I tossici tassi negativi

di Giuseppe Masala

deflaz

di Mario Seminerio

Zeroconsensus propone alla vostra attenzione un post davvero interessante di Mario Seminerio (Phastidio.net) sugli effetti tossici della politica dei tassi negativi. 

Sul Financial Times compare un commento di Scott Minerd, responsabile investimenti del gestore di fondi Guggenheim Partners, sul rischio di effetti perversi prodotti dalla politica monetaria di tassi negativi. Che, in pratica, finirebbe con l’esacerbare quella stessa deflazione che vorrebbe combattere, ed accentuare il circolo vizioso o più propriamente infernale della trappola della liquidità. Argomento complesso, ma è utile tentare di capirci qualcosa, nel momento in cui il il rendimento del Bund decennale sta tornando verso lo zero.

I tassi negativi agiscono come veleno nei confronti dei bilanci bancari, distruggendo il margine di interesse. Dopo la decisione del Giappone di introdurre un sistema di tassi negativi sulla remunerazione delle riserve libere detenute dalle banche commerciali presso la banca centrale, i mercati globali hanno visto una fase di crolli delle quotazioni bancarie verosimilmente riconducibili alla decisione di alcuni grandi investitori (i soliti, per non fare nomi) di scommettere pesantemente sulla perdita di redditività delle banche, cioè sul fatto che il business creditizio è entrato in una fase di crisi esistenziale.

Ma come funziona il meccanismo? Una banca che si veda progressivamente preclusa l’opportunità di impiegare la propria liquidità a tassi positivi o almeno non negativi deve decidere che fare per tutelare la propria redditività. Potrebbe ad esempio aumentare il proprio profilo di rischio allentando gli standard creditizi, cioè facendo credito a soggetti non particolarmente meritevoli di ottenerlo. Questo obiettivo si raggiunge anche comprando obbligazioni ad alto rendimento, quelle conosciute come “spazzatura”. Ma qui subentrano evidenti problemi di gestione del rischio, e questo è il motivo per cui è verosimile che i tassi negativi della Bce non si tradurranno in effettivo aumento di erogazione di credito.

Oppure la banca potrebbe decidere di praticare tassi negativi ai depositi della clientela partendo da quella con elevati saldi liquidi, come ad esempio gli investitori istituzionali, i fondi pensione ma anche le tesorerie aziendali. Cioè la banca sposterebbe l’onere dei tassi negativi verso i propri creditori. Ma potrebbe anche farlo verso i propri debitori, ad esempio aumentando i tassi richiesti sui prestiti. In tal caso avremmo l’effetto paradosso di aumento del costo del credito, a parità di rischiosità del debitore, proprio mentre i tassi ufficiali diminuiscono, producendo quindi un aumento del tasso d’interesse reale. Che a sua volta deprimerebbe l’economia, aggravando le condizioni di deflazione che i tassi negativi vorrebbero combattere.

Se poi, e di questo parla Minerd sul Ft, si giungesse ad applicare tassi negativi anche ai piccoli risparmiatori, questi ultimi finirebbero con l’aumentare la propria domanda di saldi monetari. In altri termini, preleverebbero le banconote dalle banche e se le terrebbero a casa o in cassetta di sicurezza. Questo fenomeno della tesaurizzazione varrebbe peraltro, su scala ovviamente proporzionale, anche per gli investitori istituzionali. In Svizzera, dove i tassi ufficiali sono da oltre un anno fortemente negativi (a meno 0,75%), alcuni fondi pensione stanno valutando di affittare forzieri ove detenere la propria liquidità sotto forma di banconote. I maliziosi già ora segnalano che dietro la critica della Bce e di Mario Draghi all’utilizzo di banconote di taglio elevato si celerebbe, più che la lotta a criminalità comune e terrorismo, il desiderio di rendere fisicamente scomoda la detenzione di banconote.

Come che sia, la tesaurizzazione di banconote, cioè l’uscita di fondi dal circuito bancario, produrrebbe l’effetto di abbattere la velocità di circolazione della moneta, che a sua volta è la determinante del livello dei prezzi. Effetto finale, in presenza di radicamento di aspettative, sarebbe l’aumento di pressioni deflazionistiche, a cui le banche centrali sarebbero costrette a rispondere verosimilmente con tassi ancor più negativi. Ecco perché i tassi negativi rischiano di essere la strada dell’inferno lastricata di buone intenzioni delle banche centrali. Tempi interessanti ma anche inquietanti.

P.S. In caso steste pensando “ma allora, basta aumentare i tassi per risolvere i problemi”, fatevela passare. Avere deflazione e disinflazione con tassi nominali in aumento produce un non meno nocivo tasso d’interesse reale positivo e crescente, e diremmo che non è il caso.

Fonte: Phastidio.net

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