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Cuore, batti la battaglia!

Mese: ottobre, 2015

Trenta tesi su un nuovo ordine monetario

banchieri

di Vladimiro Giacché

 

1. Dopo la Grande Recessione i paesi dell’Occidente capitalistico non sembrano capaci di uscire dal modello, inaugurato negli anni Ottanta e definitamente entrato in crisi nel 2007/2008, di una crescita alimentata dal debito e dall’abnorme sviluppo della finanza.

2. Si tratta di un modello che ha comprato la crescita nei paesi capitalistici avanzati con un’insostenibile crescita di debito e asset finanziari (“financial depth”) che in poco meno di 30 anni sono passati dal 119% del pil mondiale (1980) al 356% (2007) [Grafico 1].

giacche dopolagranderecessione 01

Tra le controtendenze alla caduta del saggio di profitto, nel periodo 1980-2007 un ruolo preminente (anche se non esclusivo) ha quindi giocato la finanziarizzazione, ossia il “capitale produttivo d’interesse” (Marx, Capitale, L. III sez 3).

3. Esso ha consentito:

a) il mantenimento di una buona propensione al consumo da parte della classe lavoratrice in USA, UE e Giappone, nonostante salari reali calanti dall’inizio degli anni Settanta: questo grazie alla speculazione di borsa e allo sviluppo del credito al consumo;

b) il sostegno ad industrie di settori maturi, che hanno potuto sopravvivere nonostante un’evidente sovrapproduzione (cfr. settore automobilistico): questo grazie alle società finanziarie collegate e al credito al consumo;

c) la possibilità, per le stesse industrie del settore manifatturiero, di fare profitti attraverso la speculazione di borsa, attraverso la finanza proprietaria, il trading, ecc.

4. La crisi iniziata nel 2007 ha rotto quel modello di sviluppo. Ha distrutto capitale reale e fittizio in enorme quantità (a conferma del carattere non ciclico della crisi). Ma non è riuscita a rilanciare l’accumulazione di capitale su scala globale.

5. Stati Uniti, Giappone e Unione Europea (e più in particolare l’eurozona) si trovano molto al di sotto della crescita potenziale stimata prima della crisi [2-3].

giacche dopolagranderecessione 02

6. Nel mondo ci sono decine di milioni di disoccupati in più, soprattutto nei paesi a capitalismo avanzato, e quindi salari mancanti per oltre 1,2 trilioni di dollari, che gravano sulla domanda globale [4].

7. Il debito complessivo, al contrario, è cresciuto di 57 trilioni di dollari dal 2007. Sia nei paesi a capitalismo maturo, sia nelle economie emergenti (Cina inclusa) [5].

8. Per quanto riguarda in particolare i paesi a capitalismo maturo, a un calo contenuto del debito privato ha fatto riscontro un forte aumento del debito pubblico, principalmente a causa della enorme socializzazione delle perdite conseguente alla crisi (gli Stati hanno salvato a proprie spese dalla bancarotta il sistema finanziario e in qualche caso anche buona parte del settore manifatturiero) [6].

9. Dopo la crisi, le banche centrali di USA, Giappone e poi anche UE hanno inondato il mondo di liquidità, portando a zero i tassi d’interesse (politica monetaria convenzionale) e acquistando massicciamente asset finanziari sul mercato (QE, politica monetaria non convenzionale).

10. La Federal Reserve statunitense ha comprato titoli di Stato Usa e obbligazioni private per 4 trilioni di dollari. Attualmente nell’eurozona i riacquisti di obbligazioni da parte della BCE sono superiori alle nuove emissioni nette [7-8].

11. Questo ha sostenuto i mercati azionari e quelli dei titoli di Stato sia negli Stati Uniti che in Europa [9-10-11]. Ma non ha fatto realmente ripartire la crescita.

12. Questa constatazione ha indotto alcuni studiosi, tra cui Lawrence Summers e Paul Krugman, a rispolverare il concetto di “stagnazione secolare” (nato durante la crisi degli anni Trenta). La situazione è stata così descritta: “Sei anni sono passati dallo scoppio della Crisi Globale e la ripresa non è ancora soddisfacente. I livelli di prodotto interno lordo sono stati superati, ma poche economie avanzate sono tornate ai tassi di crescita pre-crisi nonostante anni di tassi d’interesse praticamente a zero. Inoltre, cosa preoccupante, la crescita recente ha un vago sentore di nuove bolle finanziarie. La lunga durata della Grande Recessione, e le misure straordinarie necessarie per combatterla, hanno originato una diffusa sensazione, non meglio definita, che qualcosa sia cambiato. A questa sensazione ha dato un nome a fine 2013 Lawrence Summers, reintroducendo il concetto di ‘stagnazione secolare’».

