est, se aggrediti reagiscono.

La reazione non poteva che essere una svalutazione dello yuan, che metterà in difficoltà le nostre aziende che esportano in Cina. Chi pensava che il crollo dell’economia italiana non lo riguardasse, perché tanto lui vendeva in Cina, ha fatto male i conti. In un’economia interconnessa come quella odierna, le scelte sbagliate dei tuoi governanti ti inseguono ovunque. Digli di smettere.

 

(*) Alberto Bagnai è professore di Politica Economica all’Università di Pescara, l’articolo è stato pubblicato nel sito asimmetrie.org

 

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USA-Cina: la guerra valutaria continua

US dollar and Chinese renminbi

Moltissimi sono i commenti che vorrebbero spiegare la decisone di oggi della banca centrale cinese di svalutare lo yuan di circa il 2% rispetto al dollaro. Commenti, permettetemi, male informate. Almeno così la vede zeroconsensus.

La Cina, in un contesto di rallentamento dell’economia mondiale (compresa la propria). ha deciso senza dubbio di dare maggior respiro alle proprie esportazioni. Questa è la spiegazione “strumentale”; certamente vera. Però ve ne è un altra, più profonda e altrettanto vera.
La Cina da anni sta progettando/accompagnando lo yuan verso la piena e libera convertibilità sul mercato della moneta e conseguentemente la sua trasformazione in moneta di riserva mondiale, quantomeno al pari del dollaro.
Questa trasformazione non è facile e consta di vari passaggi:

1) Accumulo di enormi riserve d’oro.
2) Firma di contratti bilaterali (currency swaps) con altre banche centrali per l’utilizzo dello yuan (e della moneta della controparte) negli scambi commerciali bilaterali.
3) Vi è stato il tentativo di accrescere il proprio “peso azionario” all’interno del FMI, tentativo fino ad ora fallito a causa del veto USA.
4) In conseguenza al punto 3 la Cina ha allora costituito la New Developement Bank con i paesi “Brics” e la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture. Queste due istituzioni sono un’aperta sfida all’FMI e all’egemonia USA in questa istituzione.

In questo contesto, è proprio di questi giorni la notizia che vi è stato il diniego da parte del FMI ad introdurre lo yuan nel basket dei Diritti Speciali di Prelievo (Special Drawing Rights) del FMI. L’entrata tra le monete che compongono gli SDR sarebbe stata una bella legittimazione per lo yuan nella sua ambizione di diventare moneta globale. Gli USA che vogliono che il Dollaro sia l’unica moneta “indispensabile” hanno bloccato questa richiesta.
Ed ecco a stretto giro di posta è arrivata oggi, da parte cinese, la svalutazione dello yuan sul dollaro.

La guerra valutaria continua. Nel silenzio generale.

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