L’autoesotismo dell’esotico “intellettuale” sardo

di Giuseppe Masala

esotismo

 

Zeroconsensus alle volte si domando se esista una categoria più dannosa dei cosiddetti “intellettuali” sardi. Inutili chierici del potere sempre genuflessi in attesa di una prebenda e, contemporaneamente, più occhiuti e ottusi di un gesuita della Santa Inquisizione.
Come si fa a dividere la letteratura della propria terra in “esotica” e “non esotica” (vado per tentativi visto che nessuno si è mai preso la briga di indicare un nome per definire la letteratura “non esotica”)? Avete mai visto un russo che da dell’esotico ad Anton Cechov? Avete mai sentito uno spagnolo dare dell’esotico a Cervantes? Avete mai sentito un siciliano dare dell’esotico a Giovanni Verga? Avete mai sentito un lombardo dare dell’esotico ad Alessandro Manzoni? Avete mai sentito un inglese (o un polacco) dare dell’esotico (e chi più esotico di lui???) a Joseph Conrad?

Dietro questa stramba e ridicola definizione in realtà vi è tutto il provincialismo di una classe intellettuale piena di complessi di inferiorità che trova la sua sublimazione nel complesso di superiorità dell’accusa (sic) di “esotismo”. Complessi di inferiorità tipici di tutti gli isolani (mica solo i sardi, ma anche gli inglesi e i giapponesi) che si sublimano in un mal riposto e grottesco senso di superiorità. Solo i siciliani paiono assolutamente immuni da questo fenomeno. Beati loro, e non a caso la produzione letteraria siciliana e contemporaneamente poderosa quantitativamente e sublime qualitativamente.

Sia detto per inciso, vera letteratura (lascio perdere i discorsi legati allo stile), è quella che sa unire il locale e il reale all’universale e al sogno (se è nelle corde dell’autore). Pretendere di abolire, disintegrare, eliminare, le peculiarità locali per non apparire “esotici” significa mutilare e appiattire l’opera letteraria. Criticabile può essere, semmai, l’opera che si fonda solo sul locale ed esotico senza dare quella profondità che porta all’universale e all’umanità nel suo complesso. Ma bisogna fare molta attenzione anche lì: Joseph Conrad è stato considerato per decenni un romanziere “di genere” e dunque “esotico” per poi scoprire, con il tempo, il poderoso messaggio universale di tutta la sua opera.

Ai tanti “romanzieri” sardi in voga, spesso accusati di “esotismo” ed “autoesotismo” (tra l’altro non ho mai capito bene la differenziazione dei chierici intellettuali sardi che ripartiscono il concetto in “esotismo” ed “autoesotismo” però riescono a strapparmi un sorriso perché mi viene da pensare alla differenza tra “erotismo” e “autoerotismo”) la critica da muovere sarebbe semmai un altra: quella di scrivere troppo spesso delle piatte sceneggiature da telefilms americani e di spacciarli per romanzi ad un pubblico che fagocita tutto.

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