Il ritorno del Dio Spread

di Giuseppe Masala

spread

Dopo tanto tempo riappare lo spettro del Dio Spread nonostante la criptonite del Quantitative Easing che dovrebbe tenerlo a bada; siamo oggi a 147 punti base di differenziale tra i decennali tedeschi e quelli italiani per un tasso, di quelli italiani, pari a 1,7% di interesse circa. Un tasso enorme considerato il fatto che la BCE sta spendendo 60 miliardi di euro al mese per acquistare titoli di stato degli stati europei.
Tutto questo rappresenta una evidente crisi di sfiducia dei mercati finanziari nei confronti della stabilità finanziaria di alcuni stati in particolare difficoltà e – lasciatemelo dire – simili tassi sotto quantitative easing della banca centrale rappresentano anche una sfiducia nei confronti di quest’ultima: i mercati ci dicono che secondo loro la BCE ha perso il controllo della politica monetaria. Non è più in grado di garantire la stabilità del sistema – secondo i mercati – e non è in grado di influenzare le variabili macro fondamentali con la sua offerta di moneta. Una valutazione enorme.

Questo aumento dei tassi sono devastanti per l’Italia sia per il servizio del debito pubblico ovviamente, ma sopratutto potrebbero rappresentare il colpo di grazia per un sistema bancario al collasso a causa delle sofferenze sui prestiti. Mi riferisco al fatto che il sistema bancario italiano ha complessivamente in portafoglio circa 400 miliardi di titoli di stato: ovviamente ogni aumento dei tassi rappresenta una perdita (potenziale) in conto capitale. Non esattamente il massimo per banche devastate da crediti in sofferenza e probabilmente in disperata ricerca di liquidità (anche per far fronte al sussurrato bank run dei correntisti delle banche in difficoltà) e che quindi potrebbero avere la necessità di liquidare titoli di stato sul mercato secondario. Non parliamo poi della proposta del consiglio dei saggi del ministero delle Finanze tedesco capeggiato da Herr Schauble che vorrebbe una vendita forzata dei titoli di stato delle banche dei paesi deboli che dovrebbero pesare il loro portfoglio in base al rischio. Una proposta ferale per le finanze dello stato italiano e per le sue banche che dovrebbero vendere a tassi crescenti (e le loro vendite aumenterebbero ancora di più i tassi nel gioco della domanda e dell’offerta) e dunque con perdite in conto capitale.
Gli ingredienti per la tempesta perfetta ci sono tutti. Con buona pace di Draghi che appare sempre più come un Enrico Toti che – disarmato – combatte in trincea a colpi di stampella.

E per Draghi una medaglia d’oro sembra davvero il minimo per quello che sta facendo per salvare l’Italia (l’ultima proposta davvero emblematica è quella di un Fondo di Garanzia Europeo sui depositi). Avrà sbagliato tanto in passato ma come presidente della BCE più di così non si sa cosa possa fare.

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