13. Tale concetto, come ha osservato Paul Krugman, afferma che «periodi come gli ultimi 5 anni e oltre, in cui anche una politica di tassi d’interesse a zero non è in grado di ricreare una situazione di piena occupazione, sono destinati ad essere molto più frequenti in futuro».

14. La ripresa da parte di Summers, Krugman e altri, della teoria della “stagnazione secolare” indica precisamente la difficoltà, ma al tempo stesso la avvertita necessità, per i paesi a capitalismo maturo, di mantenere in vita quel modello di crescita imperniato sul capitale produttivo d’interesse che è entrato in crisi nel 2007. Questo però si scontra con due problemi.

15. Il primo è la sproporzione crescente tra liquidità immessa nel mercato da parte delle banche centrali e risultati in termini di crescita, sproporzione accompagnata dal rischio di alimentare instabilità finanziaria.

16. Il secondo consiste nel fatto che le politiche monetarie espansive (convenzionali e non) delle principali banche centrali occidentali sono di fatto pagate dai paesi emergenti su cui le valute internazionali di riserva (e in particolare il dollaro) esercitano un diritto di signoraggio. Le manovre monetarie espansive del centro capitalistico sono pagate dalla periferia.

17. Espandendo la loro base monetaria, i paesi le cui monete sono valute internazionali di riserva scaricano infatti il costo della loro politica monetaria espansiva sui paesi emergenti, che sono costretti ad adoperare quelle valute per gli scambi internazionali. Inoltre, rendendo negativi in termini reali i tassi d’interesse sui propri titoli di Stato, il costo dell’operazione viene scaricato su chi li ha comprati (come è noto la Cina ha molti titoli di Stato americani in portafoglio). Secondo Pingfan Hong (Onu) qualcosa come 3.700 miliardi di dollari di valore sarebbero stati trasferiti in questo modo dai paesi in via di sviluppo ai paesi più ricchi del pianeta.

18. Questo rappresenta un forte incentivo al superamento dell’attuale ordine monetario mondiale.

19. L’obiettivo strategico è quello enunciato dall’agenzia cinese Xinhua il 30 ottobre 2013: creare “una nuova valuta di riserva internazionale che rimpiazzi quella attualmente dominante, cioè il dollaro”.

20. Esso viene oggi perseguito principalmente in 2 modi:

a) Primo modo: costruendo progressivamente un’alternativa concreta all’uso del dollaro, dell’euro e dello yen nelle transazioni internazionali. Questo sta già avvenendo: attraverso accordi bilaterali, un numero sempre maggiore di paesi ha stipulato con la Cina contratti in base ai quali le transazioni commerciali vengono regolate non più in dollari, ma in yuan. Ed è precisamente su questa base che fin dall’ottobre 2013 lo yuan ha superato l’euro e lo yen nel Trade Finance a livello internazionale, divenendo la seconda valuta mondiale in tale ambito [12]. La richiesta di ammissione dello yuan alle monete del paniere FMI dei diritti speciali di prelievo (SDR) rientra nella stessa strategia.

b) Un secondo modo è rappresentato dalla costruzione di nuove banche multilaterali di sviluppo (Banca dei BRICS e AIIB). Esse hanno però due obiettivi:

21. Il primo obiettivo è la costruzione di infrastrutture finanziarie incentrate sui BRICS e non più sulla triade Europa-Stati Uniti-Giappone, e quindi in grado di assecondare la transizione a un ordine monetario più bilanciato.

22. Il secondo obiettivo, enunciato in modo chiaro sin dal 2013 da Justin Yifu Lin (Against the consensus), è quello di colmare il gap infrastrutturale fisico dei paesi emergenti, eliminando colli di bottiglia dello sviluppo e sbloccando così importanti riserve di crescita mondiale. È importante notare che di questa crescita beneficerebbero sia i paesi emergenti (com’è ovvio), sia i paesi a capitalismo maturo (in grado di fornire oggi macchinari, domani beni di consumo ai mercati con migliore potenziale del mondo).

23. È importante osservare che questa strategia per il rilancio dell’accumulazione di capitale su scala globale è l’unica vera alternativa oggi in campo, per uscire dalla crisi, alla riproposizione del modello imperniato sul capitale produttivo d’interesse e quindi sull’incremento esponenziale del capitale fittizio.

