Il ripudio

di Giuseppe Masala

tiepolo

L’istituto del Ripudio della donna rinacque, in Sardegna, nell’estate del 2015 grazie – paradossalmente, ma la storia è sempre paradossale – alle conquiste dell’Umanità verso la propria emancipazione.

Con il passare del tempo anche in Sardegna alla barbarica istituzione matrimoniale infatti si è affiancata la più civile istituzione della convivenza informale. Purtroppo però i demoni biblici e medioevali nell’isola non sempre sono sconfitti e allora sottovoce (perché certe cose non si dicono) molti pensano che la donna che convive in realtà sia una concubina di biblica memoria. Sfortunatamente questa situazione presenta il rischio che il Sardus Pater (ma pare svolga un ruolo anche la madre del Sardus Pater: la Sarda Mater Santissima) decida di cacciare di casa la malcapitata, quando è ritenuta inutile. Allora, il popolo – quello sardo spesso davvero di merda – eleva la gogna e tratta la poveretta come una ripudiata. Ma da dove nasce la “gloriosa” istituzione del ripudio? Forse i Sardus Pater hanno appreso i suoi rudimenti grazie alla lettura della bibbia testo sacro per chi non sacralizza l’Umanità (chi adora una statua di legno odia generalmente gli umani in carne ed ossa)? O forse lo hanno studiato in qualche incunabolo medioevale preservato in qualche antico monastero sardo dove ancora non c’è la televisione e i frati non guardano “i pacchi” all’ora di cena? O forse lo hanno appreso in qualche antico papiro egiziano che istituzionalizza la permuta della schiava inefficiente?
Ma i Sardus Pater non sanno leggere e anzi chi legge è <<frosciuuuuu o al minimo maccuuuuuu>>.


E allora per spiegare il mistero non rimane che la vecchia leggenda del Reverendissimo e Santissimo Sardus Pater Magnum di Ispinigoli: un vecchio pastore saggio che vive appunto nella grotta. Egli, almeno così narra la leggenda, vive seduto sull’altare fenicio (o shardana a seconda di chi racconta) e una volta all’anno, il giorno del solstizio d’estate, pare riunisca tutti i Sardus Pater Magnum di ogni singolo paese sardo (c’è un solo Sardus Pater Magnum per paese) e spiega le antiche leggi sarde: nel 2015, si dice abbia spiegato il ripudio. Narrò che l’origine dell’istituto era bizantina, ma non di Bisanzio città tenne a precisare. La cosa nacque – secondo il Saggio – in un paesino della Tracia, di nome Rypudios (da cui il nome dell’istituto) a causa di un litigio furibondo tra Teopompo di Smirne, Giureconsulto dell’imperatore Stanislao il Sublime e sua moglie, la matrona Agrippina di Salonicco.
In Sardegna l’istituzione fu, dopo qualche anno dai fatti, importata dal Centurione Bainzu di Aleppo (successivamente di Porto Torres) ma solo oralmente. I Sardus Pater Magnum riuniti a Ispinigoli di fronte all’altare fenicio (o shardana) decisero così che non essendoci nulla di scritto come fonte originaria niente vietava che l’Istituto del ripudio fosse traslato dal barbarico istituto matrimoniale a quello (apparentemente) civile della convivenza informale.

Queste cose capitano quando l’avanzata dell’umanità verso la liberazione è in realtà una ritirata simile a quella di Caporetto (ma la vera storia di Caporetto ve la racconto un’altra volta).

(Nell’immagine “il ripudio di Agar” del Tiepolo)

 

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