In difesa dello smutandato di Sanremo

di Giuseppe Masala

mutanda

In questi giorni sulle tv italiane è impazzato, nuovamente, il caso del vigile sanremese immortalato dalle telecamere della Guardia di Finanza a timbrare il cartellino in mutande. Tale solerzia degli autori dei vari canali televisivi è dovuta alla volontà di presentare le nuove norme sul licenziamento facile dei dipendenti pubblici scoperti a frodare l’amministrazione pubblica con assenze ingiustificate e retribuite grazie alla timbratura del badge fatta con vari artifizi.

Lungi da me difendere acriticamente coloro che frodano il proprio datore di lavoro sia esso pubblico che privato ma l’accanimento nei confronti del povero vigile ha un sapore di Medio Evo e di gogna che mi lascia sconcertato. Facile vedere in questo zelo farisaico usato contro il reprobo la voglia dei mass media, del Governo e di tutta una classe dirigente allo sbando di consegnare al popolino un capro espiatorio per far sfogare frustrazioni, ossessioni e cattiverie figlie di una infinita crisi economica che sta devastando intere generazioni.

Anche i paletti dello stato di diritto sembrano saltati: con il licenziamento prima di un regolare processo si appalesa una giustizia (sic) che ha del tribale e dell’animalesco. Non solo, licenziare una persona per un danno patrimoniale che la stessa procura ha quantificato in 1500 euro (questo almeno ci racconta la stampa) introduce anche il principio di una pena che può essere abnorme rispetto al reato commesso (sempre se commesso visto che ora la pena viene inflitta, a furor di popolo, prima di un regolare processo).

Davvero una brutta nazione, con una pessima classe dirigente e un popolino che non è migliore di essa.

Poi se pensiamo a ciò che sta accadendo in Italia a partire dal terremoto bancario che coinvolge anche familiari di esponenti prestigiosi del governo viene da pensare che questa impostazione dell’agenda massmediatica sia una cinica operazione di cover-up di notizie di assoluta importanza fatta consegnando al popolino un capro espiatorio. Certo non ho prove che sia così, ma concedetemi, cari lettori, di sospettare.

Davvero una triste storia. Nel mio piccolo non posso non schierarmi che dalla parte del reprobo fantozziano, del fannullone à la Totò e del capro espiatorio à la Stracci dell’indimenticabile “Ricotta” di Pasolini. Lasciatemelo dire: <<Je suis Assenteista>>.

 

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