24. Al tempo stesso, se ci fermiamo sulle più importanti infrastrutture ipotizzate, ossia la Via della Seta Terrestre e Marittima [13], vediamo che esse hanno un’implicazione geopolitica fondamentale: ossia l’avvicinamento di Europa ed Asia (e in prospettiva, forse, addirittura la creazione di un blocco eurasiatico).

25. Oggi a questo avvicinamento si oppone non soltanto la carenza di infrastrutture di trasporto adeguate, ma l’ “arco di instabilità” che destabilizza Medio Oriente e Asia Centrale, interrompendo in più punti entrambi i tracciati [14].

26. Questo dato di fatto ci offre una interessante lettura, non “energetica”, della situazione mediorientale. Esso ci deve preoccupare, soprattutto in riferimento ad alcuni enunciati di Lawrence Summers nel contesto della sua ripresa della teoria della “secular stagnation”.

27. Abbiamo visto sopra che questa teoria presuppone la possibilità di poter in qualche modo puntellare il modello di crescita precedente la crisi. Per contrastare la tendenza alla caduta del saggio di profitto la soluzione individuata è insomma quella di perpetuare l’egemonia del capitale produttivo d’interesse, pur sapendo che questo non farà che riproporre – e su scala ancora più estesa – i problemi che pochi anni fa hanno condotto a una delle più gravi crisi della storia del capitalismo.

28. Ma in verità Summers accenna anche a una soluzione alternativa per far ripartire la crescita:  «Alvin Hansen enunciò il rischio di una stagnazione secolare alla fine degli anni Trenta, in tempo per assistere al boom economico contemporaneo e successivo alla seconda guerra mondiale. È senz’altro possibile che si produca qualche evento esogeno di grande portata in grado di aumentare la spesa o di ridurre il risparmio in misura tale da accrescere il tasso di interesse reale da piena occupazione nel mondo industriale e da rendere irrilevanti le preoccupazioni che ho espresso. Guerra a parte, non è chiaro quali eventi del genere possano verificarsi» (corsivo mio).

29. Se prendiamo sul serio queste affermazioni, quello che si sta svolgendo sotto i nostri occhi in Medio Oriente non è una recrudescenza di tribalismo islamico contro la “moderna civiltà occidentale”; e quanto avviene più complessivamente nel mondo non è l’emergere di presunti nuovi imperialismi contro i vecchi poteri capitalistici.

30. Se si prendono sul serio quelle affermazioni – e io credo si debba farlo – sull’alternativa tra

a) il modello di sviluppo multilaterale e di rilancio della crescita attraverso investimenti in  asset reali proposto dalla Cina e
b) il modello di crescita basato sul capitale produttivo d’interesse, sul perpetuarsi di un signoraggio antistorico e la difesa di vecchie rendite di posizione attraverso la destabilizzazione ora, e domani forse la guerra, si gioca oggi la partita – dall’esito tutt’altro che deciso – tra progresso e regressione.

Relazione presentata al convegno tenutosi a Roma il 2 ottobre 2015 ”La Cina dopo la grande crisi finanziaria del 2007-2008″ e  pubblicata originariamente su Marx21 .

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Un pensiero sul Fantastico e sul Profondo

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A Zeroconsensus ha sempre lasciato perplesso l’idea che la grandezza dell’opera letteraria è data dalla cosiddetta profondità del pensiero. Ciò è senza dubbio vero. Ma la letteratura può essere anche altro. E’ grande opera letteraria non solo quella che esplora profondamente negli abissi dell’animo umano ma anche quella che tocca le vette sublimi dell’immaginario, del fantastico e in qualche modo dell’onirico. E forse a pensarci bene il vero lascito di uomini come Cechov, Poe, Tolkien e Cortazar è proprio quello che scalando la montagna dell’immaginario fantastico – guardando dall’alto – meglio riescono a farci vedere le miserie dell’animo umano.

 

Avvertimento russo dal Mar Caspio /2

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Il bombardamento russo – contro ISIS & Co. – con missili da crociera partiti dal Caspio deve essere stato uno shock di proporzioni enormi per gli occidentali. Lo si nota dalla reazione dei principali mass media alla notizia: all’inizio hanno provato a negare i fatti insinuando che il filmato del lancio dalle corvette russe sul mar Caspio fosse un filmato falso. Poi sono passati all’accusa che i missili russi avessero colpito tre ospedali di una fantomatica ONG con sede legale a New York. Infine la CNN ha strillato che alcuni missili non hanno raggiunto il bersaglio e sono caduti in Iran. E tutti a riprendere questa notizia senza riscontri, sebbene in linea di principio sia possibile che un lancio così devastante come quello russo – se non altro per il gioco delle probabilità – abbia qualche percentuale di insuccessi.

Fatto sta che risulta palese la volontà prima di negare e poi di sminuire questa azione militare. Ma per quale motivo?

Innanzitutto perché l’attacco russo va in contrasto con la narrazione occidentale dominante, la quale vuole che solo la NATO e gli Stati Uniti abbiano armi tecnologicamente avanzate, mentre tutti gli altri – quando va bene – sono rimasti al tempo della seconda guerra mondiale.

Ma l’azione russa è stata scioccante anche per un altro motivo: i russi hanno dimostrato di essere riusciti a non farsi imbrigliare dal trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) – siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov – che vieta il posizionamento di missili a raggio intermedio sul suolo dell’URSS e dei paesi aderenti alla NATO.

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A quanto pare il trattato INF ha una falla: non vieta l’installazione di questi sistemi d’arma quando siano imbarcati. Da qui il colpo di genio degli strateghi russi: costruire delle corvette (Bujan M) provviste di missili da crociera a raggio intermedio e posizionarle in quel grande lago che è il Mar Caspio, che si trova al confine dell’Europa ed è contiguo al Medio Oriente. E soprattutto, il Mar Caspio è un bacino in cui non ci sono navi della NATO che possano in qualche modo “disturbare” le imbarcazioni della marina russa. Il risultato finale è che i russi possono colpire con missili da crociera a raggio intermedio (fino a 2500 km) tutte le installazioni della NATO presenti dall’Afganistan fino alla Penisola Arabica per finire con la Turchia e tutta l’Europa dell’Est.

In un certo senso il trattato INF per la Russia non esiste, mentre per la NATO sì.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la totale incapacità dei pianificatori della NATO e dei servizi d’informazione di prevedere tutto questo. Eppure non c’era bisogno di informazioni riservate. Bastava guardare Wikipedia per sapere che le corvette Bujan M della flottiglia russa sul Mar Caspio sono dotate di missili da crociera SS-N-27. O bastava seguire le fonti aperte russe su internet che almeno dal 2014 spiegano che con questa mossa “caspica” lo stato maggiore russo è riuscito ad aggirare il trattato INF.

Questo non significa che i servizi di informazione occidentali non seguano queste fonti. Molto più semplicemente hanno giudicato la notizia come mera propaganda, dimostrando di essere loro i primi a intossicarsi con le polpette propagandistiche che diffondono essi stessi.

Articolo pubblicato originariamente su megachip.globalist.it

Avvertimento russo dal Mar Caspio

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Il ministero della difesa russo ha dichiarato che 26 missili cruise sono stati lanciati contro l’ISIS da navi russe posizionate sul Mar Caspio. Urge guardare la cartina geografica, per capire il notevole significato di questa azione.

Ora, non c’è alcuna motivazione militare, economica, strategica, politica per lanciare dei missili da crociera a media gittata dal Caspio fino alle postazioni di quegli straccioni mangia fegato dell’ISIS: sono più che sufficienti i bombardamenti aerei dei Sukhoi: i Su-24, i Su-25 o al massimo i Su-34.

L’unica spiegazione logica è che si tratti di un avvertimento a chi quei missili se li è visti fischiare sotto il naso. Avvertimento che suona più o meno così: «Possiamo colpire le vostre basi quando e come vogliamo in totale sicurezza. E da un posto, il Caspio, dove a voi è praticamente impossibile arrivare».

Ogni riferimento ad alcuni che si erano dichiarati pronti a invadere la Siria (Sauditi, Qatarioti, Emirato del Bahrein, Kuwait) come pure alle basi statunitensi in loco non è assolutamente casuale.

Chissà come la prenderà quel vecchio dottor Stranamore di Zbignew Brzezinski, che appena pochi giorni fa ha scritto un editoriale sul Financial Times in cui invitava alla rappresaglia contro i russi per farli desistere da azioni militari che «danneggiano gli asset americani», dove gli asset sono i jihadisti e qaedisti presenti in Siria e «sostenuti dalla CIA»: una nuova ammissione clamorosa, dopo quella del senatore John McCain.

Brzezinsky la fa facile: « La presenza navale e aerea russa in Siria è vulnerable, isolata geograficamente dalla madrepatria. Possono essere disarmati se insistono a provocare gli USA».

I missili caspici sembrano ricordare a Brzezinski (e ai disgraziati che volessero ispirarsi a lui), quali sono le vere distanze dalla madrepatria.

Pezzo pubblicato originariamente su Megachip.globalist.it

 

Pagina Uno recensisce il #Romanzello

rivista

di Milton Rogas

Una ‘storia semplice’ nella Sardegna degli anni Venti [dell’ottocento. Nota di Zeroconsensus]. Il governo Sabaudo firma un provvedimento – l’Editto delle Chiudende – che autorizza la recinzione delle terre comunali. La parola chiave a giustificazione della sottrazione delle terra alla comunità – che trasforma i piccoli coltivatori in forza lavoro a basso costo per i grandi feudatari – è ‘modernizzazione’. I vari Don della comunità di Ozieri cominciano a sfregarsi le mani in attesa dell’editto che li arricchirà ulteriormente, ma sanno che c’è ancora una piccola formalità da sbrigare: Bachis De Logu. È un vecchio giacobino reduce dalla Sarda Rivoluzione che senza mezzi termini esprime la propria ostilità nei confronti dell’editto.
Ai notabili del luogo, per evitare che i lamenti diventino sommossa popolare, non rimane che una cosa da fare. Trasformando Ozieri nell’ombelico del mondo e affidando a ogni personaggio una propria funzione narrativa (l’usuraio, il massone, il ricco feudatario, il pavido investigatore, il ribelle…), l’autore costruisce una trama capace di raccontare con precisione e semplicità il processo storico di accumulazione originaria del capitalismo. Il risultato è un’inequivocabile denuncia della natura predatoria della classe dominante di ogni tempo e luogo.

Pagina Uno, Numero 44 (Ottobre-Novembre), Pag. 80. Milano.

Qui può essere scaricato il Numero 44 di Pagina Uno in formato elettronico.

Zeroconsensus ringrazia di cuore la redazione di Pagina Uno per essersi interessata al suo piccolo romanzo e per le belle parole spese.

Syriana 2.0

Syriana

Già tre anni fa ci occupammo su questo sito della crisi siriana ipotizzando che si trattasse di una complessa partita a scacchi tra la Russia (che appoggia al Assad) e gli USA (che appoggiano più o meno apertamente le forze che vorrebbero rovesciare il governo in carica). Non ci siamo sbagliati: siamo di fronte ad una partita a scacchi che potrebbe cambiare radicalmente i rapporti di forza nella regione medio orientale e data la sua importanza strategica ii rapporti di forza su scala globale.

Da una settimana assistiamo infatti al diretto intervento della Russia nella crisi tramite l’uso della sua forza militare. Tale intervento – a detta di molti esperti militari – sta letteralmente demolendo le forze anti Assad che ormai riattraversano il confine per mettersi al sicuro.

In questa situazione evidentemente favorevole alla Russia e ad Assad si sono levate alte le proteste degli occidentali che prima hanno protestato perchè l’aviazione russa bombarda anche i cosiddetti “oppositori moderati addestrati dalla CIA” e poi hanno preteso (così ha dichiarato l’ambasciatrice all’ONU degli Stati Uniti Samantha Power) che la Russia comunicasse i propri bersagli precisamente e con una settimana d’anticipo. E’ evidente che tali pretese sono state fatte cadere nel vuoto dalla Russia che ha continuato nella sua azione militare.

Oggi però il New York Times ha disvelato la nuova strategia occidentale: gli USA hanno deciso di appoggiare, anche con raid aerei,  un’offensiva (immaginiamo pianificata su due piedi) di una coalizione curda e dei cosiddetti “oppositori moderati” contro Raqqa, la capitale siriana del cosiddetto stato islamico (ISIS).

Appare evidente che con questa mossa gli americani vogliano guadagnare terreno ed evitare che i siriani e i loro alleati russi riescano a riconquistare tutta la Siria grazie alla demolizione dei gruppi di opposizione ed in particolare dell’ISIS.  Una situazione pericolosissima: i russi hanno fino ad ora bombardato qualunque avversario (armato) di Assad considerando – appunto – tutti i gruppi armati di opposizione come terroristi. Cosa potrebbe vietare, se queste sono le regole d’ingaggio dell’aviazione russa, che la coalizione appoggiata dagli USA venga bombardata?

E’ evidente che la mossa americana sia un azzardo enorme e pericolosissimo, una mossa disperata per evitare che il governo legittimo riprenda il controllo su tutto il territorio della Siria e che potrebbe portare ad un confronto diretto tra l’aereonautica americana e quella russa sui cieli siriani.

La partita a scacchi siriana continua e vittoria e sconfitta decideranno chi sarà la potenza egemone nel Medio Oriente in questa prima metà del XXI secolo.

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